lunedì, luglio 13, 2009

La morte della democrazia



L’ombra lunga del caudillo Chavezdietro Zelaya, il presidente esiliato in pigiama dopo il golpe di giugno
MARIO VARGAS LLOSA
Svegliare con le armi in pugno un presidente costituzionalmente eletto e mandarlo in esilio senza neppure dargli il tempo di togliersi il pigiama, come hanno fatto i militari honduregni nei confronti di Manuel Zelaya è un atto di barbarie politica. Ed è giusta l’energica condanna dell’aggressione arrivata dalle Nazioni Unite, dalla Oea (Organizzazione degli Stati americani) e dalla maggior parte degli Stati del mondo. Bene, stabilito il principio che interrompere una democrazia con un’azione militare non ha mai giustificazioni, occorre analizzare quanto è accaduto guardandolo più da vicino e con prudenza perché in questo colpo di stato, come nella famosa «cena delle beffe», nulla è come appare e il confine tra verità e menzogna è più scivoloso di un’anguilla. Forse più che lo stesso assalto alla residenza del capo dello Stato dell’Honduras bisogna rimproverare ai militari - e ai giudici che hanno dato loro l’ordine - d’avere, con questa aggressione, trasformato in vittima della democrazia e in poco meno di un eroe della libertà un demagogo irresponsabile come Manuel Zelaya il quale, in aperta violazione della Costituzione cui aveva giurato rispetto, stava per varare un referendum con lo scopo di farsi rieleggere: una pretesa già condannata dalla Corte Suprema e dalla Procura Generale e per la quale il Congresso dell’Honduras aveva dato inizio a un procedimento per destituire Zelaya da Capo dello Stato. Si trattava di un procedimento legittimo a difesa della democrazia, che l’intervento dei militari ha bloccato e snaturato determinando una confusione da manicomio. Al punto che niente meno che il comandante Hugo Chavez, il comandante Daniel Ortega, Evo Morales e lo stesso Raul Castro hanno subito assunto la guida della protesta nell’intero continente a difesa della legge e della democrazia, reclamando sanzioni contro l’Honduras e organizzando in Nicaragua una riunione dell’Alba (Alternativa bolivariana per le Americhe) alla quale un frastornato José Miguel Insulza, segretario generale Oea, ha dato con la sua presenza un’aura di legittimità.Se il comandante Hugo Chavez, grande destabilizzatore della democrazia latino-americana, ex-golpista e megalomane caudillo che ha trasformato il Venezuela in una piccola satrapia personale e aspira a fare altrettanto con il resto dell’America Latina, si attribuisce il ruolo di difensore dello stato di diritto honduregno, non ci troviamo solo di fronte a un’eclisse del buon senso comune, ma a un’evidente certezza: già prima di questo golpe c’era del marcio nel piccolo Paese latino-americano diventato, oggi, centro dell’attenzione del mondo. Ed effettivamente, quando si è verificato l’intervento dei militari, l’Honduras stava per cadere, dopo la Bolivia, il Nicaragua e l’Ecuador, nell’orbita di Hugo Chavez. Manuel Zelaya era l’ultima conquista del caudillo venezuelano. L’aveva plagiato, come i suoi altri vassalli in America Latina, vendendogli il petrolio a prezzi stracciati, concedendogli generosi prestiti e, soprattutto, appoggiandolo nei suoi appetiti di rielezione. Né stupido né pigro, Zelaya, vecchio damerino dell’oligarchia rurale honduregna, implicato in passato nei massacri dei contadini ed eletto presidente come candidato del partito liberale del centro-destra con un programma che prevedeva il sostegno degli investimenti stranieri e dell’impresa privata e una severa lotta alla delinquenza, improvvisamente, a metà mandato, ha avuto una conversione populista e rivoluzionaria (vale a dire chavista): ha affiliato il suo Paese all’Alba e ha iniziato a prepararsi il terreno per rendere eterno il proprio potere attraverso una riforma costituzionale, esattamente come hanno fatto Chavez e i suoi discepoli, vale a dire la feccia politica dell’America Latina. Ma, a differenza di quanto è accaduto in Paesi come Ecuador, Bolivia o Nicaragua (o, all’altra estremità dello spettro politico, la Colombia di Uribe, un presidente democratico disgraziatamente inciampato, anch’egli, nello sciagurato sport della rielezione) in cui i presidenti che miravano alla rielezione potevano contare su una base popolare che appoggiava i loro piani, in Honduras la pretesa di Zelaya è stata, sin dall’inizio, fortemente impopolare e lo ha screditato nell’intero ambiente politico. Il suo tentativo è stato respinto da tutte le istituzioni, dalla Corte Suprema di Giustizia, dal Tribunale elettorale, da tutti i partiti politici (cominciando da quello Liberale, il suo), dalla Procura Generale e dall’intera opinione pubblica. Non è stato solo un rifiuto nei confronti delle capriole ideologiche del volubile presidente: è stato, anche, una chiarissima presa di posizione della maggioranza della popolazione dell’Honduras contro la prospettiva di trasformarsi in un Paese dipendente da Hugo Chavez, vale a dire in una piccola dittatura populista, feudo del caudillo venezuelano. E’ questo il contesto in cui bisogna inserire, per poter esprimere giudizi, la situazione honduregna. Non per giustificare un intervento militare estremamente goffo servito solo a denigrare le istituzioni e un popolo che con coraggio si stavano opponendo al tentativo chiaramente antidemocratico d’un presidente senza principi, ma per non dare credito, nella convinzione di difendere la democrazia, a un’operazione che porterebbe a legittimare i progetti incostituzionali finalizzati alla rielezione e a consegnare l’Honduras nelle mani del potere chavista di Manuel Zelaya. Che fare per ricostituire la dimezzata democrazia honduregna? L’ideale sarebbe rimettere Zelaya alla presidenza, a condizione che rinunci ai suoi piani di rielezione e garantisca che il voto di novembre si svolga in modo ineccepibile sotto il controllo dell’Onu. Ma tutto ciò sembra davvero difficile dato l’incancrenirsi della situazione, come s’è potuto vedere il 5 luglio, quando il fallito tentativo di ritorno a Tegucigalpa del presidente deposto ha provocato violenti scontri e parecchi feriti. L’Honduras ha abbandonato l’Organizzazione degli Stati americani, decisione che non deve meravigliare vista la cocciuta inutilità di questa istituzione che ha, oltre tutto, l’infausta capacità di rendere inutili anche i suoi segretari generali, compresi quelli che, come José Miguel Insulza, sembravano più attivi degli altri. E, così, meno l’Oea interviene, meglio è. La mediazione del presidente del Costa Rica, Oscar Arias, premio Nobel per la Pace, è una buona idea: è uno statista rispettato e rispettabile, diplomatico capace e autentico democratico. Occorre evitare a tutti i costi che l’attuale tensione evolva in un bagno di sangue. Chavez ha minacciato un intervento militare al quale, probabilmente, darebbe manforte il Nicaragua del comandante Ortega, che il governo ha accusato di spostare truppe verso la frontiera con l’Honduras. Non è possibile verificare se le notizie in base alle quali questa frontiera è controllata, fin da prima del golpe, da commandos venezuelani e cubani - come denuncia la stampa honduregna - siano vere o si tratti di mere operazioni pubblicitarie a difesa del governo di Roberto Micheletti. Ma, visti i precedenti e il contesto politico, queste informazioni non possono neppure essere scartate a priori. La situazione instabile dell’Honduras può favorire un’insurrezione teleguidata da Caracas. Chissà che non si possano scongiurare questi pericoli anticipando le elezioni presidenziali già fissate per novembre e mettendole sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, con osservatori internazionali dell’Unione Europea e di organizzazioni politiche e a difesa dei diritti umani.

sabato, luglio 11, 2009

Voglia di andar via


Voglia di andarsene e guardare questo banano mi riporta, immancabilmente, alla mia infanzia. In Venezuela sono ovunque questi banani, come gli alberi di avocado e di mango. La vogli di fuggire è grande, di lasciare tutto ma mi rendo conto che è impossibile. Ho ricevuto molte mail in cui mi si chiede di quella famosa agenzia che ti aiuta ad andare, come una dolce eutanasia della vita passata, sempre che si tratti solo di una sparizione dettata dalla voglia di cancellare lo stress, di allontanarsi da chi ti sta facendo male e, ovviamente, nulla di illegale. Carissimi un posticino c'è, lo sanno quelli di Chance segunda. La segretezza è essenziale, è il primo passo.

mercoledì, luglio 08, 2009

Vladimiro Guadagno . Luxuria se lo vuol tagliare.



Sfoglia la margherita, Vladimiro Guadagno in arte Luxuria (nella foto). Una margherita un po’ fuori dai canoni floreali, che il candore è troppo democristiano, meglio petali fucsia o leopardati. Cambio o non cambio, mormora l’ex deputato transgender di Rifondazione. Materia del cambiamento né le gomme né l’olio né i filtri, ma il sesso. Che sarà pure questione psicologica e di come uno «si sente», ma l’anatomia dice la sua sul genere: «Non ho ancora fatto questa scelta - spiega Luxuria -, ma non l’ho esclusa. Il cambiamento di sesso è un’operazione irreversibile». Insomma, il transgender che passò dalla «Mucca Assassina» a Montecitorio fino all’«Isola dei Famosi», ancora non sa cosa sarà da grande. Anche se la testata della rivista a cui ha rilasciato l’intervista già fa capire che a prescindere dall’esito dello sfoglio della margherita, Vladi è così: «Diva e donna».

Che strano, una volta, ospite a Matrix con allora Mentana aveva detto di essere attivo e che non avrebbe mai rinunciato al suo pene. Oggi, arricchito dalla pensione a vita grazie alla sua candidatura offerta e realizzata da Bertinotti, Luxuria può mettersi la costosa operazione. Tanto gliel'abbiamo pagata noi.

Si è gia rifatto le chiappe, il seno, il naso a nostre spese, ora tocca al pisello.

martedì, luglio 07, 2009

Lascio tutto e vado via



Stufo del paese dove vivi, stufo della piatta vita che conduci, stanco di dover fare i conti. Perchè ci sono luoghi dove qualcuno vive in maniera serena pur non avendo nulla di quello che in luoghi come in Italia pare siano le cose principali? E' possibile vivere sereni quello che ci resta della nostra vita. Il passaggio c'è!

lunedì, luglio 06, 2009

Fuggire dalla realta? Si...è possibile



Se fuggi dalla realtà perchè sei stufo della tua vita e sei sempre stato un cittadino onesto, non commetti nessun reato. Il lavoro non ti soddisfa più e si somma a una vita piatta e costellata da sofferenze e noia. Una moglie egosita (o un marito), un'esistenza che non vale la pena di sprecare nemmeno se sei ricco, figurati, poi, se hai anche problemi economici. Ma chi me lo fa fare di stare qui? A quale pro? Quando sarò morto tutto si esaurirà con un paio di lacrime. Giovanni (nome inventato) come Luigi (nome inventato) come Alessandra (nome inventato) pensano proprio questo. Centinaia di persone hanno contattato 'chancesegunda', così mi riferiscono, e chissà se almeno il 20% riuscirà a coronare il sogno. Se avrà il coraggio di andare fino in fondo. Il pezzo che ha scatenato l'interesse di molti è questo...linkalo

21 dicembre 2012 - La fine del mondo è vicina -



Secondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta), terminerà il 21 - 12 - 2012. Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali.
Secondo vari ricercatori, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta.
La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici,
Le profezie che riguardano la fine dell’umanità sono innumerevoli: c’è chi prevede fiamme e fuoco dal cielo, chi terremoti e catastrofi naturali, chi l'impatto di un meteorite, chi parla di guerre nucleari a cui la razza umana non sopravvivrà o quantomeno solo pochi meritevoli o “risvegliati”.
Ciò che colpisce i lettori non sono le differenze tra le varie profezie,
bensì le somiglianze. Avviene a volte infatti, che autori diversi, senza sapere nulla l’uno dell’altro appartenuti a epoche storiche diverse descrivano scene simili.
I profeti erano considerati dei viaggiatori nel tempo, riuscivano ad andare avanti e dare uno sguardo a quello che sarebbe stato il destino
(o uno dei probabili destini) della storia umana.
Diverse profezie divenute famose descrivono una sorta di catastrofe che si abbatterà
sul pianeta e sarà preannunciata da tre giorni di buio su tutta la terra...

domenica, luglio 05, 2009

Il sesso (a tavola) è servito!



Il cibo batte il sesso, ecco i veri piaceri degli uomini
Secondo un recente studio, condotto in Australia e che ha coinvolto ben diecimila maschietti, gli uomini preferiscono di gran lunga il cibo al sesso. Sarà vero?
Che il cibo e il sesso siano i due più grandi piaceri della vita, è inutile ricordarlo, ma che le primizie della tavola possano essere preferite all’erotismo più bollente, questa suona assolutamente nuova.
E’ stato condotto uno studio in Australia, che ha coinvolto ben diecimila maschietti, i quali si sono sottoposti ad un curioso test, intitolato quoziente del piacere. Lo scopo è stato stabilire una scala di preferenze di quelli che sono gli stimoli più frequenti e intensi, ricevuti quotidianamente dagli uomini.
Sorpresa delle sorprese, al primo posto si colloca il cibo e soltanto al quarto il sesso, seguito dalla realizzazione personale e poi ancora dalla tranquillità. Lo psicologo David Haynes ha commentato così i risultati, pubblicati sul sito Asylum.com: “Da una prospettiva freudiana, sarebbe giudicata come una regressione dell'uomo all'infanzia e i ragazzi sono di fatto dei bambini, curati dalle loro mogli/madri”.
Non si preoccupino gli italiani in merito, lo stesso test ancora non è stato verificato nel nostro paese, considerato da molti patria dei latin lover. Nella peggiore delle ipotesi non disperino invece le donne, in fondo se non stimolato con il sesso, l’uomo può sempre essere preso per la gola…

lunedì, giugno 29, 2009

Tutti nudi appassionatamente. Ecco come (ti) ottengo i favori. Altro che Berlusconi. Guarda la sinistra.





No, non è finita. Lo schifo della sanità regionale, anzi delle sanità regionali, non ha limte. Chi credeva di aver provato il massimo del disgusto con i racconti (tutti da provare) dell'imprenditore abruzzese Vincenzo Maria Angelini che spiegava di aver portato sacchi di soldi direttamente a casa dell'allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco, ebbene chi credeva di aver avvertito conati di vomito si rassegni: deve arrivare dell'altro. Questa volta da Bari, Puglia. Una Regione che già era stata travolta da un'inchiesta giudiziaria quando era a guida centrodestra e che adesso nel mare all'orizzonte vede gonfiare un nuovo tsunami penale. Si parla anche di nuovi arresti, forse in arrivo dopo il G8.
Quel che è certo, tuttavia, è il contorno, la cornice di questo nuovo scandalo. Mentre i pm puntano la loro attenzione su un mega-appalto di forniture per capire se siano state pagate tangenti a vario titolo, appare ormai conclamato che un nuovo sistema. Il sistema Tarantini, dal nome del rampollo di una famiglia pugliese che ha ereditato un'azienda di protesi sanitarie (il parlamentare del Pdl che ha portato questo signore da Berlusconi farebbe bene ad autoespellersi dalla politica). Stavolta però c'è un nuovo risvolto: le donne. Venivano usate per compiacere i politici locali, era stata presa anche una garconierre in pieno centro a Bari così assessori e consiglieri regionali potevano andare a fare sesso quando ne avevano voglia (tutti di sinistra, e poi fanno la morale al Cavaliere).
Tanto poi passava Tarantini. Anche queste, è bene chiarirlo, sono accuse tutte da dimostrare e l'imprenditore pugliese ha smentito tutto. O quasi, perché ha confermato invece che si accompagnava spesso a belle ragazze per fare bella figura. Tuttavia quella che sembra manifestarsi è una nuova ipotesi di reato forse più grave delle precedenti al punto che il Parlamento dovrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di aggiornare il codice: la corruzione femminea. No, via le ipocrisie. Siamo alla corruzione pompinara, corruzione per via orale, corruzione per via vaginale. Eh sì, è cruda ma è così. Inutile usare giri di parole, di questo stiamo parlando. Il letamaio che appare essere la sanità pugliese aveva anche queste caratteristiche.
Ci sarebbe da sganasciarsi per queste storie che neanche Boccaccio poteva immaginare. Invece da divertirsi ce n'è ben poco. Perché si parla di sanità, della salute degli italiani. Dei nostri soldi che dovrebbero essere destinati agli ospedali, alle cure, agli ammalati. Sia chiaro, quel che succede a Bari non è da confinare solo ai limiti del Tavoliere. Succede in tutta Italia. Succedeva in Abruzzo, ma anche nel Lazio, in Campania, in Lombardia. Attraversa destra e sinistra con giunte che si alternano senza cambiare metodi e mezzi. Al contrario. Perché? La sanità è il nuovo oro pubblico. Una documentatissima inchiesta dell'Espresso di quasi un anno fa indicava in 100 miliardi di euro il volume d'affari del business sulla salute.
La metà dei quali va direttamente nelle tasche dei privati. Cash. Tutto per effetto della riforma Bindi varata ormai dieci anni fa che incaricava la politica di scegliere i manager. L'intento era quello di responsabilizzare i governatori che così avrebbero pagato elettoralmente in caso di malagestione. Gli effetti non sono stati quelli. Il risultato dopo due lustri è che i manager degli ospedali sono tutti lottizzati, la politica comanda, i costi lievitano, la corruzione dilaga. La sinistra preferisce occuparsi di Patrizia D'Addario e le sue serata con Berlusconi e non di questo che è il fulcro della vicenda. La sanità laziale, al termine dell'esperienza di governo Storace (che eredita un buco già spaventoso), si ritrova un debito di 3,4 miliardi. Poi scattano gli arresti, una settantina, al centro di tutto Lady Asl, l'imprenditrice Anna Iannuzzi che rivela imbrogli e mazzette in particolare all'Asl Roma C.
Arriva Piero Marrazzo, tutto cambia e tutto resta uguale. Per un appalto informatico alla Roma C, sempre quella, partono le mazzette e poco dopo pure le manette. Andiamo in Campania e qui il deficit è di 4,6 miliardi, due volte e più la voragine provocata dalla putrita vergogna dell'emergenza monnezza senza mai che sia stato sostituito un manager per manifesta incapacità. Mai. E poi c'è la Calabria, la Lombardia, il Piemonte. Ma la politica preferisce guardare dal buco della serratura.
Il Tempo

sabato, giugno 27, 2009

Mario Verdone...caro papà



Caro Carlo,

quando muore padre è sempre una cosa molto triste. Lo è ancora di più se è stato un vero padre. Figura importantissima nella vita di una persona. Il padre, il simbolo della giustizia, il riferimento e l'amore. Importantissimo, esattamente come la mamma. Quando è morto il mio, improvvisiamente, ho sentito che il cordone era rotto. Grande Carlo, sei così, oggi, anche grazie a lui. Un abbraccio.

Cosmo de La Fuente

«Allora professore si ricorda come andò?»Il professore ha 92 anni e mi fa: «So’ solo un po’ sordo ma ancora ricordo bene. La storia fu questa. Andò che gli feci la prima domanda» attacca il professore. «E lui niente... non mi rispose ». Quel giorno gli esami si svolsero in una sala dove c’erano molti studenti che attendevano il loro turno d’interrogazione. «Allora mi dica questo... e lui di nuovo niente!». L’interrogato faceva scena muta. La materia trattava di cinema e l’aveva introdotta il professore stesso per la prima volta nell’università italiana. A quel punto il docente prese la sua decisione: «Guardi» gli dissi, «è meglio che torni ad ottobre. A quel punto lui ha fatto: “Papà, ma mi bocci?”. Ed io: “Mi dia del lei. Ora vada”. E si alzò! E con lui so’ andati via tutti gli studenti perché hanno pensato “se boccia il figlio boccerà pure noi”. E così rimasi solo nella stanza».
Chi ricorda l’episodio è Mario Verdone, professore emerito di Storia e critica del cinema. E lo studente bocciato è il figlio Carlo Verdone. Erano gli anni Settanta. E così andò l’esame di Carlo Verdone, di colui che un giorno sarebbe diventato uno dei più bravi attori del cinema italiano. Da tutti definito come l’erede di Alberto Sordi. Ma figlio del professore universitario Mario Verdone, padre incorruttibile. Già perché la sera prima dell’esame, il giovane Carlo disse al padre: «Papà, mi raccomando: Bergman e Fellini». Implacabile il padre-professore-integerrimo lo interrogò su un autore tedesco. E lo mandò via. Non precisamente quel che accade nel mondo di “Parentopoli” dove i padri adottano accademicamente i figli per tutta la vita. Mettendoseli accanto, nello stesso dipartimento, nella stanza a fianco alla propria, oppure nello stesso corridoio o addirittura col telefono sulla loro stessa scrivania. Il professore Mario Verdone l’unico posto dove si metteva accanto il figlio era al cinema. Quando Carlo era un bambino andavano a vedere i film con Jerry Lewis. Entrambi amavano anche quelli western. «Al momento di una sparatoria, mio padre – racconta Carlo Verdone – si alzava sempre e iniziava a sparare. Dopo due volte, cambiai posto. Lui cercava di comunicarmi qualcosa, ma “nun ce capivo nulla!”».
Professore lei cosa ne pensa di “Parentopoli”? «È deplorevole. Ma non ci sono solo i professori. Accade anche nel Parlamento. È una maniera scorretta che io non approvo». Ma poi come andò a finire l’esame di suo figlio? «Finì che ad ottobre gli feci fare l’esame da un’altra professoressa. La signora Evelina Tarroni. Lei fu soddisfatta e lo promosse. Io mi misi da parte perché mi seccava di tornare sull’argomento. E quel giorno non mi presentai in università». E quando vi rivedeste la sera a casa?«La prima volta dopo la bocciatura riconobbe che a quelle domande non aveva risposto. La seconda volta, ormai vittorioso, mi disse: “Sai papà, sono stato promosso”. Bene, son contento, gli risposi. Si vede che ti sei preparato bene stavolta». Ma come mai disse a Carlo mi dia del “lei”? «Così per mettere delle distanze. Non è che io so’ padre e ti dico vieni e ti do diciotto. No, mi dia del “lei”: una distanza. Non si può fare tutto in amicizia».
Nino Luca(dal libro «Parentopoli - Quando l'università è affare di famiglia»)

venerdì, giugno 26, 2009

Michael Jackson: meglio ai tempi dei Jackson 5



Roma, 26 giu. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il desiderio irrefrenabile di apparire un eterno ragazzo, l'indiscusso Peter Pan della musica pop. Ad uccidere Michael Jackson, stroncato da un infarto all'eta' di 50 anni, anche la sua dipendenza dalla chirurgia plastica: un ricorso continuo ai ritocchi che ne ha completamente modificato la fisionomia, fino a mutarne addirittura il colore della pelle. "Sottoporsi continuamente ad interventi, varcare ripetutamente le porte della sala operatoria - conferma all'ADNKRONOS SALUTE Antonio Rebuzzi, docente di cardiologia all'universita' Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli di Roma - finisce infatti, complici le molteplici anestesie, per danneggiare il cuore".
Anche perche' "un intervento di chirurgia plastica e' un'operazione a tutti gli effetti, che a volte puo' produrre anche conseguenze gravi, ad esempio dando luogo ad embolia polmonare". Nel caso del re del pop, poi, i ritocchi erano da anni sistematici, "ed e' facile che il cuore ne abbia risentito". Provato, probabilmente, anche dal continuo ricorso ai farmaci: Jacko, a detta di chi gli stava accanto, sembrava averne sviluppato una vera e propria dipendenza.
Tra i medicinali che sembrava consumare a man bassa, gli antinfiammatori con cui metteva a tacere i dolori che lo affliggevano, soprattutto il mal di schiena degli ultimi tempi. "Ed e' noto - sottolinea Rebuzzi - che alcuni di questi farmaci inducono un aumento della pressione arteriosa", un nemico giurato del cuore.

giovedì, giugno 25, 2009

Farrah Fawcett addio


O’Neal ha sposato Farrah Fawcett morente
Come in «Love Story», dove la protagonista è affetta da leucemia.
Addio angelo.

martedì, giugno 23, 2009

Sesso e politica



Quanto parlare si fa del sesso in politica, come del sesso nel mondo dello spettacolo. Il potere della vagina viene eguagliato a quello dell'ano e tutti riescono, in un modo o in un altro, ad ottenere passaggi televisivi, partecipazioni a manifestazioni canore come il festival di Sanremo, posti di lavoro e posti in politica.

Clicca e leggi gli articoli di Cosmo








lunedì, giugno 22, 2009

I dittatori si aiutano a vicenda



Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha chiesto al mondo "rispetto" per l'Iran ed ha denunciato l'esistenza di forze che hanno interesse "a minare la fortezza della rivoluzione iraniana". Nella sua trasmissione settimanale 'Alò Presidente', il capo dello stato venezuelano ieri sera si è nuovamente schierato al fianco del suo alleato Mahdmud Ahmadinejad, riconfermato nelle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno. "C'è chi sta cercando di infangare il trionfo di Ahmadinejad e di indebolire così il governo e la rivoluzione islamica ma non riusciranno nel loro intento", ha ammonito Chavez. (L'Unione Sarda).

Chi aiutera la 'libertà' che sta soccombendo in entrambi i paesi?

giovedì, giugno 18, 2009

Michelle Hunziker fa fuori la Belen Rodriguez. Tan hermosa la Belen, besitos para ti.


La bellissima e impareggiabile Belen Rodriguez è stata messa alla porta dall'altrettanto bella, ma più matura, Michelle Hunziker. Ma che brutta figura per l'ex moglie di Ramazzotti che si schiera, a parole, dalla parte delle donne, purchè siano vecchie e racchie. Belen rappresentava una concorrente tropppo importante per lei. Bellissima, giovanissima, sa cantare, sa ballare, è simpatica, insomma...pericoli in vista. Neanche che le avessero proposto la conduzione di 'striscia'...o no...forse gliel'hanno proposto? Michelle ha già fatto una brutta figura quando, in discorsi vallettopolistici, aveva incolpato Marco Predolin per alcune foto che li ritraeva insieme quando lei era diciassettenne. Come se Predolin, allora famoso, avesse avuto interesse a farsi fotrografare da una sconosciuta in erba. In realtà era stata proprio lei a chiedere quelle foto. Ma, bando alle chiacchiere... Michelle è bella... Ma la Rodriguez....
Hola Belen..un saludote, tan guapa ella.
CdF

Feste e sesso politica. L'amore di Chantall oggi è all'opposizione



Aveva fatto molto rumore questo articolo. Oggi Chantall rivela: - il membro che amavo oggi è all'opposizione- Si parla di feste e di donne, ma quelle che organizzavano con me non erano proprio feste ma vere e proprie orge.
Guarda il link di riferimento e arriverai all'articoli iniziale.

mercoledì, giugno 17, 2009

italiani!! Con origini del Congo. Loro possono passeggiare nei parchi?


Sono alcuni amici che hanno festeggiato il diciottesimo compleanno del loro amico. Sono tutti italiani, parlano italiano, mangiano italiano, sono nati a Torino e frequentano scuole italiane. La lega propone il divieto di passeggiare nei parchi ai stranieri...E' possibile? Non ci credo. Nemmeno questi ragazzi potrebbero? Siamo diventati tutti matti. Propongo di non andarci nessuno nei parchi, nessuno...Che squallore.

martedì, giugno 16, 2009

Vuoi sparire? Esiste un’agenzia che se ne occupa. Incredibile ma vero! Loro lo chiamano -il sogno-


Il sogno di vivere altrove, di avere una seconda chance di vita, la certezza di sparire e non lasciare alcuna traccia dietro di sé.
Un piccolo appartamento, magari di soli 40mq o una villettina con un giardino tropicale e un patio, un posto di lavoro e tanta, tanta voglia di libertà nel cuore. Sparire per sempre senza lasciare tracce e se i parenti ti cercano attraverso ‘Chi l’ha visto’ o similari non riusciranno mai a trovarti. Oggi tutto questo è possibile grazie ad un’agenzia italo-spagnola che non appare da nessuna parte, che non si pubblicizza in nessun modo ma vive del passaparola, sennò che segreto sarebbe? Se anche voi avete bisogno di sparire, da una moglie ossessiva (o da un marito), da una vita fatta di stress e problemi, da un clima orribile, quest’opportunità vi farà gola. La località, non si sa bene se Venezuela, S.to Domingo o Puerto Rico, se isola o continente, è certamente una di quelle da sogno. Sono riuscito ad entrare in contatto con uno degli organizzatori, che chiamerò, per comodità Pedro, che ha risposto alle mie domande senza, però, prima sottopormi a uno strano rito di giuramenti e parole date. Un’organizzazione di tutto rispetto, legale e che ti consegna la chiave dei tuoi sogni. Devi solo fare la prima mossa. L’unica pubblicità, senza mai apparire il nome o il recapito di questa agenzia, è quella della foto e, siccome ho promesso, non scriverò l’email, che, comunque, trovate nell’immagine. Che bello sarebbe fuggire in questo modo, chissà che non lo faccia anch’io, tra un paio di anni magari, aspetto che mia figlia sia grandicella.
Il coraggio? Lo trovo…lo trovo.
Cosmo: Ciao Pedro, grazie di avermi permesso di conocerti.
Pedro: beh, sai bene quante prove hai superato prima di riuscirci
Cosmo: so che non hai esagerato, ma, in modo che chi ci legge sappia il perché, vuoi dire qualcosa?
Pedro: chi si rivolge a noi ha già dovuto faticare parecchio, non facciamo pubblicità perché, se lo facessimo, verrebbe meno lo scopo della nostra segretezza. Ci prendiamo cura di chi vuol sparire.
Cosmo: sparire nel senso di vivere altrove?
Pedro: certo! Vivere altrove, qualcuno ha addirittura lasciato che i parenti, mai troppo diretti, pensassero che lui era passato a miglior vita.
Cosmo: si tratta sempre di persone singole o succede che spariscano anche coppie o famiglie.
Pedro: famiglie non mi è mai successo. Coppie si, anche se poche. Su 39 ‘sparizioni’ soltanto tre erano coppie, tutti gli altri singoli al 88% e singole la percentuale restante.
Cosmo: quindi sono di più gli uomini a sparire.
Pedro: si, è l’uomo, soprattutto dai 50 in su, che a un certo punto non sopporta più la routine della propria vita.
Cosmo: si tratta di persone senza alcun problema con la legge ?
Pedro: certamente! Prima di prenderci cura di chiunque verifichiamo che non ci siano carichi sospesi e che si tratti di delinquenti e tipi del genere. Quello che facciamo è pulito, viviamo nella segretezza solo perché la privacy e l’irrintracciabilità dei nostri clienti è di primaria importanza.
Cosmo: vi è capitato anche qualche tipo strano?
Pedro: no! Come ti ho detto si arriva a noi difficilmente. Non rispondiamo a tutti coloro che ci scrivono nemmeno. Dobbiamo essere sicuri di chi accompagniamo nel ‘sogno’.
Cosmo: sogno?
Pedro: si il sogno di sparire. Il sogno di avere una seconda opportunità di vita, magari da persone semplici gustandosi quel che resta della propria vita, a prescindere dall’età.
Cosmo: cosa fate esattamente?
Pedro: dopo aver verificato che ci troviamo di fronte a una persona ‘giusta’ la classifichiamo con la lettera (P), come promossa. Promossa ad essere incontrata da un collaboratore della nostra micro organizzazione. Se la persona supera questa fase, comincia il periodo di preparazione alla ‘fuga dalla routine’. Verrà informata di dove andrà, che lavoro potrà fare (se desidera lavorare), come vivrà. A questo punto ci possono essere delle defezioni e, di certo, non capita mai che qualcuno che abbiamo incontrato abbia raccontato del incontro avuto con noi. Non l’ha mai fatto perché, nel momento dell’incontro, ci scambiamo un metodo (segreto) di sicurezza reciproca che non ci permetterà mai di raccontare da nessuna delle due parti. E’ complicato da spiegare senza ‘dire’ ma è così.
Cosmo: ovviamente non posso sapere esattamente ma credo di aver capito. Restate in contatto con la persona che accompagnate ‘fuori’?
Pedro: soltanto i primi sei mesi e dopo loro dovranno arrangiarsi da soli. Il 99% dei casi continuano a stare dove sono e vivono in serenità. Bisogna tener conto che prima di arrivare dove sono hanno superato tutti i test, quindi si tratta di persone super motivate. Non ci muoviamo per chiunque. Le richieste che ci arrivano sono circa 50 alla settimana da almeno un anno, noi abbiamo portato a termine soltanto 39 casi.
Cosmo: che bello! Sai io sono italo venezuelano e sogno spesso di sparire in questo modo. Se dovessi decidere potrei rivolgermi a te?
Pedro: beh, da noi non esistono raccomandazioni, dovrai superare tutti i test e poi si vedrà. Se non ne sei convinto, veramente, non ci provare nemmeno!
Cosmo: quanto costa?
Pedro: no comment. I sogni non hanno prezzo. Peccato che restino solo sogni e mai realtà.
Articolo di Cosmo de La Fuente
Prelevabile citando l’autore

lunedì, giugno 15, 2009

Chavez spia tutti dal satellite. Il mio cuore è per il popolo, ma lui è solo un falso socialista. Liberateci dal mostro.


Il grande fratello venezuelano. Liberateci da Chavez.

Mario Vargas LLosa su 'La Stampa' scrive:

"Ho paura di Chavez,mi guarda dal satellite"

Nei quartieri poveri di Caracas nessuno osa votare contro il presidente. I sindacati, unici a fare resistenza contro l'ondata autoritaria.

Il convegno su Libertà e Democrazia tenutosi a Caracas il 28 e 29 maggio che sarebbe rimasto ignoto al grande pubblico e confinato in un ristretto ambito di intellettuali, si è trasformato, grazie al governo del presidente Chavez, in un evento di portata internazionale. Meno male: molte persone hanno potuto, così, rendersi conto dei soprusi che si commettono ogni giorno - qui, nella terra di Bolivar - contro le libertà civili ed essere informati del coraggio dimostrato da tanti venezuelani nell’opporsi al progetto statalista e totalitario che vuole tramutare questo paese in una seconda Cuba. Un governo anacronisticoIn un centinaio tra scrittori, intellettuali, politici e giornalisti siamo stati a Caracas per celebrare i 25 anni del Cedice, un istituto che si propone di difendere la cultura democratica e la libera economia e che, nonostante gli attacchi di cui è stato ed è vittima, continua a promuovere le idee liberali pur nell’ossessiva campagna centralista e collettivista condotta da uno dei governi più anacronistici del mondo occidentale. È vero che il Venezuela non è ancora Cuba visto che restano spazi per l’impresa privata e la libertà di stampa (anche se, via via, stanno restringendosi). Sia gli imprenditori privati sia i giornali indipendenti lavorano sottoposti a vessazioni e a minacce e sotto la spada di Damocle della confisca, dell’esproprio e della chiusura. E, nonostante le denunce, le multe e le trappole di carattere amministrativo che li strangolano, è ammirevole vedere con quale schiena dritta affrontino questa lotta. La battaglia di GlobovisionIl giorno dell’inaugurazione del convegno si celebravano i due anni dalla chiusura di Radio Caracas Television al termine dell’epica battaglia per la sopravvivenza sostenuta dal suo proprietario, Marcel Granier, e dalle centinaia di giornalisti e di altri lavoratori. Oggi l’obiettivo del regime è rappresentato dall’ultimo canale indipendente in cui l’opposizione può esporre le proprie idee: Globovision. Stanno preparando il terreno con un’offensiva di calunnie e di deliranti accuse contro questa rete e il suo proprietario, Guillermo Zuloaga, la cui casa è stata perquisita dalla polizia pochi giorni fa e nei confronti del quale il governo di Chavez ha appena aperto un’inchiesta per ipotetici traffici illegali: una colossale panzana prima di sferrare il colpo finale a una rete televisiva che lotta per essere libera in un paese in cui la libertà si sta spegnendo giorno dopo giorno come la fiammella d’una candela. Proprio com’era accaduto per Radio Caracas Television, i quattrocento giornalisti e dipendenti di Globovision hanno serrato le fila in difesa del loro posto di lavoro e della loro dignità. Qual è la reale popolarità di cui gode Hugo Chavez? La politica del rullo compressore In una delle relazioni più importanti dell’intero convegno, Maria Corina Machado, fondatrice del movimento «Sùmate», ha dimostrato, con documenti inconfutabili, che il regime di Chavez, sotto la sua patina chiassosa e caotica, utilizza un rullo compressore intelligente e implacabile per intimidire ed estorcere voti soprattutto agli impiegati pubblici, ai pensionati, agli operai e ai precari offrendo sicurezza di lavoro in cambio di appoggio politico e facendo credere di controllare ogni loro movimento e ogni loro parola e che, quindi, se non seguiranno in toto le direttive imposte, la rappresaglia del governo s’abbatterà su essi come una ghigliottina privandoli del posto, del salario o della pensione. La relatrice ha raccontato che, in uno dei quartieri più poveri di Caracas, i cittadini le hanno confessato che non osavano votare contro Chavez perché un «satellite» li controllava persino all’interno della cabina elettorale. L’offensiva contro il settore dell’economia privata è terribile. Per un terzo è già finita nelle mani dello Stato. Due milioni di ettari sono stati sottratti ai proprietari per essere trasformati - con un termine ripreso dalla dittatura militare peruviana del generale Velasco Alvarado - in imprese di «proprietà sociale». E, allo stesso modo, è avvenuta la statalizzazione - in base a qualche pretesto o senza pretesto alcuno con un semplice atto di prepotenza - delle imprese elettriche, della maggior parte di quelle che si occupano di telecomunicazioni, dei cementifici, di tutte le aziende di servizio legate al petrolio, di quelle siderurgiche e di innumerevoli piccole e medie imprese di vario genere. Nel settore finanziario il Banco di Santander è stato il primo a cadere vittima della statalizzazione.La forza dello scioperoÈ vero, si tengono ancora le elezioni, ma si tratta d’una «operazione di pubbliche relazioni» perché il governo ignora i risultati e annienta o persegue gli eletti dell’opposizione. È il campo sindacale quello in cui l’autoritarismo di Chavez ha trovato maggior resistenza ai propri appetiti d’egemonia. I lavoratori venezuelani non si lasciano ingannare o intimorire. Nel tentativo di sostituire la Centrale dei Lavoratori del Venezuela (Ctv) affiliata alla Oit (Organizzazione Internazionale dei Lavoratori) Chavez ha costituito l’Unione Bolivariana dei Lavoratori, sindacato che, nonostante il dichiarato appoggio del regime - o, forse, proprio per questo - non riscuote successo e non solo manca di legittimità, ma anche di iscritti. Quasi tutti gli sforzi del governo e degli uomini del regime di conquistare i sindacati si sono rivelati un fallimento saldandosi, a volte, con violenze di piazza e omicidi. In realtà non sono esclusivamente gli imprenditori a guidare la lotta contro le statalizzazioni, ma gli stessi operai - il numero di scioperi in Venezuela è, probabilmente, il più alto di tutta l’America del Sud - consapevoli che, una volta fagocitati dal settore pubblico, i loro luoghi di lavoro non solo sarebbero ostaggio dell’inefficienza e della corruzione, ma anche della politicizzazione che premia i servi e chi china la testa e penalizza chi è indipendente e chi si avvale del diritto di critica. Una delle sessioni più emozionanti del convegno è stata quella in cui i giovani sindaci di Chacao, Sucre e Baruta - e, prima, quello di Caracas - hanno spiegato come riescano, nonostante i miseri fondi che il governo dà loro per punirli d’essere all’opposizione, a fare opere pubbliche, lavorare con la popolazione per ridurre la delinquenza e il consumo di droghe, migliorare la scuola e promuovere l’educazione civica e la cultura democratica dei cittadini. La lucidità dei visionari Come non nutrire speranze in un paese in cui tutte le università, private e pubbliche, rifiutano il progetto totalitario e in cui gli studenti sono in prima fila nelle manifestazioni contro le pretese di Chavez di trasformare il Venezuela in una società oscurantista e dittatoriale come Cuba e la Corea del Nord? Sono stati loro il motore della mobilitazione che ha portato Chavez alla sconfitta nel plebiscito. E che dire degli intellettuali, degli artisti, degli scrittori? La rivoluzione chavista è la prima nella storia a nascere orfana di idee e di princìpi e ha dovuto accontentarsi solo di slogan, ritornelli e luoghi comuni perché, nelle sue fila, c’erano agitatori, ma non pensatori e scrittori degni di questo nome. Rivoluzioni come la russa o la cinese o la cubana hanno calamitato, nei primi anni, l’idealismo e la fantasia di grandi creativi che, ingenui, le hanno ammantate di bellezza e di prestigio: dopo hanno pagato a caro prezzo l’errore finendo nei gulag o rimanendo vittime della «rivoluzione culturale» o essendo costretti all’esilio. Ma in Venezuela, salvo eccezioni che si contano sulle dita d’una mano, la classe degli intellettuali ha mostrato, sin dai primi momenti, di possedere una lucidità visionaria dei rischi che sono in gioco e da allora, con tutte le ovvie sfumature, non ha potuto essere reclutata (vale a dire, castrata) dal regime: è lì, pulita e dritta, pronta a combattere, un esempio per i suoi colleghi del resto del mondo. Nei cinque giorni che ho trascorso in Venezuela mi sono sentito vivo come nella migliore stagione della mia adolescenza. Ora lo sono ancora di più, per la straordinaria lezione di nobiltà che tutti noi partecipanti al convegno abbiamo ricevuto da tante venezuelane e venezuelani indomabili.
Mario Vargas Llosa


Controlla il telefono, controlla il voto.

Non possiamo accettare questo, il mondo deve, a questo punto, intromettersi. E' questione di diritti umani. Non c'è libertà di pensiero, non c'è libertà di parola, ci lavano il cervello. Non possiamo accettare. L'America non fa niente perhè Chavez gli serve. E' uno schifo.

CdF

domenica, giugno 14, 2009

Ahmadinejad vince nella tensione


Si denunciano brogli, l'avversario viene arrestato, i sostenitori dell'avversario muoiono. Non vi ricorda un po' il sistema chavista venezuelano? Proprio come il suo amico Hugo...tutto uguale. Brogli, arresto dell'oppositore e, infine, massacro dei sostenitori dell'altra parte. Chissà se anche in Iran esiste il capta huellas per vedere chi vota dall'altra parte. Ha oscurato facebook, e sicuramente vieterà la coca cola.

sabato, giugno 13, 2009

La figlia di Cher cambia sesso


L’attrice Chastity Bono, figlia della cantante icona gay, Cher e Sonny Bono, ha deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico per cambiare sesso. L’attrice che ha oggi 40 anni, da sempre ha avuto un rapporto conflittuale anche con la sua omosessualità, dopo l’outing nel 1990. La stessa madre Cher, nota icona degli omosessuali, (bisognerebbe pensarci a scegliere bene le icone), non aveva preso bene la cosa ma Chastity andò per la sua strada, diventando una militante GLBT sotto l’egida della Gay and Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD) e guadagnandosi copertine da Out e The Advocate. A dare l’annuncio del cambio di sesso dell’attrice, il suo agente Howard Bragman: «La sua scelta di cambiare aprirà i cuori e gli spiriti delle gente sull’argomento».
L'importante è che Chastity sia felice.

Gheddafi: preghiera e, forse, un malore. Ritardo ingiustificato per Fini.



Roma Divise, kaftani, jalabie, poi i cammelli, le amazzoni e gli anelli d’oro con la testa di leone. Il Colonello, quando c’è, non è un tipo che passa inosservato. Ma spesso si nota di più anche quando non c’è, come alla Camera, dove per mezzo pomeriggio la sua poltrona nella Sala della Lupa resta vuota senza spiegazioni.
Da altre voci pare, invece, che fosse impegnato nella preghiera del venerdì.
Ritardo ingiustificato e Fini annulla tutto.

venerdì, giugno 12, 2009

Raccomandazioni e scandali. Berlusconi, Bossi, Di Pietro: non solo ‘papi’ nel mondo dello spettacolo. Ma cosa c’è dietro ai sexy provini?


Berlusconi, Fini, Bossi, Di Pietro, sono alcuni dei nomi importanti di oggi. Negli anni ottanta i nomi che si facevano, invece, per farsi raccomandare erano: De Mita, Craxi, Bodrato, ecc. ecc. . Occorreva avere questo tipo di ‘unguenti’ per poter accedere ad esempio al Festival di Sanremo, cosa che risultava difficile se non avevi un contatto diretto anche con il patron dell’epoca, di cui, si raccontano molte cose nell’ambiente. Nessuno si stupiva se il marito di qualche celebre cantante arrivava con valigette piene di soldi. Ma questo non ti toccava più di tanto, ti stupiva però che alcuni presentatori e autori di trasmissioni tv importanti avessero una sorta di listino per far partecipare cantanti in erba alle loro trasmissioni. Tutto cambiava se si trattava di belle ragazze, quelle avevano un discografico vecchiotto alle spalle o un produttore in putrefazione che le portava in giro per l’Italia e riuscivano a raggiungere posti di rilievo in manifestazioni canori e trasmissioni tv del sabato e della domenica, quelle più importanti. Quest’andazzo spettacolo politico non deve essere cambiato molto se ancora oggi si parla sempre di incontri e festini privati per poter accedere. Peccato che per i maschi sia cosa diversa perché se non incappano in personaggi importanti, maschi e femmine, amanti del maschio e non scendi a compromessi fin troppo chiari, nulla può accadere. Devi anche darti da fare e parecchi dei più importanti nomi della musica italiana sono passati da queste cose, tanto che ex mogli ed ex compagni di viaggio si sono persino cimentati in minacce pubbliche e cose del genere. Quello della musica è un dorato mondo sporco. A nulla è servito, nel mio caso, l’aver portato il ‘meneaito’ in Italia ed essere stato tra i primi a proporre la musica latina di ‘Maria Isabel’, ‘Baile Tropical’, ‘Tormento de amor’. Buone vendite e discografici che incassano, per l’artista che vuol essere puro non ci sono chances. La tua canzone è bella ed è canticchiata, tutto qui. Se parliamo di cinema è quello, come nel caso dei miei amici napoletani che devono subire i luoghi comuni e farsi carico dell’appellativo ‘terroni’ per tutto il sud, così il cinema e i registi sono vittime della convinzione che la corruzione e la porcheria sia tutta nel loro lavoro. Nulla di più sbagliato. Ho continuato a cantare per il gusto di farlo e perché così è iniziata la mia carriera, ma ho dovuto ben presto spolverare i miei titoli di accademia d’arte drammatica per poter lavorare. La laurea non mi è servita granchè, ma il titolo dell’accademia poteva aprirmi qualche porta. Dai doppiaggi presto sono entrato nel mondo del cinema e delle fiction, sicuramente difficilissimo, ma, se ha un briciolo di talento e un po’ di studio, c’è sempre qualche regista pronto ad accettarti nel suo cast se rispondi alle sue esigenze professionali. Che ci siano ragazze pronte a tutto per il cinema e che ci sia qualche regista maiale è cosa risaputa, ma, in questo caso, meno diffuso del mondo delle sette note e di quello tv legato alla musica. Le raccomandazioni sono parte integrante dei passaggi tv per un artista, e non parlo di Mediaset, la cosa è ampiamente diffusa in Rai, mentre il cinema è qualcosa di diverso. La mia esperienza, legata al cinema e alla fiction tv è stata positiva e non posso far a meno di ringraziare tutti e, tra i miei ultimi lavori, Amurri e Sollima. Professionisti veri secondo me. Il cinema è Chiesa a confronto.
Se vi fa piacere potete leggere alcuni pezzi che ho scritto, che riguardano proprio questi argomenti.
Se vuoi saperne di più e siccome i giornali censurano un po’ questi discorsi ecco un iter che potrai seguire per avere delucidazioni in merito. Per altre informazioni piccanti che, ahimé, non possono essere qui pubblicate, scivete alla mia email, chissà che non si possa parlare veramente e che il pubblico sappia la verità.

Chavez: la coca 0 calorie fa male, la cocaina, invece, fa bene. Ogni mattina un po'...dice lui! Che razza di presidente abbiamo?


Al bando la Coca Cola Zero. In Venezuela il governo di Hugo Chavez ha ordinato di mettere «fuori circolazione» nel paese la bevanda, sostenendo, senza precisare le ragioni, che la bevanda a zero calorie può risultare «dannosa alla salute». Al termine di una ispezione in uno degli stabilimenti dove la Zero viene imbottigliata, il ministro della Sanità, Jesus Mantilla, ha reso noto che il prodotto deve «essere messo fuori dalla circolazione al fine di preservare la salute dei venezuelani». Qualche mese fa, Chavez aveva lanciato un ultimatum alla Coca Cola affinchè liberasse un terreno nella periferia di Caracas, che il presidente venezuelano aveva detto di voler destinare alla costruzione di case popolari. Il gruppo Coca Cola pur negando che la Zero sia nociva alla salute ha fatto sapere che rispetterà l’ordine dato dal governo di Caracas. La Zero, ha dirimato in un comunicato la multinazionale: «non ha alcuna componente che possa pregiudicare la salute delle persone e rispetta la normativa locale nel settore. Il comunicato puntualizza che il gruppo ha deciso sia di sospendere la produzione della ’Zerò sia di ritirare dal mercato il prodotto già in circolazione, in attesa delle analisi che saranno fatte dal ministero venezuelano della Sanità.

giovedì, giugno 11, 2009

Talmente innamorato che decide di tagliarsi il pene


Il fatto è avvenuto in Egitto.
Un giovane di soli 25 anni ha deciso di tagliarsi pene e testicoli perchè i genitori volevano che si sposasse con una ragazza che lui non amava e, per questo, costretto a lasciare la sua amata. Prima di tagliarselo avrebbe scritto: - se il mio pene non può essere per lei, non sarà nemmeno per l'altra -
A nulla è servita la corsa in ospedale.
Che amore sconvolgente! Non so quanti sarebbero disposti a evirarsi per amore.

Hugo Chavez: vieta la Coca diet con la scusa che farebbe male alla salute. Non pensa a tutte le porcate che si fanno in Venezuela


Il pazzo di Chavez vieta la Coca diet, procede, insomma, col suo programma contro tutto ciò che è americano e nel tentativo di procedere con il suo piano destabilizzante. Dimentica che in Venezuela, da sempre, si beve la 'Frescolita', buonissima, ma piena di coloranti che nel resto del mondo sono vietati. E' pazzo...è pazzo!!! Occorre fermare questo folle dittatore. L'idolo di Bertinotti. Incredibile ma vero.
Venezuela vieta Coca-Cola Zero, cita "pericoli per la salute"
La decisione segue un'ondata di nazionalizzazioni e una maggiore attenzione verso le forme di business nel paese.
Il ministro della Salute Jesus Mantilla ha spiegato che la Coke Zero, a zero calorie, non sarà più venduta e che le scorte della bevanda saranno rimosse dagli scaffali dei negozi.
"Il prodotto sarà ritirato dalla circolazione per preservare la salute dei venezuelani", ha detto il ministro nei commenti riportati dall'agenzia di stampa governativa.
Nonostante le politiche anticapitalistiche di Chavez e la retorica contro il consumismo, il Venezuela resta una delle culture più americanizzate, con catene di fast-food Usa, centri commerciali e il baseball come sport tra i più popolari.
Mantilla non ha precisato quali rischi per la salute ci siano con Coke Zero, che contiene dolcificanti artificiali ed è stata lanciata in Venezuela ad aprile, con l'obiettivo per Coca-Cola Femsa - la società con sede in Messico che imbottiglia la Coke localmente -di aumentare la sua quota di mercato per i drink a basso tenore calorico del 200%.
Il governo quest'anno ha sequestrato una fabbrica di produzione di pasta e riso di proprietà del gigante alimentare Usa Cargill e ha minacciato azioni contro la casa farmaceutica statunitense Pfizer.
Articolo

Veronica Lario: prima infanga e poi resta infangata


Si lamenta la gran dama, dall'altro dei suoi milioni e delle sue reali residenze, la Lady D italiana vuol proprio lasciare il segno. Torna a parlare dal Corriere : -"Certo è che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui. Certo è che l'ho sempre amato e che ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia", ha detto ancora la moglie del premier, nella lettera pubblicata in prima pagina.-
Lei che ha infangato per prima suo marito, dietro suggerimento di una strategia politica. Ah Veronica..perchè non lasci un po' dei tuoi milioni e veramente non comincia a comportarti da essere umano in modo da distinguerti da tuo marito? Ti pare di essere molto diversa da lui?

mercoledì, giugno 10, 2009

Lino Banfi: grande attore e grande papà


Il grande Lino Banfi, che ho avuto modo di conoscere bene durante le riprese di 'Il mio amico babbo Natale 1' lascia la serie di Rai uno ' Nonno Libero' e se ne va in pensione. Un po' anche per star vicino a sua figlia Rosanna in cura per un tumore. Grazie Lino..sei un grande e lo resterai. Un 'in bocca al lupo' a Rosanna.

La bomba atomica made in Venezuela. Patto con Iran...mano nella mano. Due teste uccidono meglio di una.



Altro che dialogo e apertura, l’Iran prosegue spedito nel suo progetto di armamento atomico. Nel bel mezzo della campagna mediorientale del presidente statunitense Barack Obama, volta a una riconciliazione con il mondo musulmano, torna d’attualità la minaccia nucleare del governo di Teheran.
Pochi giorni fa il ministero degli esteri israeliano ha diffuso un documento secondo il quale Venezuela e Bolivia starebbero aiutando l’Iran ad aggirare le sanzioni imposte dalla comunità internazionale, fornendo uranio a Mahmoud Ahmadinejad per sviluppare il suo programma nucleare. "Abbiamo informazioni secondo le quali La Paz e Caracas forniscono uranio all'Iran per il suo programma nucleare”, ha dichiarato il portavoce del ministero Igal Palmor.
Non solo. Sempre secondo gli israeliani, il presidente venezuelano Chavez avrebbe ordinato di appoggiare il movimento libanese Hezbollah che, da anni, è presente con sue cellule in tutto il Sud America. Fonti dell’opposizione venezuelana in esilio hanno anche aggiunto che, da tempo, Chavez starebbe aiutando la nascita di nuovi gruppi Hezbollah nel nord del Venezuela e nella prestigiosa e turistica Isla Margarita. "Le relazioni fra Venezuela e Iran sono particolarmente strette. Caracas aiuta Teheran a schivare le sanzioni concedendo salvacondotti di viaggio a cittadini iraniani, permettendo loro di spostarsi con la più totale impunità in tutti gli Stati dell'America Latina", è spiegato ancora nella documentazione israeliana.
L’intento del leader venezuelano, secondo il governo di Tel Aviv, sarebbe quello di minare gli sforzi di Barack Obama sul fronte del dialogo con Teheran. Ahmadinejad e Chavez avrebbero raccolto "200 miliardi di dollari" per allargare la fronda anti Usa in Sud America: "Dalla salita al potere di Mahmoud Ahmadinjead – si legge, infatti, nel rapporto del ministero degli esteri israeliano - Teheran ha promosso una politica aggressiva per rafforzare i suoi rapporti con i Paesi dell'America Latina, con l'obiettivo dichiarato di mettere l'America ai suoi piedi".
La notizia è stata smentita dalla Bolivia e il ministro de Mineria, Alberto Echazù, ci ha tenuto a precisare che nel paese non si produce uranio. "Se esiste un'informativa di un'agenzia di sicurezza israeliana che segnala questa cosa, semplicemente sospettiamo che i servizi d'intelligence israeliani soffrono di una severa crisi di capacità" ha tuonato il cancelliere boliviano Juan Ramon Quintana.
Secondo parte dell’opinione pubblica, le accuse israeliane si inquadrano in un difficile rapporto con Bolivia e Venezuela, peggiorato dopo l’offensiva militare su Gaza, e hanno, soprattutto, lo scopo di bloccare il processo di avvicinamento tra Washington e Teheran. Supposizioni a parte, resta il fatto oggettivo che, ormai da tempo e incurante delle sanzioni dell’Onu, l’Iran porta avanti un programma di armamento atomico. Un progetto che, al di là delle rassicurazioni di rito di Ahmadinejad (“programma nucleare di natura pacifica”), rappresenta una potenziale minaccia per il mondo intero.



martedì, giugno 09, 2009

Edwige Fenech la sexy nonna




Gloria Guida vorrebbe lavorare di nuovo con la Fenech. Le sexy nonne tornano all’attacco! Chissà Edwige cosa ne pensa..ce la ricordiamo ancora come lo zozzona dello schermo, come Giovannona coscia lunga.
Mancava dalle scene dal 1982 (anno di Sesso e volentieri) Gloria Guida, che si era fatta conoscere dal grande pubblico grazie a film come La ragazzina, La minorenne, Quell’età maliziosa e con La liceale, vero film cult degli anni ’70. Ora, dopo essere tornata sul set di Fratelli Benvenuti (la fiction in 12 episodi di Canale 5) dove recita insieme a Massimo Boldi, Gloria ha dichiarato di sognare un film con Edwige Fenech, la sua rivale nell’epoca d’oro del cinema erotico italiano. La Fenech, che ha 61 anni, è oggi un'affermata produttrice, ha recitato in Hostel 2 e ha ricevuto come omaggio da Quentin Tarantino che uno dei protagonisti del suo nuvo film Inglorious Basterds si chiami proprio Ed Fenech.Sulla collega Gloria Guida si è così espressa “Stimo Edwige Fenech” in un’intervista a TV Sorrisi e Canzoni, “ma non posso dire che siamo amiche e negli anni d'oro non ci siamo mai trovate insieme sul set. Però mi piacerebbe se oggi facessimo un film insieme”.Le due attrici sono state spesso messe in competizione durante gli anni ’70. Chi era la migliore? "Impossibile dirlo: io bionda, lei mora - ha dichiarato - Eravamo così diverse. Lei però faceva L'insegnante, io La liceale, dunque l'età mi avvantaggiava...". Gloria, che negli anni ’70 ha anche posato per Playboy, ha poi continuato: “Torno a recitare con l'idea di restare. Sogno non un ruolo, ma una persona. Vorrei diventare come Virna Lisi, fare il suo percorso professionale”.Gloria Guida a 53 anni torna dunque sulle scene dopo più di due decenni di assenza in cui si è dedicata al marito Johnny Dorelli e alla figlia Guendalina, anche se molte voci parlavano di una eccessiva gelosia del marito come causa del suo ritiro dopo aver girato 33 film. Oggi però, come ha dichiarato lei stessa, è tornata sulle scene per restarci. Johnny Dorelli volente o nolente.
Edwige Fenech, oggi signora raffinata e di gran classe, è indubbiamente la regina di quello che fu il cinema scollacciato italiano, per il quale sarà eternamente ricordata. Attrice di origine algerina è nata a Bona, vicino Tunisi, il 24 dicembre 1948 e ha cominciato a muovere i primi passi nel cinema nel 1966, dopo essersi dedicata a vari concorsi di bellezza (durante un'edizione del Festival di Cannes ha vinto il titolo di Lady Francia). Il suo ingresso sul grande schermo è datato 1967 quando gira il goliardico "Alle dame del castello piace fare solo quello", film ispirato alle novelle decamerotiche del Boccaccio. Il suo debutto nel genere prettamente comico (pur sempre con piccanti spruzzatine di eros), avviene due anni più tardi con la partecipazione ad un film della coppia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, "Don Franco e Don Ciccio nell'anno della contestazione", girato da Marino Girolami. Quest'ultimo si era riproposto di girare una commedia che riprendeva i temi della contestazione giovanile mettendo in evidenza sopratutto i lati comici o comunque grotteschi della situazione esistente in quell'epoca ma le forme della Fenech e la sua abbagliante sensualità non passarono inosservate. Il secondo film, girato nel 1970 da Mariano Laurenti, porta il titolo a sfondo culturale "Satiricosissimo" (dunque ispirato a "Satyricon" di Federico Fellini), e rientra ancora nello sfruttato filone della coppia Franchi – Ingrassia, ossia le parodie di film famosi e di successo dell'epoca. Il passaggio a quello che sarà uno dei classici della cosiddetta commedia sexy all'italiana avviene con il citatissimo "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda" girato sempre dal fido Mariano Laurenti nel 1972. Molti fanno risalire proprio a questo titolo quel nuovo genere di commedia all'italiana caratterizzata da una comicità smaccata combinata ad un erotismo tutto sommato molto blando e pecoreccio. Il film ebbe uno straordinario successo di pubblico, spingendo i produttori cinematografici a realizzare nuove pellicole del genere. Ecco allora che arrivano "La bella Antonia, prima monica e poi demonia" e "Quando le donne si chiamavano madonne", chicche oggi difficilmente reperibili e praticamente mai passate sul piccolo schermo, a differenza di altri "classici". Qui l'attrice tunisina, viene usata più che altro come specchietto per le allodole, dato il suo ruolo marginale, ma lei prosegue indefessa nel filone. Può permetterselo perché le proposte fioccano. Com'era facilmente prevedibile diventa il sogno erotico degli italiani, ruolo suggellato dal celebre "Giovannona Coscialunga disonorata con onore" seguito dalla pellicola la "Vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono" (1973). Nel 1973 nuova linfa vitale al genere viene fornita dal successo nazionale del film serio "Malizia" (con Laura Antonelli) di Salvatore Samperi, da cui subitaneamente i maestri della commedia nostrana traggono ispirazione. I turbamenti sessuali degli adolescenti, tema del film di Samperi, divengono facile pretesto per altri titoli dalla comicità eccessiva e guardona. Vengono così realizzati "Innocenza e turbamento" (1974) dove un seminarista viene spinto alle gioie del sesso dalla sua giovane zia, "Grazie nonna" (1975) dove dal Sud-America una giovane e disinibita nonna viene a sconvolgere la vita di una famiglia di una tranquilla provincia italiana. Ancora, compaiono sugli schermi italiani "La moglie vergine" e "Il vizio di famiglia" entrambi del 1975. Le corna sono invece il tema ricorrente nella pellicola "La vergine, il toro e il capricorno" dove un Alberto Lionello interpreta un uomo d'affari milanese ossessionato dalla gelosia per la bella moglie. Protagonista sempre lei, l'indomita e procace Edwige Fenech. Finita l'epoca degli adolescenti in crisi ormonale bisognava inventarsi qualcosa, e così comincia la saga delle insegnanti; cominciata appunto con "L'insegnante" (1975), film dove la solita, volenterosa Fenech dà lezioni private a un adolescente interessato più alle sue grazie che allo studio. La scelta della Fenech per il film di Nando Cicero fu quanto mai azzeccata e l'enorme affluenza di pubblico confermò la predilezione per questa attrice ormai adottata dal cinema italiano. Da quel momento è tutto un fiorire di supplenti e professoresse o di film ambientati nelle scuole di piccole cittadine apparentemente borghesi e benpensanti ma assai pruriginose. Esaurito il tema "pedagogico", tocca naturalmente a dottoresse, poliziotte e soldatesse (e così via) a reggere le sorti delle sexy-commedie. Una stagione, quella della commedia sexy all'italiana (ribattezzata anche commedia trash) che durerà fino ai primi anni '80 e che ha sorretto con i suoi incassi - molti fanno finta di dimenticarlo - gran parte del cinema nobile di casa nostra. Per Edwige Fenech il cambio di marcia e di immagine avviene nel 1982. Poche apparizioni sul grande schermo e qualche presenza in televisione come presentatrice la rilanciano come personaggio nuovo e diverso. Famosa anche per essere stata la compagna di Luca Cordero di Montezemolo, oggi come oggi l'elegante Edwige è una signora molto ascoltata e molto potente all'interno dello show business; ha aperto una sua casa di produzione che ha realizzato vari successi sia in Italia (citiamo ad esempio la fiction tv "Commesse") che all'estero. Il futuro riserva produzioni di film per il grande schermo che vedono nel cast stelle di prim'ordine come Robert De Niro.
Cdf

Sex online


Cerca sesso virtuale, ma si ritrova con le sue stesse immagini registrate online e una minacciosa richiesta di soldi. E' successo a Bergamo, dove i carabinieri della compagnia di Treviglio hanno denunciato un ragazzo di 21 anni per estorsione e frode informatica. La vittima, un ragazzo bergamasco di 24 anni, cercava sesso virtuale sul web e ha risposto a un annuncio hard fatto da una sedicente bergamasca di nome Virginia. La ragazza lo ha invitato a connettersi con la sua webcam chiedendogli di farle vedere delle immagini hard, con la promessa di inviargli, subito dopo, un suo filmato a luci rosse.Il bergamasco c'è cascato ma è rimasto davvero male quando si è accorto che il filmato inviatogli non conteneva altro che le immagini che poco prima la webcam aveva ripreso: ovvero le sue. Al filmato è stata anche allegata una vera e propria richiesta estorsiva: Virginia ha richiesto l'immediata comunicazione di due codici di ricariche telefoniche da 15 euro, pena la diffusione delle immagini hard sul web e di tutta la lista dei contatti del Bergamasco. I carabinieri, seguendo la traccia lasciata dalla ricarica telefonica, sono riusciti a scoprire che in realtà Virginia aveva la barba: era un ragazzo di 21 anni subito identificato e localizzato. I militari hanno sequestrato tutti i suoi .


CdF

Hugo Chavez: mostra il crocifisso...ma attacca la Chiesa


Hugo Chavez, il tragicomico presidente del Venezuela, è sempre pronto a mostrare il crocifisso durante i suoi sermoni politici, tuttavia, è sempre pronto ad attaccare la Chiesa perchè, secondo lui, non condivide il suo modo (dispotico) di gestire il paese. Si mormora, tra l'altro, che, proprio come la decisione cinese, anche lui metterà dei blocchi alle reti internet. Evviva la libertà di pensiero. Dio ci salvi da questo dittatore.
(ANSA) - ROMA, 6 GIU - Il governo del presidente Chavez 'e' ostile' alla Chiesa venezuelana, 'attacca e aggredisce l'episcopato', denuncia il primate del Venezuela. Il cardinale Jorge Urosa Savino, in un'intervista alla Radio Vaticana, afferma di ritenere che 'quando un governo vuole controllare tutto, ogni forma di dissidenza e' scomoda e quindi si verificano aggressioni e atteggiamenti negativi, come l'attacco alla nunziatura'. 'Tutto questo - ha detto il primate - configura una situazione difficile'

lunedì, giugno 08, 2009

Di Pietro come Totò: Vota Antonio!



VOTA ANTONIO!!! Diceva Totò in un suo celebre film...ed era simpatico. Umanamente, se Di Pietro, fosse un mio vicino di casa che mi racconta della comare Graziella che s'è fatta l'amante, potrebbe anche starmi bene il suo linguaggio terra terra. Non posso però accettare che un rappresentante di partito, che oggi ha visto raddoppiare i suoi voti, si esprima in un italiano talmente sgrammaticato. Occorre che qualcuno glielo dica e che si procuri un portavoce, sinceramente sarebbe anche meglio se vogliamo che i giovani imparino a parlare e ad apprezzare i suoi apprezzabili scopi politici (se reali, ovviamente).

Che fine han fatto le sinistre?



La sinistra non raggiunge quota 4% e resta fuori anche da Strasburgo. La sinistra non convince più nessuno e, a questo punto, se non vogliamo che l’Italia diventi esclusivamente di destra, occorre qualcuno che capisca di quale malattia sta soffrendo l’ideologia di sinistra.
Il Pdl ha mantenuto e la Lega avanza. Quest’avanzare della Lega è anche simbolo di un desiderio di severità e forza da parte degli elettori, mentre il Pd non precipita come si temeva. Avanzata anche per Di Pietro.
Il dato costante è l’affluenza che è stata in forte calo.

Reuters:- Con un'affluenza in calo di circa sei punti rispetto al 2004, ma molto più alta rispetto a quella media nella Ue, le elezioni per il Parlamento europeo hanno confermato il Pdl del premier Silvio Berlusconi primo partito in Italia, anche se in calo rispetto alle Politiche dello scorso anno, e la prevista caduta del Pd di Dario Franceschini.
Nella coalizione di destra avanza la Lega Nord, nel centrosinistra l'Idv di Antonio Di Pietro, mentre l'Udc di Pierferdinando Casini resta stabile e le varie formazioni di sinistra e di destra non riescono invece a superare la soglia di sbarramento.
L'affluenza al voto è stata complessivamente (cioè tenendo conto degli elettori in Italia e degli elettori italiani all'Estero) del 65,03%, contro il 71,51% della precedente consultazione per l'Europarlamento.
Con il 97,85 delle sezioni italiane scutinate (60.110 su 61.428) il Popolo delle Libertà ha il 35,16%, pari a 10 milioni 492mila voti, mentre il Partito democratico riporta il 26,19%, con 7 milioni e 817mila voti.
Prima del voto, marcato quest'anno dalla forte polemica sulle frequentazioni femminili del premier e sull'uso dei voli di Stato per il trasporto di suoi ospiti, Berlusconi aveva detto che il suo partito avrebbe raccolto tra il 40% e il 45% dei voti.
Nel 2008 il Pdl aveva ottenuto in Italia alla Camera il 37,388, pari a circa 13 milioni e 630mila voti, Il Pd quasi 12 milioni e 100mila voti e il 33,174%.
Nonostante il calo sensibile dell'affluenza, la Lega Nord invece aumenta i propri voti (3 milioni 113mila a scrutinio non completato, pari al 10,43%), così come l'Italia dei Valori (2 milioni 369mila, il 7,94%). L'Unione di Centro arretra in termini di voti (1 milione 931mila) ma aumenta in percentuale, col 6,47%.
A sinistra, Rifondazione comunista e Pdci ottengono il 3,36%; Sinistra e Libertà (il cartello di Verdi, Sinistra democratica, socialisti, vendoliani) il 3,06%; la lista Pannella-Bonino il 2,43%.
Non passa la soglia di sbarramento neanche l'inedita alleanza tra la Destra di Francesco Storace e l'Mpa del presidente della Sicilia, che si ferma al 2,20%. I partiti di estrema destra Fiamma Tricolore e Forza Nuova restano ben al sotto dell'1%.
Il JESTER BLOG
Che cos’è la sinistra? E’ veramente l’ala riformista del panorama politico di ogni nazione, l’eroina dei deboli o è solo un concetto ipocrita e astratto? Un mezzo fraudolento per raggiungere facilmente il potere, facendo leva sul senso di bisogno delle persone?Ma poi cosa s’intende per sinistra? Esistono diverse sinistre: c’è la sinistra marxista-leninista, c’è quella socialista e c’è quella sedicente liberale e riformista. A quale di queste si rivolge l’articolo? Essenzialmente a quella che culturalmente predomina fra le tre: quella nostalgicamente comunista o radicale, la quale è la più forte nel sentimento popolare, grazie soprattutto ai (falsi) miti come Ernesto Guevara e alla propaganda. Ma chiaramente, è difficile distinguere tra sinistra e sinistra. In Italia abbiamo quella più vicina al centro democristiano (oggi PD) che, come tale, pur ponendosi in un ottica socialdemocratica, non ha perso alcuni “vizi” genetici risalenti alle proprie radici comuniste, mai del tutto negate.Eccovi perciò un breve (e per nulla esauriente) ritratto della sinistra e delle sue contraddizioni, premettendo che si vuole in questo articolo criticare aspramente non tanto il pensiero di sinistra inteso come “difesa dei deboli”, quanto piuttosto le pretese di superiorità morale e culturale della sua ideologia rispetto a chi non condivide queste pretese, e pur questo fa suo lo stesso pensiero di tutela citato.In primo luogo, la sinistra - tranne che nelle sue origini - è tendenzialmente una parte politica che vive e prolifica sul disagio sociale, sulle difficoltà della gente, sulla povertà e sulle ingiustizie. Non ha un vero interesse a risolvere i problemi delle persone, perché una volta risolti, essa sinistra scomparirebbe. Ma del resto, ammesso e non concesso che tenti davvero di affrontarli, le soluzioni politiche ed economiche offerte sono tanto risibili e ridicole, quanto pericolose e retrograde.Da qui la diffusa cultura del “NO-NI” preconcetto e ideologico della sinistra; un “NO-NI” frutto dell’irresponsabilità di una ideologia limitata e limitatativa, lagnosa e preoccupata solo di tutelare e preservare i propri privilegi sindacali e politici (lo Stato spende un patrimonio in permessi sindacali per i suoi dipendenti; permessi che spesso vengono utilizzati per fini differenti e per sottrarre produttività, incrementando la spesa pubblica che noi cittadini paghiamo con le tasse).Questo è un primo volto della sinistra. Ma la sinistra è anche una cultura fortemente statalista e ideologicizzata che tende a egemonizzare e a considerare l’avversario non già come qualcuno che la pensa in modo differente e a cui bisogna portare rispetto, bensì come un nemico da eliminare politicamente (e si vede costantemente).La sinistra è pure cieca e orba: non riesce ad avere una visione d’insieme della società, considerata in modo settario e classista (operai, contadini, borghesi, capitalisti, fascisti ecc.). Ma questo del resto è il limite maggiore della sinistra e della sottocultura che propugna.La sinistra è potenzialmente illiberare e antidemocratica, nonché eversiva nelle sue frange più estreme (che cos’è la rivoluzione se non una forma di eversione di stampo fascistoide, fondato sul mito comunista della dittatura del proletariato?). Non accetta il dialogo e il confronto (la censura non è solo fascista), e non permette la partecipazione democratica e la pluralità del pensiero, perché - come ho già ripetuto - la sua ideologia non da spazio a visioni della società differenti rispetto alla propria.La sinistra è profondamente materialistica ed eticamente relativista. Considera l’uomo un oggetto, un dato statistico e niente più. Lo spoglia della propria personalità e della propria creatività, del proprio sentimento morale e religioso e lo rende semplicemente un animale capace di creare società nelle quali il diritto dell’individuo è assolutamente sacrificabile per il “bene” sociale. Non è pertanto capace di concettualizzare una visione equilibrata tra il diritto e la libertà individuale e quelli collettivi/sociali.Proprio per la sua amoralità (o materialità), la sinistra tende a calpestare i valori e le tradizioni di una data società, li ridicolizza e cerca di annullarli, dimenticando che i particolarismi sono la ricchezza di un popolo, la sua identità, il suo passato e il suo futuro. Non ha pertanto il senso della nazione e dell’appartenenza, salvo quando intende usare questi due sentimenti nobili in modo beceramente strumentale per affermare la propria egemonia e mistificare la realtà. Esempi lampanti? A favore del senso nazionale: Blocco sovietico (storico), Cuba, Cina, Corea del Nord, per rivendicare il diritto al calpestamento costante dei diritti umani, facendo leva sulla sovranità e sul diritto di non intromissione negli affari interni di una nazione. Contro il senso nazionale: in Italia, per affermare la propria egemonia culturale e politica, facendo leva sul sentimento populistico del falso tollerantismo e del buonismo ipocrita che mortifica costantemente la cultura nazionale a favore di culture straniere spesso illiberali e violative dei diritti fondamentali della persona umana.La sinistra è perciò gravemente mistificatrice della realtà. Usa i sentimenti di libertà e tolleranza in modo del tutto arbitrario e strumentale. Tende a contrabbandare democrazia, libertà e tolleranza per confermare il proprio controllo sulla società e imprimere alla stessa la propria visione egemonica della vita, al fine di favorire i propri interessi politici ed economici, che certamente non sono pochi (es. voto amministrativo agli emigrati). Così capita che in Italia abbiamo una sinistra che si professa contro le oppressioni e i poteri forti, e poi ne diviene connivente. E non parlo certo solo di Prodi, ma anche della sinistra radicale, che io definisco la più ipocrita fra tutte le sinistre arcobaleni e non che esistono in Italia.Ma ancora: la sinistra non ha rispetto per il principio della vita e fomenta la cultura della morte. Considera l’aborto un diritto, quasi che una persona abbia davvero il diritto di decidere sulla vita di qualcun altro, sebbene il proprio figlio. Una visione pericolosa, deprecabile e direi animalesca (solo gli animali uccidono i propri cuccioli quando non possono allattarli), perché tale diritto si tramuta nel diritto di assassinio legalizzato.La vita umana non è una merce, eppure la sinistra la considera tale, sia per quanto riguarda l’aborto, sia per quanto riguarda il concepimento. Così capita che la sinistra promuova - con la scusa dell’evoluzione scientifica - la selezione genetica umana e i supermarket dei figli perfetti e senza difetti fisici e mentali, con la possibilità di conservare gli embrioni in congelatore quando servono e di utilizzarli per altri fini quando non servono. E del resto, in Cina esiste già un abozzo di quello che potrebbe conseguire anche qui in occidente: il controllo delle nascite e l’obbrobriosa legge di autorizzazione ad avere un figlio, nonché l’aborto obbligatorio e la sanzione penale per chi viola queste norme. Da qui alla mercificazione dei figli, poco ci manca.Che la sinistra sia profondamente antidemocratica è dimostrato poi anche dalla struttura organizzativa del più grande e potente sindacato italiano di stampo comunista: la CGIL. Sindacato che ha sempre respinto con veemenza l’attuazione del secondo comma dell’art. 39 della Costituzione (carta questa che spesso utilizza impropriamente per i propri fini propagandistici), poiché, in caso contrario, dovrebbe dotarsi di una struttura democratica che invero non possiede. Mentre certamente possiede un patrimonio immobiliare davvero immenso e con pochi, quanto ridicoli, obblighi di bilancio e dichiarazione. Un sindacato che pretende, peraltro con arroganza, di intromettersi nell’attività legislativa e di governo del paese, senza averne mandato da alcun elettore se non dal povero tesserato che paga la propria quota con una detrazione automatica dalla busta paga, spesso senza nemmeno un’adeguata informazione circa la possibilità di rinunciarvi. Un sindacato che - facendo il coro alla sinistra - blatera di leggi ad personam, e poi guarda caso si vede approvate leggi che favoriscono il sistema pensionistico integrato che è costruito su misura per i suoi Fondi Pensione e un sistema di consulenza obbligatorio del lavoratore (CAF) che lo avvantaggia economicamente e politicamente, consolidando la propria influenza e il proprio sistema di potere sulla classe dei lavoratori.Questa è la sinistra: il simbolo stesso dell’ipocrisia che ricerca costantemente e avidamente il potere e il controllo sociale, tanto che - laddove non è riuscita a governare con elezioni democratiche - ha tentato la strada impropria del giustizialismo politicizzato. E peraltro - se proprio dobbiamo dirla tutta - ritornando al concetto di sinistra che prolifica sul disagio sociale, chiaramente tale concetto assume piena validità in una società democratica, ove la concorrenza delle idee è fisiologica e dunque quella di sinistra è una fra le tante (fortunatamente minoritaria). In un tale contesto, non sfugge come la sinistra tenda a fommentare il disagio, proprio per sopravvivere e crearsi nicchie di controllo sociale. Altrimenti, laddove riesce a prendere le redini del potere, opera un acquietamento e una eliminazione definitiva, ma certo non risolvendo i problemi per i quali - per vocazione ideologica (ma direi piuttosto per opportunismo) - lotta, quanto piuttosto perché l’intolleranza e il senso profondamente antidemocratico della sua ideologia (che certo non è terminata con il comunismo) non tollerano divergenze, dissensi e dunque opinioni politiche ed economiche diverse da quelle propugnate e applicate a forza sulla società. Gli esempi, ancora una volta, si sprecano rileggendo la storia dei totalitarismi comunisti che tanti danni hanno creato nelle società in cui sfortunatamente hanno prolificato.
IL JESTER BLOG

domenica, giugno 07, 2009

Carla Bruni: porcella e cissata


Questa torinese pentita oggi pensa di essere un'icona del mondo femminile. Bofonchia giudizi politici e cose del genere convinta che il mondo stia sempre in attesa di quello che lei ha da dire. Non si sente italiana e rinnega il posto dove è nata. Povera idiota.... Stava bene però qui a Torino quando frequenteva scuole private per ricchi e il padre ricco industriale piemontese le passava tutto. Sono stati i soldi del padre, infatti, a portarla nel campo della moda scavalcando molti ostacoli che altre hanno dovuto superare. E' bella si, ma c'è anche di meglio e poi è così piena di sé da far dire a tutti: - Stai pure in Francia, chi ti vuole! Meglio che ci restituiscano la Gioconda.
Meglio che non canti Carla...mi ricorda la voce soffocata della Valentino.
mi dite:
Sarkozy, per molti aspetti, non è meno ridicolo e "vip" di Berlusconi.Carla Bruni è una che fa carriera passando da un letto all' altro; in Italia abbiamo di meglio, se ne resti pure in Francia (finchè il marito se la tiene).Insieme alle grandi opere d' arte ITALIANE che i Francesi ci hanno rubato e con le quali si fanno grandi; peccato per loro che restino ITALIANE anche se si trovano al Louvre.Ciao.Italiani...sempre pronti a dare addosso al proprio Paese...se fossimo tutti uniti e orgogliosi della nostra storia e della nostra cultura (prima dovremmo cercare di conoscerle) come lo siamo dei nostri calciatori, saremmo la Nazione più compatta e forte del mondo.

venerdì, giugno 05, 2009

Africa: ti amo in 53 modi diversi



(foto dell'impareggiabile Miriam Makeba, maestra della mia infanzia. CdF)
L’Africa è un universo di razze e di popoli, non è un paese come erroneamente molti pensano. Un continente meraviglioso, immenso, con un’anima dalle mille sfaccettature. Milano sembra l’Africa? Quale Africa…insomma, quale paese dell’Africa?

· Algeria
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Angola
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Benin
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Botswana
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Burkina Faso
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Burundi
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Camerun
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Capo Verde
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Centraf. Rep.
·
Ciad
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Comore
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Congo Rep.
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Congo Rep. Dem.
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Costa d'Avorio
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Egitto
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Eritrea
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Etiopia
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Gabon
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Gambia
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Ghana
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Gibuti
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Guinea
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Guinea Bissau
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Guinea Equator.
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Kenia
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Lesotho
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Liberia
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Libia
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Madagascar
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Malawi
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Mali
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Marocco
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Mauritania
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Maurizio
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Mozambico
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Namibia
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Niger
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Nigeria
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Ruanda
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Sao Tomé
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Seychelles
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Senegal
·
Sierra Leone
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Somalia
·
Sudafrica
·
Sudan
·
Swaziland
·
Tanzania
·
Togo
·
Tunisia
·
Uganda
·
Zambia
·
Zimbabwe
L’Africa bellissima, dimenticata ma, allo stesso tempo osannata, amata, stuprata. Smettiamola con i luoghi comuni. Troppa gente proveniente dal Continente africano è fiera di essere di uno o dell’altro stato. L’Africa dei musei nomadi, l’Africa che piange e che ride, il cuore africano che non dimentica e che sa guardarti diritto negli occhi. Esistono differenze tra un somalo e un nigeriano ad esempio, ma questo nessuno lo sa. L’Africa esotica e quella americanizzata. Basta, allora di luoghi comuni. Cominciamo a studiare la geografia del continente africano prima di parlare.
E come dice il mio amico Kim…è ora che tutti gli uomini e le donne provenienti dal continente africano imparino a reagire di fronte ai soprusi e alle ingiustizie perpetrate nei loro confronti.

Chavez, come una casalinga isterica urla: 'aiuto vogliono uccidermi'


In realtà è solo una messa in scena, un modo come un altro per colpire l'opinione pubblica e rendere la sua immagine più idolatrata da parte dell'opinione pubblica della gente più ignorante. Chavez è un furbacchione. Ecco l'articolo de Il Velino.
Roma, 3 giu (Velino/Velino Latam) - Dopo aver sospeso, a sorpresa, la maratona di quattro giorni del suo programma televisivo Aló Presidente per non meglio precisati “problemi tecnici” e dopo più di tre giorni di silenzio totale, il leader venezuelano Hugo Chavez è tornato a parlare ieri sera in diretta televisiva e radiofonica per denunciare un complotto contro di lui. L'assenza dai mezzi di comunicazione e la decisione di non partecipare alla cerimonia di insedimanto del presidente del Salvador Mauricio Funes, avevano scatenato una serie di voci incontrollate sulle sue condizioni di salute, tutte smentite dal governo. La notizia del possibile attentato era stata anticipata dal capo di Stato del Nicaragua Daniel Ortega nel corso della visita nel Salvador: “L'assenza di Chavez è dovuta strettamente a ragioni di sicurezza. Non voglio discreditare il lavoro dell'intelligence salvadoregna, ma quante tragedie abbiamo già visto?”. La notizia è stata poi confermata dal ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro, che ha parlato di “un alto rischio” per il capo di Stato, spiegando: “Grazie a fonti dell'intelligence su gruppi internazionali di estrema destra, si è potuto percepire che il rischio era alto e si presa la corretta decisione di sospendere la visita del presidente Chavez e riprogrammarla per un'altra occasione”. Secondo quanto dichiarato da Maduro dietro il tentativo di uccidere il “caudillo” venezuelano ci sarebbero Alejandro Peña Esclusa, leader storico dell'opposizione a Cavez e il cubano-venezuelano Luis Posada Carriles, anticastrista di ferro e responsabile di un attentato contro un aereo cubano nel 1976 costato la vita a oltre 70 persone.
Lo stesso Chavez in serata ha spiegato: “Siamo stati vicini all'essere colpiti da un attentato nel corso del viaggio verso El Salvador”, aggiungendo che “era stato pianificato di abbattere con dei razzi l'areo di Cubana de Aviacion sul quale avrei viaggiato”. A causa di problemi tecnici dell'aereo presidenziale infatti Chavez sarebbe dovuto patire a bordo di un velivolo messo a disposizione dal governo cubano. Come già aveva segnalato Maduro, anche il capo di Stato ha accusato Posada Carriles, chiedendo a Obama di “rispettare la legge” e di “inviare il presunto attentatore in Venezuela “perché possa stare dove merita un assassino e un genocida: in prigione”. Il governo venezuelano aveva richiesto già nel 2005 l'estradizione di Posada Carriles per processarlo con l'accusa di omicidio e alto tradimento della Patria. Il “caudillo” ha poi sostenuto che dietro l'attentato ci sarebbe la mano della Cia: “Non sto accusando Obama perché, come ha detto anche Fidel, credo che abbia buone intenzioni, ma dietro questo piano c'è la Cia, ci sono i suoi assassini e i suoi paramilitari”. “Bisogna fermare questa macchina che ha ucciso tanti presidenti” ha aggiunto Chavez, secondo il quale “alcuni golpisti venezuelani” sarebbero arrivati a El Salvador “da due settimane”.
Solo a Bertinotti poteva piacere quest'individuo da sbarco.

giovedì, giugno 04, 2009

Veronica Lario: compra che ti passa! L'attricetta ha fatto carriera.


Da attricetta da poco a ricchissima, grazie a Berlusconi, il piatto dove oggi sputa. Meno male che è di ideologia comunista...brava Veronica, non smentisci i falsi comunisti come te.
Miriam Bartolini, più nota come Veronica Lario e moglie del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre prepara il divorzio dal celebre marito si dedica al maxishopping immobiliare. Tramite la Finanziaria il Poggio, da lei interamente controllata, ha rilevato infatti nei primi mesi dell'anno nientemeno che il Palazzo Canova, sito a Segrate, alle porte di Milano, nel Centro direzionale di quella Milano 2 che è stata la prima grande costruzione immobiliare del consorte. La notizia è contenuta nella relazione sulla gestione al bilancio 2008 della Srl della signora Lario, il cui amministratore unico è Giuseppe Scabini.
"Nei primi mesi dell'anno in corso - dice la nota - segnalo che la vostra società ha portato a termine l'acquisizione di un altro immobile sito in Segrate, Centro direzionale Milano 2, denominato Palazzo Canova. L'acquisizione dell'immobile - prosegue Scabini - avvenuta per un corrispettivo pari a 27 milioni, è stata effettuata grazie ad un ulteriore finanziamento a tasso zero da parte del socio per 7 milioni e tramite stipula di un mutuo ipotecario ventennale".
Il portafoglio immobiliare di Veronica, che ha reso mediamente il 4% annuo, è rimasto nel 2008 quasi immutato a bilancio per 20,44 milioni: comprende 3 appartamenti (Bologna, Londra e Olbia) e 2 immobili a uso ufficio (Milano e Segrate) che hanno reso 1,13 milioni di canoni d'affitto. Le immobilizzazioni finanziarie, pari a 4,09 milioni (anch'esse stabili rispetto al 2007), comprendono il 72,41% nella San Daniele (1,5 milioni) in liquidazione; la Orchidea Realty Corporation (7,6 milioni) e il 6% della Palace Gate Mansions Ltd (1,65 milioni).
Lady Berlusconi, comunque, nel 2008 ha erogato un altro finanziamento soci di 3 milioni alla finanziaria portando il totale dei debiti verso soci a 23,75 milioni mentre i debiti verso banche sono scesi da 3,12 a 1,82 milioni e sono interamente verso Mps. Il bilancio si è chiuso con una lieve perdita di 11.565 euro rispetto al miniutile di 78.735 euro del 2007.

Eros ama ancora Michelle


In una recente intervista ha detto che Michelle è stato il suo unico amore e che non riesce ad innamorarsi più. In giro, nell'ambiente, si mormora che lui sti facendole una corte spietata. Voglia di tornare insieme a lei. In bocca al lupo Eros. Ti ricordi, quando non eri ancora quello che sei, in giro per la Contatto agenzia di Fabi?
Suerte!

Berlusconi indagato..... ancora???????????


Ma è mai possibile che sempre, in prossimità di elezioni, Berlusconi venga indagato per qualcosa? Questa volta per uso improprio degli aerei di stato.
Boh.. ma la cosa comincia a puzzare.

mercoledì, giugno 03, 2009

Raul Bova: Ischia Social Award



Cinema: a Bova l'Ischia Social Award 2009
Per un anno di impegno come attore e produttore
(ANSA) - NAPOLI, 2 GIUGNO - E' stato assegnato a Raoul Bova il premio Ischia Social Award 2009, dopo un anno dedicato all'impegno sociale come attore e produttore. Il riconoscimento sara' consegnato il 15 luglio ai Giardini di Giulia di Casamicciola, nel corso dell'Ischia Global Film & Music Fest (12-19 luglio). Altro premiato sara' il regista tedesco Mark Forster per Il cacciatore di aquiloni. Bova ha interpretato e prodotto un corto contro la pena di morte e ha interpretato e prodotto il film Sbirri (2009).

lunedì, giugno 01, 2009

Vittorio Feltri attore


Lasciamo da parte ideologie e quant'altro...bisogna dirlo, però, Feltri è un grande! Bravo.
Cdf
(ANSA) - ROMA, 1 GIU - Vittorio Feltri recita accanto a Massimo Boldi nella fiction I fratelli Benvenuti: lo rivela Tv Sorrisi e Canzoni, in edicola domani. 'Di stupidaggini ne ho fatte tante, questa e' la minore' racconta divertito a Sorrisi il direttore del quotidiano Libero. Le foto pubblicate in esclusiva sul settimanale lo ritraggono con tanto di mazzetta di giornali sotto il braccio sul set della fiction, nelle vesti di se stesso, ma anche di affezionato cliente del salumiere Massimo Boldi.

I sospetti di Israele


I recenti lanci di missili da parte della Corea del Nord e dell'Iran hanno risollevato una questione antica, quale quella della proliferazione di armi strategiche e la detenzione di queste da parte di paesi non sempre «amici ed alleati». Sebbene gli effetti e le ripercussioni dei due diversi lanci siano profondamente distinte, è pur vero che i paesi che più di tutti hanno subìto le conseguenze politiche di ciò siano stati gli Stati Uniti, la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese ed infine Israele. Proprio quest'ultimo ha reso pubblico un proprio dossier nel quale si manifestano precisi sospetti di interferenze da parte di Venezuela e Bolivia nei rifornimenti di uranio verso Teheran.
Che non corresse buon sangue tra Caracas e La Paz verso Tel Aviv non è certo una novità. Proprio Ragionpolitica aveva posto in evidenza come già da tempo i rapporti si stessero incrinando, anche a seguito dell'espulsione dell'ambasciatore israeliano Shlomo Cohen (1) da Caracas, in concomitanza degli scontri del gennaio di questo anno nella Striscia di Gaza. A preoccupare oggi Tel Aviv non è il mero atteggiamento filo-palestinese da sempre manifestato dal Venezuela ed altri paesi c.d. neo-bolivariani, bensì il concreto sospetto che dietro i rifornimenti di uranio verso l'Iran, funzionali alla crescita del potenziale nucleare iraniano anche per fini bellici, vi siano proprio le mani latinoamericane.
Da tempo ormai si fanno sempre più insistenti le voci di stretti, anzi strettissimi, legami tra l'Iran e il Venezuela. Come dichiarato dal viceministro degli esteri israeliano Daniel Ayalón, «siamo di fronte ad una cooperazione molto prossima tra Ahmadineyad e il regime radicale di Hugo Chávez, fattore che dovrebbe preoccuparci tutti». Mentre La Paz ha rigettato le accuse di possibili legami illeciti con l'Iran, il Venezuela si è trincerato dietro un silenzio istituzionale equivalente ad un no comment. Caracas non rappresenta un mero paese latinoamericano. È divenuto il paese simbolo dell'antiamericanismo nel continente latinoamericano, supportando le proprie posizioni anticapitaliste e antiliberiste attraverso una fitta rete di rapporti con paesi e gruppi al di fuori del «cerchio dell'amicizia statunitense». L'assistenza militare fornita dall'Iran, sigillata dal viaggio del 2 aprile 2009 del presidente venezuelano a Teheran, oltre che le strette relazioni ed intese nel mercato del greggio, fungono da corona ad un meno conosciuto aspetto delle relazioni tra il Venezuela ed il Medio Oriente: quello del terrorismo. Da tempo ormai Hezbollah, movimento libanese filo-iraniano, muove i propri passi nell'America Latina, grazie alla guida in loco di Hussein Karaki, in particolare in alcuni paesi che presentano caratteristiche tanto politiche come geografiche atte a permettere la radicalizzazione di cellule terroristiche e loro centri di addestramento: Hezbo-Allah America Latina (2).
Il monito israeliano, quindi, non deve lasciare indifferenti. I sospetti nutriti da Tel Aviv si mutano sempre più in certezze. Una nuova partita globale si sta giocando. E i legami che intercorrono tanto nel mercato del greggio, così come in quello bellico-armamentistico, del narcotraffico e del terrorismo internazionale ci spingono oggi a muovere il nostro sguardo dalle terre mediorientali a quelle latinoamericane e viceversa.
M.C. Albanese

domenica, maggio 31, 2009

Veronica Lario ha un amante..anzi due. Non solo il coronel Milza.



La verità alla quale si riferisce la Santanché riguarda ancora una volta la vita privata della famiglia Berlusconi, ma questa volta si parla di Veronica Lario: "Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che ha un compagno. Nessun gossip, qui c'è di mezzo il futuro del Paese. Veronica Lario da molto tempo ha al fianco un suo compagno. Si chiama Alberto Orlandi, ha 47 anni, è a capo del servizio di sicurezza Villa Macherio e con lui condivide progetti, interessi e vacanze".
E parlando della stampa, la Santanché continua: "La signora Veronica è stata strumentalizzata da qualcuno che le è vicino. Ci avevano già provato una volta con la famosa lettera a Repubblica. Ora sono tornati all'attacco. Hanno usato di nuovo lei come apripista, poi ci hanno infilato il caso Mills, ora sta per arrivare l'inchiesta sul pattume napoletano con una tempistica perfetta. Non mi sembrano coincidenze, l'orologio è regolato con precisione sulle elezioni".
Il giornalista di Libero a questo punto chiede alla signora Lario se il presidente sia al corrente di tutto: "Certo che lo sa - risponde la Santanché -. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l'Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo". E conclude: "Spero che il presidente mi perdoni, spero che tutto questo serva a rileggere tutta questa vicenda nella giusta luce. Dovevo farlo perché amo questo paese".

Eppure con Coronel Milza (http://www.coronelmilza.blogspot.com/) andava tutto a gonfie vele, lui, infatti, le aveva dedicato anche il Veronica Lario Rap. Facilmente rintracciabile su google.

Alessandra Mastronardi de 'I Cesaroni'


Marida Caterini È la sua prima volta al di fuori de «I Cesaroni», la fiction-miracolo di Canale 5. Alessandra Mastronardi, l'amatissima Eva della serie con Claudio Amendola ed Elena Sofia Ricci, sarà la protagonista, mercoledì 3 giugno, del film tv «Non smettere di sognare» (Canale 5, prima serata). Nel cast, Massimo Boldi, Pamela Prati, Roberto Farnesi ed Oriella Dorella. «Sono Stella, una ragazza con la passione per la danza che, grazie all'incontro con un giovane impresario (Roberto Farnesi) partecipa ad un talent show tv sul ballo, dal titolo "Non smettere di sognare" e lo vince», dice a Il Tempo la Mastronardi, 23 anni, napoletana ma romana di adozione. Subito rassicura i fan: «Non lascio i Cesaroni, sarò anche nella quarta serie, con inizio riprese a novembre. Si sta scrivendo la sceneggiatura, quindi so poco dell'evoluzione di Eva che, a mio parere ha già dato tanto alla storia. Inizialmente avevo un certo timore ad interpretare questa giovane donna, poi ho creduto nel personaggio. Io però non voglio tumularmi in una lunga serialità alla Beautiful, perciò mi sto mettendo alla prova anche in altri ruoli. Ed anticipo la possibilità che "Non smettere di sognare" possa diventare una serie se avrà il gradimento del pubblico». Oltre ai Cesaroni 4, la Mastronardi sarà nel cast del sequel di «Romanzo criminale», la fiction di Sky le cui riprese iniziano a gennaio 2010. «Interpreto Roberta, la fidanzata del Freddo a cui da il volto Vinicio Marchioni, attore al quale sono legata anche nella vita. Ci siamo conosciuti ed innamorati proprio sul set. Le cronache rosa ed il gossip si sono occupati molto di me. All'inizio, dopo il successo de I Cesaroni, vivevo male la popolarità. Soffrivo per essere inseguita dai paparazzi, mi dispiacevano le critiche che penalizzavano la mia schiettezza. Poi ho superato tutto». Adesso Alessandra sogna il cinema. «Mi piacerebbe essere diretta da registi come Bellocchio, Sorrentino, Garrone. In verità ho già ricevuto alcune proposte cinematografiche che però non si conciliavano con i miei impegni televisivi e sinceramente, non mi appassionavano. La passione per il cinema me l'ha trasmessa mio padre: da piccola vedevo con lui i classici del grande schermo e soprattutto Totò. Oggi scarico da Internet i film del principe De Curtis». Tra i giovani attori della sua generazione stima Elio Germano («lo conosco, mi piacerebbe lavorare con lui»), ma anche Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno. Fare l'attrice era il suo sogno da bambina. «Un sogno che spero possa continuare, questo mestiere è molto aleatorio, non dà mai certezze».

Gossip:

Alessandra e Vinicio Marchioni sarebbero innamoratissimi l'uno dell'altra. In bocca al lupo allora.. Lui è bravo e simpatico, ho avuto modo di conoscerlo durante le riprese di 'Luce del nord' in uscita su rai due.

CdF

Hugo Chavez Show...come 'Via col vento'



(Velino/Velino Latam) - Tra annunci di investimenti miliardari, canzoni, durissimi attacchi all'opposizione e ai mezzi di comunicazione, si è aperta ieri la “maratona” di Aló Presidente la trasmissione televisiva del capo di Stato venezuelano Hugo Chavez che si concluderà domenica. Una sorta di “telenovela” lunga quattro giorni, così l'ha definita lo stesso Chavez, decisa per celebrare il decimo anniversario della trasmissione, uno dei principali strumenti utilizzati dal “caudillo” venezuelano per fare politica. La prima parte della trasmissione è andata in onda dalla centrale termoelettrica della Zulia, regione in cui il governo ha recentemente nazionalizzato oltre 70 imprese del settore energetico. Proprio davanti allo stabilimento, Chavez ha annunciato l'intenzione di investire, nei prossimi cinque anni, 20 miliardi di dollari nel settore dell'energia elettrica, una cifra pari ad almeno quattro volte quella chiesta in prestito al Brasile nei giorni scorsi. “Non ci sono stati investimenti per molti anni – ha spiegato – e ora dobbiamo risollevare il sistema elettrico del Paese. Io come presidente e amministratore delle risorse della nazione vi garantisco che questo investimento si porterà a termine”.
Dalla tribuna di Aló Presidente il capo di Stato ha mandato soprattutto una serie di messaggi politici: il primo diretto all'emittente Globovision, vicina all'opposizione e coinvolta in un durissimo confronto con il leader del Paese. Dopo aver ripetutamente minacciato la chiusura del canale, ieri Chavez ha chiamato in causa il ministro delle Opere pubbliche Diosdado Cabello, che controlla la commissione nazionale delle telecomunicazioni, chiedendosi perché non abbia ancora sanzionato i media che “avvelenano” il Paese: “Non mi importa nulla di quello che dice il mondo, io sto aspettando che compia il suo dovere, perché per questo è nella sua posizione, altrimenti rinunci e che assuma l'incarico chi ne ha il coraggio”. Dal capo di Stato sono arrivate accuse durissime per il proprietario della tv Giullermo Zuloaga, definito un “mafioso”, poche ore prima che venisse accusato di essere coinvolto in una causa per irregolarità nel deposito di automobili. Secondo Chavez l'emittente è “un virus, un veleno che può potare a commettere gravi delitti e attentare contro la vita di qualcuno”. “Dove mai si era visto – ha detto in riferimento all'intervista al giornalista Rafael Poleo – che qualcuno in un programma televisivo dica che il presidente finirà appeso come Mussolini e non sia stato arrestato?”. Secondo il leader venezuelano si tratta di un “incitamento all'assassinio”.
Inevitabilmente ampio spazio nell'intervento fiume di Chavez è stato occupato dalla “questione Vargas Llosa”. Lo scrittore peruviano, una delle voci liberali più critiche nei confronti del governo venezuelano, è arrivato ieri a Caracas per partecipare a un forum organizzato dal Centro de Divulgación del Conocimiento Económico para la Libertad (Cedice). Il suo arrivo, come quello del figlio Alvaro e di alcuni degli altri invitati, è stato anticipato da forti critiche e contraddistinto da una grande pressione da parte delle forze dell'ordine fin dall'arrivo in aeroporto, dove hanno ricevuto il formale invito a non esprimere commenti di natura politica sul governo del paese latinoamericano, pena l'espulsione. Nonostante questo Vargas Llosa non ha certo rinunciato a usare parole pesanti nei confronti del “caudillo” venezuelano. “In Venezuela non c'è ancora una dittatura, ma il Paese si sta incamminando in quella direzione”, ha sostenuto lo scrittore ed ex candidato alla presidenza del Perù, che ha parlato di un percorso che “l'allontana dalla democrazia liberale e l'avvicina a una dittatura comunista”. Per questo il Venezuela potrebbe diventare la “seconda Cuba dell'America Latina”. “La proprietà è individuale e privata o non è proprietà” ha sostenuto inoltre Vargas Llosa, “la proprietà sociale è un chimera, la proprietà collettiva è solo un sistema che la pone nelle mani della burocrazia politica che, prima o dopo, diventa corrotto”.
“Ci sono ancora spazi di libertà – ha ammesso lo scrittore – e bisogna approfittarne se non vogliamo che il Venezuela smetta di essere una società democratica per diventare una dittatura comunista, che è dove finirà se questo processo continua”, perché “c'è una radicalizzazione del regine”, un “timore crescente per qualsiasi tipo di critica” che provoca una “riduzione delle libertà pubbliche, della libertà di stampa e di mercato”. Tra gli invitati all'incontro organizzato dal Cedice c'è anche l'ex presidente boliviano Jorge Quiroga, che non ha certo usato la diplomazia nel sostenere che “la Bolivia è governata con il telecomando da qui e questo il popolo boliviano lo sa e lo sente. Si tratta di un'ingerenza grottesca e riconosciuta da tutti; è triste perché la Bolivia deve la sua indipendenza a un venezuelano, Simon Bolivar, e non la vogliamo vedere calpestata”.
Dal presidente venezuelano è arrivata però una mossa a sorpresa: parlando al telefono con il ministro della Cultura Hector Soto, Chavez, che si trovava a un incontro pubblico a pochi isolati di distanza dal luogo del forum, gli ha chiesto di offrire a Vargas Llosa e ad alcuni suoi colleghi la possibilità di uno spazio all'interno della trasmissione. “Io mi farò da parte – ha aggiunto – mi siedo tra il pubblico, gli invitati speciali della destra e i socialisti. Questa gente accetterà l'invito?”. Un ennesimo colpo di teatro da parte del leader venezuelano. Se si tratti di una “trappola” o di un'apertura verso i propri avversari è ancora difficile dirlo, per scoprirlo basterà non perdere le prossime puntate della sua “telenovela rivoluzionaria”.

Casini ha detto che Berlusconi rimarrà a vita come Chavez. Benedetta ignoranza...ma Ferdinando sa cos'è Chavez per i venezuelani? Prima di parlare bisognerebbe informarsi.

Cdf

venerdì, maggio 29, 2009

Il mio lungo cammino


Il vizio assurdo di voler cercare la giustizia ovunque. In qualsiasi posto. Se nasci con questo gene non riesci a resistere di fronte alle ingiustizie che ogni giorno ti ostacolano il cammino. Ne ho viste di ingiustizie, ogni giorno, ad ogni movimento. Sul lavoro, a scuola, nella vita. Il vederti scavalcare da chi, invece, traeva vantaggio dall’ingiustizia fatta a te, magari nella partecipazione al festival di Sanremo, piuttosto che a un’importante trasmissione televisiva. Mio papà cercava di aiutarmi, sapeva che il mondo andava così e un po’ si commuoveva pensando quanto fosse ingenuo il suo bambino. Soltanto ieri avevo vent’anni. Credevo di riuscire ad ottenere tutto con il sacrificio, che il mondo non fosse tutto corrotto, che si potessero raggiungere degli obiettivi anche lavorando sodo. Mi piaceva cantare, andavo a scuola di recitazione e,allo stesso tempo, continuavo a studiare, fino alla laurea. Vedevo le raccomandazioni intorno ma credevo proprio che io non ne avrei mai avuto bisogno. Quando, invece, mi sono imbattuto in dover per forza scendere a compromessi, all’interno di un’altra manifestazione canora italiana, mi sono tirato indietro disgustato. Non perché io fossi migliore, ma mi sono sentito sporco al solo pensiero di starci. Beh.. il mondo va ancora così. Voi del pubblico vi accontentate di queste ragazzette e ragazzotti raccomandati che saltano da un letto all’altro e ottengono, così, lavori e promozioni? Non so se sia vero il fatto che Berlusconi se la faccia con le ragazzine, sinceramente non ci credo, se non altro perché vecchiotto e anche troppo impegnato, penso, invece, che sia perché una pedina in questo sistema di raccomandazioni. Oggi continuo a lavorare come attore, come scrittore, come cantante…diciamo lavorare, anche se, per vivere, devo fare mille altre cose, ma sono tranquillo perché è tutta farina del mio sacco. Se lavoro con qualcuno o mi affido a qualcuno in questo mondo dello spettacolo, è sempre chi mi somiglia un po’, che arrivi dal basso, che non scenda a compromessi. E’ poco?... No, per niente. E' molto.
Cosmo de La Fuente

giovedì, maggio 28, 2009

L'Africa nel cuore. Cosa ne sa Berlusconi!



Sono uno dei tanti amanti dell'Africa, non di quella turistica, ma l'Africa che si impossessa del tuo cuore e ti graffia l'anima. L'Africa, eterna preda ma fiera nel suo intimo. Bellissima, meravigliosa e unica. Cosa ne sa Berlusconi? Ecco una lettera, che lascio tale e quale, che deve farci riflettere.
Io amo l'Africa.
Per conoscenza: A tutti gli italiani
Al presidente del Consiglio dei Ministri
Signor Silvio Berlusconi
Signor presidente,
vengo con questa mia indirizzata a Lei e per conoscenza a tutti gli italiani per esprimerle il mio profondo rammarico dovuto al Suo modo di considerare l’Africa e gli africani.
Lei è una persona che non si smentisce, dice sempre quello che pensa come lo dimostrano i Suoi continui gaffes – che considera scherzi solo a ragion veduta- e le continue smentite del giorno dopo a cui gli italiani sono ormai abituati.
Lei dimostra di aver una visione sbagliata dell’Africa così come sbagliate sono le politiche adottate dal Suo governo in materia dell’immigrazione. A dimostrazione di ciò sta il ricorrente uso negativo del nome “Africa” nel suo parlare. Mi riferisco ad una Sua frase pronunciata lunedì 25 maggio u.s. e che cito testualmente: "Roma sporca come una città africana". Le ricordo anche una Sua sortita poco piacevole di qualche anno fa in una puntata di Porta a porta quando disse che Sua moglie (Veronica Lario) – o meglio sua ex-moglie visto come stanno oggi le cose – aveva iniziato una dieta africana a base di banane che le ha resa abile scalatrice di alberi. Senza dilungarmi a ricordare altre sue sortite infelici mi limito a ricordarle per ultimo che, Lei qualche anno fa parlando dell’immigrazione clandestina che parte dalle coste libiche disse che l’Italia è un paradiso. A parte il fatto che il paradiso non esiste da nessuna parte su questa terra. Forse quando parla del paradiso pensa alle sue ville dove ama vivere circondato da belle ragazze come da sue ultime dichiarazioni.
E se l’Italia è un paradiso mi chiedo dove l’inferno?
Perché troppo è troppo, desidero dirLe con schiettezza e senza giri di parole quello che avrei voluto dirLe tanto tanto tempo fa.
Lei signor Berlusconi, dimostra chiaramente di non conoscere l’Africa e condivide, ahimè, la visione dell’italiano medio non del tutto diversa da quella dei romani per i quali l’Africa era data semplicemente per la patria dei leoni( hic sunt leones ).
E siamo nel 2009!
Lei non solo non conosce l’Africa ma dimostra di non conoscere nemmeno l’Italia considerati i luoghi che frequenta, altrimenti ci avrebbe pensato due volte prima di paragonare l’Italia ad un paradiso. Lei vive in un’Italia tutta Sua della borghesia che non è quella della gente comune che vive nei quartieri popolari e che fatica per sbarcare il lunario.
Lei, in Africa ci sarà pur andato, ma dove? Sempreché abbia la coscienza di esserci andato. Probabilmente anche per Lei l’Egitto, Tunisia e Marocco non sono l’Africa, sono lì per caso. Capisco che l’Africa che ha in mente è nera, quella che non ha ancora visitato ma conosce solo per sentito dire. Nera come la miseria nera. L’ultima ruota del carro.
Lei non ha minimamente idea di cosa sia l’Africa di oggi, l’Africa di povertà certo, ma anche di ricchezza come l’Italia. L’Africa dei paesi oggi emergenti che hanno un PIL tre quattro volte superiore dell’Italia. Per Sue informazioni legga le classifiche mondiali di quest’ultimi anni che vedono l’Italia piazzarsi dietro a paesi africani come per quanto riguarda la libertà di stampa, tanto per fare un esempio, e questo per merito Suo e dei Suoi conflitti d’interesse.
Dalla sua famosa discesa in campo della politica al giorno d’oggi non ricordo né un suo viaggio in Africa nera né una sua iniziativa politica volta a incoraggiare lo scambio tra l’Italia e i paesi africani.
Proprio in questi giorni, il quotidiano la Repubblica le ha posto 10 domande che attendono risposte, non voglio porne altrettanto aggiungendo inutilmente carne al fuoco, Le chiedo soltanto di dirmi a quale città sporca dell’Africa si riferiva e che ha avuto modo di visitare. Per concludere, Le do un consiglio, la prossima volta quando vorrà parlare dell’ Africa, Le chiedo semplicemente di avere rispetto verso l’Africa e gli africani il che non costa niente ma è solo questione di civiltà. Forse per lei le persone valgono per quello che hanno e non per quello che sono. Il fatto che Lei sia ricco non le deve permettere di umiliare l’Africa e gli africani che come molti italiani vivono dignitosamente la loro povertà ma ricchi di quei valori anche morali che da anni scarseggiano a questa parte.
Lettera firmata
Jean-Félix Kamba Nzolo

Corsi di danza completamente nudi



Corso di danza per nudisti
Se ne sentono di tutti i colori ma questa sembra debba superare di gran lunga le stranezze a cui si dedicheranno gli amanti del ‘particolare’. Sono stati istituiti dei corsi di danza per nudisti, di ballo salsa. Insomma una coppia che, intenta nelle varie figure e a non inciampare nei passi, si muoverà energicamente con tutto in vista, anche gli attributi maschili che svolazzeranno da una parte all’altra.
Non sarà possibile curiosare ovviamente, si tratta, invece, di una trovata seria e chi ha intenzione di entrarci dovrà dimostrare di essere, innanzitutto maggiorenne e di essere già un praticante del naturismo. Quelli che già immaginavano di apprezzare andando a dare un’occhiata resteranno delusi. Comunque fino ai 90 anni sono tutti accetti. Resta solo un dubbio: …perché?
I corsi si terranno in spazi all’aria aperta, protetti da sguardi indiscreti e regolamentari…ovviamente. Insegnanti, anche loro nudi, provenienti da Cuba, Colombia e Venezuela.
Cosmo de La Fuente
Ne sa qualcosa la dottoressa Lazzaro

Non etrare in Venezuela se pensi di poter dire la tua


Mario Vargas Llosa è stato fermato al suo arrivo in Venezuela dalle autorità dell' aeroporto di Caracas: lo hanno reso noto fonti del seminario anti-Chavez che ha invitato lo scrittore peruviano. A Vargas Llosa le autorità hanno trattenuto il passaporto, ha detto alla stampa Rocio Gijarro, direttore del centro-studi Cedice, che ha organizzato il seminario sui temi relativi alla “democrazia e la libertà”. «Un funzionario delle dogane - ha detto lo scrittore - mi ha gentilmente avvertito che in quanto cittadino straniero, non avevo diritto a fare dichiarazioni politiche. Con altrettanta gentilezza, ho risposto che nella terra di Simon Bolivar (il Venezuela, ndr.) nessuno può porre limiti alla libertà di pensiero».

martedì, maggio 26, 2009

Bomba atomica iraniana: grazie Chavez


IRAN/NUCLEARE: ISRAELE, DA VENEZUELA E BOLIVIA URANIO A TEHERAN

(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 25 mag - Un documento del ministero degli Esteri israeliano accusa Venezuela e Bolivia di fornire uranio all'Iran.

''Abbiamo informazioni secondo le quali il Venezuela e la Bolivia forniscono uranio all'Iran per il suo programma nucleare'', spiega il documento, osservando come il presidente venezuelano Hugo Chavez abbia svolto un ruolo fondamentale nel rafforzare i legami tra Teheran e La Paz.

Secondo il documento inoltre, Caracas starebbe aiutando la repubblica islamica a eludere le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

L'Iran, si legge infine nel documento, sta creando cellule di Hezbbollah nel nord del Venezuela e sull'isola di Margarita.

mlp/mcc/alf

lunedì, maggio 25, 2009

I terroristi di Chavez

Alò presidente. Deci anni di brain wash



La trasmissione simbolo del lavaggio del cervello dei venezuelani compie dieci lunghi anni.
(ANSA) - Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha celebrato oggi il decimo anniversario di ''Alo' Presidente''. Dal '99, il programma radio-tv con il quale Chavez ogni domenica entra in contatto diretto con il suo popolo si e' trasformato nel simbolo piu' visibile del ''socialismo bolivariano''. Per i difensori di Chavez e' l'incarnazione dell'informazione popolare, per i critici rappresenta invece il simbolo del carattere demagogico e populista del presidente.

venerdì, maggio 22, 2009

Quel treno



Mi capita spesso di sentire vicino a me la 'signora' fortuna , è talmente vicina da poterla afferrare con una mano,ne sento anche il profumo inebriante ma puntualmente perdo il treno in cui lei sta viaggiando in cerca di qualcuno giusto a cui darsi.La fortuna, il successo e la realizzazione di tutti desideri viaggiano su un treno che regolarmente io perdo pur vedendolo, arrivo in ritardo ,sbaglio il binario o in quel preciso momento non m'importa niente.Inizialmente me ne dispiaccio, avevo sentito il rumore sulle rotaie, l'odore di ferraglia e l'allegro fragore fischiettante, lo spostamento d'aria mi aveva soffiato sul viso con arroganza, ma l'ho perso di nuovo.Non credo nella mala sorte e poi chi l'ha detto che non sia meglio così? Tranquillo nella mia anonima esistenza posso passeggiare e fermarmi a osservare una piazzetta di paese, sedermi ai bordi di un marciapiedi e guardare la gente che passa, pensare al mio paese tropicale e sperare di tornarci per perdermi in un posto isolato e tranquillo a contatto con la selvaggia natura.Cammino con le mani in tasca e rifletto in solitudine, uno sguardo disattento alle vetrine della città e il ricordo di un'infanzia molto particolare nel calore di un paesaggio esotico, ripenso ai miei viaggi continui perché appartenente ad una famiglia che aveva lo spostamento e l'emigrazione nel DNA.Le mie varie scuole, le persone che ho incontrato e che non ho mai più rivisto, occhi vaganti per il mondo che non vedo più ma che sento ancora vicini.Dove sarà adesso Estrella la bambina di colore mia compagna di classe in prima elementare?Sogni e speranze di un ragazzo allegro e timido allo stesso tempo, desideri inespressi e repressi nel più profondo della mia anima, come succede a chissà quante altre persone.Aspetterò ancora un paio di treni credo e se nemmeno su questi riuscirò a salire, c'è ancora qualcosa che posso fare per realizzare il mio ultimo desiderio. Vorrei ritornare in quel posto, lontano..lontano, non per stare nella solita città ma per lasciarmi vivere nella zona più libera e selvaggia.Canaima, Los Roques, Los Llanos..ovunque..purchè sia pace e meditazione. Mi tornano in mente momenti esotici e poi altri momenti vissuti in Italia...Tutto miscelato in turbinio di emozioni e di ricordi.So di aver perso i treni della fortuna ma sono sereno, riesco ancora a sentire i vantaggi dell'essere una grande papilla gustativa, una porta attraverso la quale passano e lasciano il segno alcuni elementi naturali. Il profumo della natura con i suoi fiori, il mare e le passeggiate nei paeselli di terre antiche, il calore del sole e lo sventolare delle foglie degli alberi, gli occhi languidi dei cani e il sorriso dei bambini, il pentimento dei peccatori e degli assassini che vogliono cambiare...e che probabilmente ci riusciranno, io invece non riesco a pentirmi.Ho perso il treno e se ci fossi salito può darsi che non avrei più gustato completamente la vita che mi è stata offerta, chissà se ne sarebbe valsa la pena. Ho voglia di bere un sorso di sereno e adesso non m'importa se quel treno è passato ...io partirò con una destinazione a mia scelta, primo o poi..ma cosa succede? intorno vedo moltissime persone che hanno perso il treno come me, sono agitate e discutono...parlano...si lamentano, sento una voce che dice: "accidenti ho perso il treno e questa volta a bordo c'era..",pronuncia un nome importante, è una persona che conta, sono allibito anch'io, ecco perché erano tutti così agitati. Ma qui non posso svelare quel nome, magari in privato lo farò. Penso che tra qualche anno metterò su una 'vivienda' in Venezuela, non lontana dal mare, per andarci a stare insieme a tutti quelli che hanno perso quei treni e che vorranno aggregarsi. Ci vieni anche tu? Intanto ripenso a quel nome così importante, proprio lui era sul quel treno, chissà chi è stato il suo prescelto....

giovedì, maggio 21, 2009

Donne, sesso e modernità



Una volta una donna nuda lasciava un segno. Quando ero bambino scoprivo con emozione i cartelloni pubblicitari dove, non da molto, si cominciavano a vedere i seni e le chiappe nude di bellissime donne. Il massimo della sfacciataggine era Amanda Lear, che, nell'ambiguità di essere donna/maschio, parlava di sesso senza freni e lo stesso faceva Loredana Berté. Oggi il corpo femminile è talmente consumato che quasi nessuno ci fa più caso. Ma è stata veramente una conquista?
CdF
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di Enrico Franceschini

E’ scoppiata una guerra tra femministe. O perlomeno una guerra tra donne. Combattuta in primo luogo su internet, la nuova frontiera di qualsiasi discussione globale. Ho letto una pagina sull’argomento sul quotidiano Guardian di Londra e ve la riferisco. Il mese scorso, Slate, il più famoso giornale online americano, ha lanciato un nuovo sito dedicato alle donne, Double X, il cui obiettivo primario, secondo i promotori dell’iniziativa, è definire che cosa vuol dire essere una “donna liberata” nel mondo di oggi. Ebbene, una delle prime battaglie intraprese da Double X è stato un attacco contro un altro sito dedicato alle donne, Jezebel, considerato il più vivace, il più seguito, il più anticonformista sito d’ispirazione femminista degli Usa. Ma è un femminismo particolare, quello di Jezebel. Le sue attiviste sono perlopiù giovani, single, metropolitane e predicano il diritto alla promiscuità sessuale, al bere alcolici senza freni perlomeno nel week-end, a interessarsi di fashion e celebrità, e insomma a godersi la vita senza farsi troppi problemi. Double X ha attaccato questa filosofia a spada tratta, giudicandola dannosa per le donne. Ha preso lo spunto da una blogger di Jezebel, che ha raccontato di non aver denunciato alla polizia una “date rape”, ovvero un rapporto sessuale impostole da un uomo con cui era uscita di sua spontanea volontà, a cui è stata costretta perchè aveva bevuto troppo. E perchè non lo ha denunciato? “Perchè avevo cose più importanti da fare, come continuare a bere”. Le femministe di Double X hanno preso questo episodio come esempio di una mentalità che secondo loro non ha nulla a che fare con il femminismo, bensì riflette soltanto un individualismo privo di qualsiasi comprensione dei problemi della donna nella società odierna. Le responsabili di Jezebel hanno reagito con furia, dicendo: “Come vi permettete di decidere chi è femminista e chi no”. Ben presto la polemica ha coinvolto siti, giornali e gruppi organizzati. La scrittrice Naomi Wolf si è schierata con Double X, osservando che ”essere sicure di sè e avere un rapporto senza complessi con il sesso è una buona cosa, ma un tatuaggio osè e un profilattico in tasca non bastano a fare la rivoluzione sessuale”. Femministe più giovani, tuttavia, si sono schierate con Jezebel. “Mi pare una manovra per sputtanare donne che fanno sesso consensuale tutte le volte che vogliono, con chi vogliono”, ha affermato Jess McCabe, direttrice di F Word, un sito femminista britannico. “Il problema è che femminismo è diventato una parola con cui molte donne non vogliono più associarsi”, commenta Ellie Levenson, autrice di un imminente libro intitolato “The naughtie girl’s guide to feminism” (La guida al femminismo della ragazza birichina), “ma se chiedi a quelle stesse donne se sono favorevoli all’uguaglianza trai sessi e al pari trattamento delle donne, rispondono senz’altro di sì”. Chissà cosa ne pensano le donne italiane…

mercoledì, maggio 20, 2009

Marco Zacchera parla degli italiani in Venezuela


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
ZACCHERA AL MINISTRO PER GLI AFFARI ESTERI


Per sapere, premesso che

- in Venezuela il presidente Chavez, oltre che sul piano delle libertà personali e del pluralismo informativo, sta proseguendo in una serie di gravi limitazioni delle libertà economiche e negli ultimi tempi ha proceduto alla nazionalizzazione di numerosissime imprese, in diversi settori, molte delle quali di proprietà di cittadini italiani, italo-venezuelani o venezuelani di discendenza italiana
- vivissima è conseguentemente la preoccupazione nelle nostre comunità dove numerose famiglie italiane si sono ritrovate in improvvise gravi difficoltà economiche, hanno perso i loro beni – spesso frutto di una vita di lavoro - e non hanno alcuna prospettiva di ritornarne legalmente in possesso
- gli indennizzi previsti sono del tutto aleatori e irreali rispetto all’ effettivo valore delle proprietà sequestrate e quindi chi perde la propria azienda non ha mezzi di sostentamento certi né può recuperare i propri risparmi e lasciare il paese
- il basso livello dei prezzi del petrolio ha acuito la crisi del regime di Chavez che in ogni modo interviene per ridurre l’agibilità politica dell’opposizione e la sua possibilità di operare in quelle città o regioni dove pure l’opposizione politica – anche recentemente - ha conquistato la maggioranza dei voti nonostante il forte sospetto di frodi elettorali e mentre non si contano le quotidiane denunce, anche a livello internazionale, per la sempre più cruenta repressione delle libertà individuali tanto da apparire evidente come il Venezuela si stia purtroppo avviando su di un percorso sempre più autoritario e violento
- che le condizioni generali di vita del popolo venezuelano sono in rapido deterioramento e che la violenza e la delinquenza è a livelli inimmaginabili, nel numero di diverse centinaia di omicidi ogni settimana

quali informazioni abbia raccolto il nostro governo sulla situazione in Venezuela e sulla prevedibile evoluzione del regime chavista

quali iniziative abbia concretamente attuato il Governo italiano nei confronti di quello venezuelano davanti alla recente serie di nazionalizzazioni messa in atto da Chavez ai danni di numerosi esponenti della nostra comunità e in particolare se siano stati avviati passi di protesta a livello bilaterale, e in questo caso con quali risultati

se siano state date istruzioni al nostro ambasciatore a Caracas al fine di tutelare l’integrità personale e dei beni dei cittadini italiani

se siano state prese posizioni – e in questo caso quali siano state e a che risultati abbiano portato – a livello internazionale sia in campo europeo che dell’ONU poiché si ritiene che la crisi venezuelana abbia ormai assunto caratteristiche di estrema gravità e che impongono interventi determinati e senza indugio a tutela della democrazia



on. Marco

Contano su Chavez


Vogliono incontrare il presidente Hugo Chavez alcuni dei familiari delle otto vittime italiane dell'incidente aereo avvenuto mentre sorvolava le acque dell'arcipelago venezuelano di Los Roques nel gennaio del 2008. Il gruppo di familiari si trova da ieri in Venezuela insieme ad altri componenti di una delegazione italiana, della quale fanno parte l'ammiraglio Giovanni Vitaloni e l'esperto in incidenti aerei Mario Pica.
Le ricercheLa "parte ufficiale" delle ricerche andra' avanti ancora per dieci giorni, anche se non si esclude che le indagini possano andare avanti oltre quel termine, nel caso in cui non ci siano risultati, ha detto Pica. "Vorrei incontrare il presidente Chavez per ringraziargli quanto ha fatto finora. Speriamo che continui ad essere disponibile come finora ha fatto su questo caso", ha commentato uno dei familiari, Deborah Napoli, al termine di una riunione nella procura generale a Caracas, sottolineando di aver trovato "determinazione e volonta"' nel procuratore Luisa Estela Morales, responsabile delle indagini.
L'attesa in Italia"In Italia c'e' grande aspettativa per la promessa che il presidente Chavez ha fatto di continuare le ricerche fino al ritrovamento del relitto", ha detto un altro dei parenti, Riccardo Tropiano. L'incidente era avvenuto l'8 gennaio 2008. Quel giorno, il il bimotore Let 410 della compagnia locale Transaven in viaggio da Caracas a Gran Roque (l'isola maggiore dell'arcipelago Los Roques) ebbe un guasto ad entrambi i motori e manifesto' l'intenzione di tentare un ammaraggio. Finora e' stato ritrovato solo il corpo del copilota e restano dispersi il relitto ed i corpi degli altri 13 occupanti, di cui otto erano italiani.

martedì, maggio 19, 2009

Los Roques: riapriamo il caso

Io sono stato censurato e presto metterò online il mio intervento su Rai Uno. Per fortuna che qualcosa pare muoversi nel verso delle indagini.
CARACAS (18 maggio) - Una delegazione italiana è arrivata ieri in Venezuela per prendere parte alle indagini sull'incidente che il 4 gennaio 2008 fa costò la vita ad 8 connazionali. Morirono Stefano Fragione, 33 anni, e Fabiola Napoli, 32 anni, residenti a Roma, in viaggio di nozze; Paolo Durante, 41 anni, la moglie Bruna Guerrieri di 42 e delle due figlie Sofia ed Emma, rispettivamente di sei e otto anni, una serena famiglia di Ponzano Veneto; le bolognesi Rita Calanni e Annalisa Montanari.

Tutti viaggiavano a bordo di un piccolo aereo partito da Caracas alla volta delle isole Roques che segnalò un guasto ad entrambi motori e scomparve nelle acque del mar dei Caraibi. Da allora indagini a rilento e accuse alla autorità venezuelane di procedere con eccessiva lentezza nell'accertamento della verità e nelle operazioni per localizzare i corpi della vittime.

Il gruppo arrivato a Caracas è formato dall'ammiraglio Giovanni Vitaloni, dall'esperto di incidenti aerei Mario Pica e da alcuni parenti delle vittime dell'incidente.
In mattinata il gruppo è stato ricevuto dall'ambasciatore italiano a Caracas, Luigi Maccotta, e da Hugo Marino, rappresentante della Atm, la compagnia privata a cui sono state affidate le ricerche sottomarine del relitto.

La delegazione, accompagnata dalle autorità di recupero venezuelane (Sar), sorvolerà in elicottero la zona marittima in cui si sono perse le tracce del bimotore Let 410 della compagnia aerea locale Transaven, decollato la mattina dell'8 gennaio 2008 da Caracas e mai giunto all'aeroporto di Gran Roque, la maggiore delle isole dell'omonimo arcipelago. Domani, gli italiani si incontreranno anche con la procuratore generale Luisa Estela Morales, responsabile delle indagini sul tragico episodio che resta ancora oscuro su molti aspetti.
Infatti, nonostante le ricerche siano partite a poca distanza dalla richiesta d'aiuto lanciata dal velivolo e siano continuate per diversi giorni, le pessime condizioni meteo permisero di recuperare solamente il corpo del copilota a qualche giorno dall'incidente e nessuna parte del relitto e dei restanti passeggeri fu mai più avvistata.

domenica, maggio 17, 2009

Il nuovo cellulare venezuelano si chiama 'minchia'



Questa è la fantasia di Chavez, che di socialista ha niente, ricorda, piuttosto, il "celodurismo" della lega.
Vergatario è come dire 'minchia'.
El Vergatorio è senza dubbio il cellulare più cazzuto mai realizzato. No, non è tanto per le caratteristiche o per la potenza quanto proprio per il nome: il presidente venezuelano Hugo Chavez, che l’ha fortemente voluto, si è infatti ispirato alla parola nello slang locale per definire… il pene!

http://cellulari.tecnocino.it/articolo/el-vergatorio-e-pronto/533/

Il mio amico babbo Natale, scena con Gerry Scotti e Cosmo de La Fuente

sabato, maggio 16, 2009

Quando il sesso si scatena



Ma succede solo ai focosi siciliani?

(ASCA-AGRIGENTONOTIZIE) - Agrigento, 15 mag - Sono dovuti intervenire i Carabinieri per sedare gli animi dei vicini di casa di una coppia di coniugi che, secondo quanto raccontato, avrebbe disturbato il vicinato con i ''gemiti'' scambiati durante le effusioni amorose. E' accaduto a Licata, nell'agrigentino, dove da diverso tempo una coppia e' accusata dai vicini di casa per continui disturbi ''sonori'', e non solo.Stando al racconto degli abitanti del vicinato, infatti, i due avrebbero anche praticato sesso orale dimenticando la finestra aperta, dando cosi' lustra visione a tutti i condomini.All'arrivo dei carabinieri, che non hanno comunque formalizzato nessuna denuncia, i vicini di casa hanno raccontando quanto accaduto. Soluzione trovata, infine, con la decisione di maggiore rispetto tra tutti, prestando piu' attenzione e riservatezza durante i momenti ''intimi''.

Ancora esempi di ditattura venezuelana

“In Bolivia due settimane fa sono andato in carcere a trovare Leopoldo Fernández, e queste sono la L e la F che mi hanno messo. Mettono un timbro con l’inchiostro indelebile con le iniziali del detenuto che uno va a trovare”. A parlare, mostrando il dorso della mano destra, è Alejandro Peña Esclusa: già candidato alla presidenza del Venezuela nel 1998, e leader di una ong di nome Forza Solidaria che da ormai un decennio sta rompendo le scatole a Chávez e, va detto, anche al resto dell’opposizione, che accusa di continuare a credere in un gioco elettorale oramai impossibile. Ma anche il già citato Fernández al gioco elettorale aveva creduto. Prefetto del Dipartimento amazzonico di Pando e oppositore di Evo Morales, fu infatti confermato al referendum revocatorio dello scorso 10 agosto, con il 56,21 per cento di voti a favore. Ma poi finì in galera il 16 settembre, sotto l’accusa di “genocidio” per i 15 morti e 37 feriti di un incidente avvenuto cinque giorni prima. In Venezuela il prossimo 20 aprile dovrà presentarsi in tribunale Manuel Rosales: ora sindaco di Maracaibo dopo essere stato governatore dello stato di Zulia e candidato dell’opposizione alle ultime presidenziali. Rischia un arresto per accuse di corruzione sostanzialmente analoghe a quelle che pendono su almeno una decina di sindaci chavistas, dei quali però nessun giudice chiede l’incarcerazione. E un processo è stato montato anche nel Nicaragua di Daniel Ortega contro il leader dell’opposizione Eduardo Montealegre.
“È la crisi che spinge i regimi a radicalizzarsi”, spiega Peña Esclusa. Che tra i suoi bersagli polemici ha anche il Dipartimento di Stato Usa, per aver sempre accreditato i risultati elettorali in Venezuela, e per aver anche puntato sulla possibilità di dividere i governi di sinistra latino-americani tra un asse moderato guidato da Lula e un asse più radicale imperniato su Chávez. “È Lula il vero potere dietro al trono di Chávez”, ribatte. “Ci sono differenze nelle condizioni dei Paesi, come ha spiegato lo stesso Lula: Chávez corre con una Formula 1, più veloce di noi; egli va a 300 Km all’ora e noi possiamo correre solo a 230 o 270. Ma al dunque Lula difende sempre Chávez, anche se non trascura di fare affari con gli Stati Uniti”. Non solo Lula e Chávez na i governanti di ormai almeno una quindicina di Paesi latino-americani appartengono infatti al Foro di San Paolo: intesa che i comunisti cubani e il Pt dello stesso Lula stabilirono dopo la caduta del Muro di Berlino. “Una riedizione del vecchio Comintern che lavora a vari livelli, e contro cui i partiti tradizionali sono poco efficaci, perché strutturati solo per il momento elettorale”.
Proprio per controbattere il Foro Peña Esclusa ha costituito un’alleanza di ong a livello continentale, denominata Unoamérica. “Non basta il momento elettorale: bisogna agire anche a livello di società civile e di cultura”.Presto, secondo Peña Esclusa, la crisi economica si trasformerà in crisi politica. Mentre però i governi “moderati” come in Brasile e Uruguay saranno sconfitti alle urne, quelli radicali saranno appunto tentati di estremizzare il loro discorso. “E con l’asse tra Chávez e Ahmadinejad, c’è addirittura il rischio di una nuova crisi dei missili”. Quanto al Venezuela, Peña Esclusa non è contrario alla partecipazione alle elezioni, “ma a patto che si trasformino in preparazione alla disobbedienza civile di massa”: la via da lui predicata in tutti questi anni. Appigliandosi, e questo è il bello, proprio a quell’articolo della costituzione di Chávez che sancisce questo diritto.

giovedì, maggio 14, 2009

Il papà ha sempre torto



In piazza della Repubblica, a Firenze, un uomo siede al tavolo di un bar e racconta la sua storia. Tranne che per sé, usa nomi di fantasia, perché ancora la giustizia non ha deciso cosa ne sarà della sua vita. Ma i fatti no, quelli, per quanto bizzarri, non l’inventa. Andrea ha 54 anni, gli occhi sempre sorridenti e la barbetta incolta. Ha la voce pacata e fremente al tempo stesso. Ricorda di quando, tanti anni fa, Giulia gli prese il cuore. Era bella, allora, curata, e col trucco semplice. Riservata, misteriosa. Nel 1988 Andrea la sposò, e per tanti anni vissero sereni.Poi, nel 2001, il più bel regalo della vita. Un batuffolino simpatico, Maddalena. Andrea perse subito la testa. Giocava con lei per ore sul pavimento del salotto e la sera gli piaceva rimboccarle le coperte. Ancora oggi, a Maddalena piace quando il babbo gioca con i burattini, imitando tante voci diverse. Per Maddalena, Andrea ha deciso di comprare una casa nuova, più grande. E sempre per lei, ha accettato il desiderio di Giulia. Niente babysitter, ad accudire Maddy ci penseranno i nonni. E fa niente, se una volta, il suocero aveva buttato lì, in modo brusco, «era meglio se non aveste fatto figli». Andrea ne fu ferito: «Perché? Non si era milionari, ma si stava bene, io una bimba la volevo con tutto il cuore», dice oggi a Piazza della Repubblica. Ricorda un’altra sera, quando giocava con la bimba, e sentì uno strano bisbiglio alle spalle. «Lascialo, lascialo alla sua incoscienza. Se n’accorgerà» diceva il suocero a sua moglie. Non capì. Poi tutto iniziò a precipitare. «Mio suocero – racconta a Tempi – sempre più spesso mi provocava, mi diceva che non ero uomo, mi insultava». Giulia era tesa, lo respingeva. Ma tutto rimaneva nebuloso, incomprensibile. Fino al 28 aprile 2005. Telefonate trappolaIn piazza della Repubblica, c’è una giostra, di quelle antiche con i cavallucci di legno bianchi, coi pennacchi. Andrea sorride e mostra una foto di Maddalena a cavallo di Daisy, la sua puledra dal manto nero e lucido. «Le piace tanto l’equitazione, ma adesso ha smesso e per ora fa solo pallacanestro», racconta con la “c” aspirata. Andrea è uno buono come il pane della sua città. E fino a quel 2005 era incapace di pensar male. Quando quel giorno gli arrivò la richiesta di separazione, a guardar la data in cui Giulia era andata dall’avvocato, gli venne uno shock: quella stessa mattina, avevano scelto insieme le mattonelle del bagno nuovo. Ai suoi occhi candidi, parve tutto improvviso, ma in realtà era come una ragnatela che da tempo lo avviluppava. Ecco la causa delle provocazioni del suocero, che una sera si erano concluse con uno strano rumore, un registratore, scivolato dalla tasca del vecchio, che avrebbe dovuto immortalare una reazione isterica di Andrea che non arrivava mai.Ecco perché Giulia aveva preso a chiamar la polizia, urlando al telefono che lui era violento. Quell’aprile del 2005, tutto si rivelò in modo chiaro. Giulia infatti aveva anche denunciato Andrea, per violenze psicologiche. Contro di lui venne aperto un procedimento, che si è concluso il 15 ottobre 2008. Il giudice lo ha assolto «perché il fatto non sussiste». Nelle motivazioni della sentenza, ha annotato a proposito dei suoceri di Andrea che «è enormemente strano» quanto hanno dichiarato. «Strano – prosegue il giudice nella sentenza – in quanto su nessuna delle frasi incriminate vi è una tale concordanza. Addirittura entrambe i testi oggi vengono a narrare di un episodio (…), quando in querela non l’hanno dichiarato». Il giudice, insomma, si è reso conto che le accuse verso Andrea sono lacunose e poco attendibili. Malgrado ciò, hanno contribuito a creargli intorno un groviglio di pregiudizi. Nel 2005, infatti, un altro giudice, quello che segue la separazione, ha commissionato una prima consulenza tecnica d’ufficio ad una neuropsichiatra infantile di Firenze. Nella perizia che questa ha consegnato al giudice, ha riportato le accuse di Giulia verso il marito: «Le dice cose cattive sul mio conto, le dice “tua madre è una delinquente, una ladra, una ladra di bambini”». La neuropsichiatra scrive anche che, a una sua domanda, «la signora risponde ammettendo che il marito in effetti non ha mai alzato le mani contro di lei, né ha mai sfogato la propria rabbia su degli oggetti». Non solo: osserva un incontro tra la bambina ed entrambi i genitori e annota che Maddalena pare più a suo agio con il padre. Anche se Andrea, «le ricorda più volte la presenza della madre».Un genitore a piccole dosiPer questo, ha concluso la sua perizia dicendo che Andrea «non risulta essere una persona pericolosa e tanto meno un padre inadeguato. (…) Non emergono problematiche tali da prendere in considerazione una forzata separazione da alcuna delle due figure genitoriali». Affido congiunto, è stata la proposta del perito del Tribunale. A dicembre del 2005 Maddy è affidata alla madre mentre Andrea si è trasferito dai genitori. Può incontrare la figlia due volte alla settimana, e stare con lei un mese durante l’estate. Nel dicembre 2006, tuttavia, il tribunale ha nominato un nuovo perito, questa volta uno psicologo, per una nuova consulenza. Di questa perizia, realizzata attraverso numerosi incontri, desta perplessità la metodologia con cui è stata condotta l’analisi: lo psicologo – che a differenza di uno psichiatra non è laureato in medicina – ha scelto di basarsi sull’approccio di un sociologo francese, Alain Trognon, mai usato nella pratica forense.Il risultato è arrivato nel settembre del 2007. Secondo il nuovo perito, Andrea mostra «aspetti paranoidei della personalità». Maddy «ha bisogno che suo padre si curi. (…) Gliel’ho caldamente ed esplicitamente raccomandato. (…) Se non lo facesse continuerebbe ad essere opportuno che la bimba prenda il padre a piccole dosi» conclude lo psicologo. Il tribunale dimezza gli incontri concessi ad Andrea: potrà vedere Maddy un pomeriggio alla settimana, un weekend ogni due, e una settimana durante l’estate.Il meccanismo si è inceppatoIn piazza della Repubblica, Andrea racconta. «Ricordo che durante quella perizia ero a disagio. Mi sembrava di essere minacciato. Lo psicologo mi disse che se mi fossi curato con psicofarmaci, sarei rimasto con mia figlia. Da quel 2007 si è inceppato un meccanismo nella giustizia. Un meccanismo misterioso. Il problema è che ora mia figlia inizia a star male, e questo è proprio quel che non lo voglio». La diagnosi del 2007 ha avuto un effetto devastante su Andrea. Come un pugno tirato a tutta forza in pieno viso. Che intontisce, fa ripiegare in due dal dolore. Andrea si è sottoposto ad una perizia psichiatrica: il primario dell’Asl che l’ha visitato, nell’ottobre 2008, ha dichiarato che «per formulare una diagnosi psichiatrica si deve procedere in maniera metodologicamente corretta (…). Non ho rilevato disturbi psicopatologici, né un di-sturbo delirante, né un disturbo paranoideo della personalità». Nell’agosto del 2008, la psicologa del servizio sanitario, referente del Tribunale per Maddalena, ha raccontato al giudice uno degli incontri con la bambina. Maddy «alla domanda “con chi vorresti stare, se potessi scegliere?” risponde che vorrebbe stare di più con il babbo, e vorrebbe che andasse in vacanza con loro in campagna, nella prossima vacanza insieme alla mamma». Fino ad oggi, il giudice ha rigettato le richieste di Andrea di passare più tempo con la figlia. A quattro anni dall’inizio della vicenda, sono intervenuti dieci tra psicologi e psichiatri, ma non si è arrivati alla sentenza. Perché, se per la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo bisognerebbe arrivare al primo grado entro tre anni? E perché basta una perizia, psicologica, per mettere in discussione tutto? Ancora. Il giudice a fine marzo ha accettato la richiesta dello psicologo consulente, e l’11 maggio anche Maddy sarà sottoposta alla visita di un neuropsichiatra infantile. Perché? Due cuori colorati coi pastelli«Una bulimia di perizie» denuncia Marco Casonato, uno dei consulenti della difesa, professore di Psicologia dinamica all’Università di Milano: «Un caso abnorme. Dieci perizie non servono a nulla: ho l’impressione che si stia seguendo una tesi pregiudiziale». «Questo di Firenze è un’esemplificazione di un pasticcio giudiziario all’italiana» dice Gloria Vannini, neuropsichiatra infantile, membro della Lidu, associazione internazionale per la difesa dei diritti dell’uomo: «Non si comprende che la bambina ha bisogno di entrambi i genitori. Per una falsa cultura in difesa della donna, si assumono comportamenti di attacco eccessivo contro la figura paterna». Al tavolo del bar, Andrea sa solo che qualche giorno fa Maddy gli ha portato un disegno. «L’ho fatto di nascosto alla mamma, è per il tuo compleanno», gli ha detto. Con i pastelli ha colorato due cuori, uno grande e uno piccolo, che si tengono per mano. Sono lei e il babbo.


I soliti luoghi comuni all'italiana.

Chavez predica bene ma....quanto fa schifo!




«Appoggia il terrorismo», «lede i diritti umani», è «colpevole nei confronti delle vittime». E per questo deve pagare: 5 miliardi di dollari. E' la causa stratosferica intentata dalla Ong Freedom Watch e da alcuni esuli venezuelani nei confronti del presidente Hugo Chavez, di alcuni funzionari di governo e dell'azienda petrolifera statale Pdvsa. Questo esposto segue a una prima causa depositata già ad aprile in cui si chiedeva un rimborso alle vittime del terrorismo per un miliardo di dollari. I ricorrenti definiscono Chavez e i suoi fedelissimi «complici della guerriglia colombiana delle Farc» e addirittura «complici di Al Qaeda». I dirigenti denunciati sono i massimi vertici dell'intelligence di Caracas. Nell'esposto miliardario viene anche inserita l'azienda petrolifera Citgo, controllata da Pdvsa, «che commercializza derivati del petrolio venezuelano e distribuisce fondi per appoggiare i crimini». Secondo l'avvocato Larry Klayman, che segue questa causa collettiva, il presidente venezuelano avrebbe «utilizzato i soldi del petrolio per finanziarie attività di organizzazioni terroriste». Chavez sarebbe «in strette relazioni anche con Hamas e Hezbollah». Tra le persone che hanno fatto ricorso, spiega l'avvocato, c'è anche «una dona colpita da presunti sicari dopo che il marito aveva denunciato alcune irregolarità in imprese statali». L'esposto è stato presentato al tribunale federale di Miami: «Speriamo che il Venezuela si presenti a giudizio - afferma il portavoce dei ricorrenti, Ricardo Guanipa - se il governo non lo farà, si metterà nelle condizioni di essere condannato». Guanipa è l'esule venezuelano che appoggia la Ong in questa avventura giudiziaria contro Chavez: giornalista fino al 2004 a Caracas, dove lavorava per Radio Marti, è poi fuggito a Miami a causa di «minacce da parte del governo di Chavez». Nonostante l'amministrazione di Barack Obama stia tentando un avvicinamento al governo venezuelano rispetto alla linea di rottura seguita dal predecessore Bush, sono arrivate oggi altre critiche al «caudillo» dagli Stati Uniti: il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), con sede a New York, dichiara che Chavez «deve astenersi dal pronunciare accuse senza fondamento e commenti di minaccia che possano avere un effetto d'inibizione nei confronti della stampa». Il comitato si riferisce ad alcune frasi pronunciate da Chavez domenica nel corso della sua consueta trasmissione domenicale in cui ha «accusato mezzi d'informazione privati di destabilizzare la democrazia». Secondo un sondaggio dell'agenzia di Caracas Datanalisis, il gradimento di Chavez tra i venezuelani è al 59% in base all'ultimo rilevamento di marzo, due punti in meno rispetto a febbraio.

mercoledì, maggio 13, 2009

Cucina venezuelana autentica: diffidate dalle imitazioni



Chissà quanti lettori saranno felici che io, almeno per un paio di giorni, mi dedichi soltanto al mio ‘altro’ amore, quello verso la cucina, specie quella venezuelana. Depongo la mia penna armata e mi accingo a svelarvi qualche segreto della cucina ‘criolla’, ringrazio gli chef e collaboratori della cucina del Sabor che, dopo un paio di occhiatacce, hanno accettato che io tradissi il nostro patto di sangue, quello, cioè, che ci impegna a non svelare le nostre ricette. Mi fa piacere, però, mostrare a ‘La Voce di Fiore’ anche un altro aspetto di me. Non che non mi dispiaccia deludere chi si aspettava un pezzo sul presidente venezuelano o qualche racconto erotico, di quelli che, nei mesi trascorsi, hanno incuriosito molti e scandalizzato altri.
Oggi parliamo di cibo, che per certi versi è il consorte del sesso. Addentrarsi nella gastronomia venezuelana è come immergersi in un mondo di sapori dai gusti accentuati, di radici indigene come la yuca (tapioca) con influssi europei. La cucina dei Carabi nasce dalla fusione di varie culture ma rimane ‘padrona’ della propria personalità. Caratterizzata dall’uso del mais, tapioca, platano (simile alla banana, ma si consuma cotto), ajì, fagioli, canna da zucchero, carni e spezie dagli aromi conturbanti come il cumino, le ricette tropicali non si fanno dimenticare facilmente, proprio come le belle mulatte dell’isla di Margarita.
Non parleremo del ‘pabellon’, il piatto tipico venezuelano nato nell’epoca bolivariana, dove ogni ingrediente è il simbolo di qualcosa: i fagioli neri sono gli schiavi, il riso rappresenta la colonizzazione degli spagnoli, il platano a fette il popolo indigeno e la carne sfilacciata è la guerra per la libertà, quella combattuta dall’America latina contro il colonialismo spagnolo.
Non parlerò,in quest’occasione, nemmeno della ‘hallaca’, la particolarissima pietanza natalizia che viene avvolta nelle foglie di banano per poi farla cuocere. Il piatto che vi presento è “Arroz con camarones y coco” (risotto con gamberoni e cocco) Le ricette che contengono frutti di mare e crostacei sono molto gustose e normalmente si accompagnano con altre preparazioni tipiche dei Carabi. Nella costa del Venezuela si trovano questi piatti unicin combinati,molto gustosi.
Ingredienti:
2 tazze di riso
4 cucchiai di olio di mais
½ kg di gamberoni crudi, spelati e senza vena
1 peperone rosso
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
1 pomodoro da insalata
1/2 di latte di cocco (si trova in lattino nei negozi asiatici)
4 tazze d’acqua
1 Taza di frutto del cocco grattuggiato sale e pepe q.b.
Preparazione:
Sminuzzare la cipolla e l’aglio, magari frullandoli. In una padella ben calda, versare l’olio di mais e far soffriggere il composto di aglio e cipolla, aggiungere poi i gamberoni e lasciar dorare tutto. Aggiungere sale e pepe. Aggiungere il pomodoro e il peperone finemente tagliati, lasciar cuocere per alcuni minuti e procedere aggiungendo il riso.
A questo punto versare l’ingrediente più importante, quello che darà al vostro piatto, il profumo delle spiagge venezuelane, il latte di cocco e la polpa grattugiata. Mescolare bene e attendere che il riso sia cotto e cremoso. Impiattare e ornare con altro cocco grattugiato e due o tre foglie di menta. Se volete conquistare qualcuno per poi concludere la serata in maniera romantica, vi coniglio questo piatto. Vi ricorderete di me.
Articolo di Cosmo de La Fuente scritto per 'La voce di Fiore'
Cosmo de La Fuente

Venezuela è dittatura dichiarata


Ribadendo che dovrebbero vergognarsi quelli che ancora citano Chavez come esempio di socialismo, propongo il pezzo de 'Il Velino'. Smettiamola di parlare di democrazia quando si parla di Venezuela, perchè siamo in piena dittatura. Tutte quelle sciocchine che parlano di nuovo socialismo sudamericano dovrebbero informarsi e non spacciarsi per giornaliste serie.
Roma, 11 mag (Velino/Velino Latam) - Chiudere le televisioni private, confiscare i terreni non utilizzati, nazionalizzare il Banco de Venezuela, uscire dall’Organizzazione degli Stati americani. Se nei giorni scorsi la Commissione interamericana per i diritti umani dell’Osa aveva denunciato il deterioramento della democrazia in Venezuela, il leader del paese latinoamericano Hugo Chávez ha rilanciato e, tra sabato e domenica, ha scatenato una dura offensiva contro avversari veri e immaginari. Palcoscenico della maggior parte di questi attacchi è stato ieri il suo programma televisivo domenicale, Aló presidente, nel corso del quale si è scagliato contro i mezzi di comunicazione privati: Chávez ha detto ai proprietari di “stare attenti” perché “potrebbe arrivare una sorpresa in qualsiasi momento”, ipotizzando di ritirare le loro concessioni perché “abbiamo resistito anche troppo. Una cosa sono le critiche e un’altra è la cospirazione”. Chávez ha quindi promesso di agire con durezza nei confronti di quei media che diffondono “messaggi di odio, stravolgono la verità e incitano alla guerra”. In particolare il presidente venezuelano si è concentrato sul direttore di Globovision Alberto Federico Ravell, definito “un pazzo con un cannone”, al quale ha annunciato la prossima fine delle trasmissioni “o smetto di chiamarmi Hugo Rafael Chavez Frías”.
Secondo il presidente venezuelano infatti i mezzi di comunicazione spesso agiscono come “partiti politici e come gruppi di pressione”. E se qualcuno, come la Commissione interamericana per i diritti umani dell’Osa, contesta, da Chávez arriva una risposta chiara: “Che se ne vadano al diavolo”. Sabato il leader venezuelano aveva ipotizzato anche l’uscita di Caracas dall’Osa, con l’intenzione di creare un organismo analogo “un’organizzazione di popoli liberi dell’America Latina”. In particolare Chávez ha il dente avvelenato nei confronti della Commissione per il mancato sostegno offertogli in occasione del colpo di Stato di cui fu vittima nel 2002: “Non hanno mai risposto alla richiesta fatta per garantire la vita di un presidente sequestrato e adesso sono gli stessi che dicono che violiamo i diritti umani. Che se ne vadano al diavolo”. Il “caudillo” ha anche annunciato l’intenzione di accorciare i tempi per la nazionalizzazione del Banco de Venezuela, controllato al 96 per cento dallo spagnolo Banco Santander, come parte del “processo verso il socialismo”.
“Abbiamo fatto studi e calcoli – ha spiegato -. Ora sappiamo quanto vale e saremo rigorosi, come siamo stati in altri casi”. Chavez ha sostenuto che le decisioni prese negli ultimi giorni sono i primi passi nella decade che porterà il Venezuela a uscire dalla “egemonia capitalista”; uno dei passaggi fondamentali di questo percorso sembra essere nella dichiarazione: “la terra non è privata, è della nazione”. Il presidente se l’è presa infatti con chi “ha una piccola tenuta” in cui passare il fine settimana, perché “chi vuole veramente la terra, deve lavorarla”, annunciando di aver firmato gli ordini di esproprio di diecimila ettari. In merito alle critiche mosse alla decisione, Chavez ha commentato: “I latifondisti dicono che è un furto? Lo stesso dice il ladro quando viene catturato: sono innocente”. A preoccupare ancora di più i proprietari terrieri è il fatto che il presidente ha sostenuto che se si analizzassero approfonditamente tutti i titoli di proprietà “in Venezuela non ci sarebbe più proprietà privata”, perché “quasi tutte le grandi estensioni di terreno sono frutto di violenza e sopruso dei potenti ai danni di contadini, indigeni e poveri”.
Per questo, ha spiegato annunciando la firma degli atti di esproprio di diecimila ettari, questa politica proseguirà, puntando all’autosufficienza alimentare. Tutto questo è successo a poche ore dalla scoperta di un presunto complotto ai danni del “caudillo”, segnalata dal ministro degli Interni Tarek El Aissani. In una dichiarazione pubblica il ministro ha infatti reso pubblico che tre cittadini dominicani e un francese sono finiti in manette con l’accusa di cospirare contro il governo e di lavorare alla preparazione di un attentato ai danni di Chavez. Nell’abitazione del francese, Frederic Bocquet, la polizia avrebbe scoperto un vero e proprio arsenale.
Chavez esta loco, esta acabando con Venezuela, no podemos no protestar contra esta dictadura. Es necesario que los Venezolanos de todo el mundo tienen que unirse para que Venezuela vuelva a ser el pais libre en donde crecimos. Cuidado hermanos, el tipo esta loco de remate y ya los que le habìan dado su voto no creen mas en él. Que se vaya el loco.

Chavez grande fratello: Vergatario



Si chiama 'vergatario' il grande fratello venezuelano. Chavez lancia questo supertelefonino a un prezzo eccezionale e, d'ora in poi, all'insaputa degli utenti, avrà tutti sotto controllo. Il Venezuela si avvia ad essere il paese al mondo più sottomesso alla dittatura politica.
Un testimonial d’eccezione. Hugo Chavez, il presidente del Venezuela, ha lanciato sul mercato nel suo paese un telefono cellulare “rivoluzionario”. Lo ha fatto nel corso del suo programma televisivo, che si chiama “Alò, presidente” (pronto, presidente) e occupa ore e ore di programmazione domenicale sulla rete pubblica. In vendita per 30 bolivares, l’equivalente di 14 dollari circa, il telefonino si chiamerà “El vergatario“, è dotato di lettore Mp3, fotocamera e radio e sarà commercializzato in Sudamerica. La tecnologia è cinese, ma a produrlo è una compagnia di telecomunicazioni, la Vetelca, controllata all’85% dal governo venezuelano, (il restante 15% è della cinese Zte) ecco quindi spiegato l’attivismo promozionale del presidente. “Con questo telefono potrò chiamare il mio amico Fidel Castro e la Cia non ci potrà intercettare” ha detto Chavez durante il suo show davanti alle telecamere, prima di chiamare in diretta sua madre, la signora Elena, per farle gli aguri in occasione della festa della mamma: “La prima chiamata del mio Vergatario è per te, mamma”.

martedì, maggio 12, 2009

Ceaucescu come Chavez come Hittler


Una sorpresina può arrivare in qualsiasi momento». Così Hugo Chavez ha minacciato di chiudere le emittenti televisive private che «incitano all’odio» e «cospirano contro il governo». Nel suo programma settimanale, «Alò», il presidente venezuelano ha promesso battaglia contro i media che «diffondono messaggi di odio, calpestano la verità e incitano alla guerra». Chavez ha puntato il dito in particolare contro il direttore della tv di opposizione «Globovision», Alberto federico Ravell, che ha definito «un pazzo senza pistola». «I media - ha tuonato Chavez - cambino abitudine o si preparino a subire le sanzioni previste dalla legge».Due giorni fa la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo (organo con funzioni giurisdizionali creato dall’Organizzazione degli Stati americani) ha denunciato il «deterioramento della democrazia» nel Paese latinoamericano e ieri il presidente ha ordinato l’esproprio di circa 10 mila ettari di terreni da vari proprietari dello stato di Barinas, nel sud-ovest del paese. «Non c’è terra privata» in Venezuela, ha spiegato Chavez aggiungendo che «ci può essere gente che occupa la terra, ci possono essere produttori a patto che producano, ma se l’occupano senza produrre, perdono il diritto di occuparla e allora la legge dev’essere implacabile». Chavez, che finora espropriato circa 2,5 milioni di ettari di terre ai privati, ha concluso ricordando che «quando i latifondisti si lamentano e ci accusano di rubare le terre, mi suona come se un ladro si lamentasse che gli rubano la refurtiva».


Enrique è alla guida della vecchia jeep che ci porta verso Punto Fijo, cittadina nel nord ovest venezuelano, non lontana dalla laguna di Maracaibo, la zona petrolifera del nostro paese. Il mio amico guida nervosamente, si dice felice di rivedermi e durante il tragitto mi racconta come la sua famiglia e tutti i suoi parenti stiano vivendo l’attuale situazione venezuelana. Il padre di Enrique è di origini italiane mentre la madre è originaria di Maracaibo. Una vita fatta di piccoli sacrifici e voglia di raggiungere un posto al sole, una piccola azienda per la surgelazione di gamberi e frutti di mare che erano poi distribuiti in tutto il mondo. Un’azienda familiare che funzionava abbastanza bene e che improvvisamente ha conosciuto la crisi più nera. Il governo non permette che si prendano delle iniziative commerciali o quant’altro, qualsiasi piccolo imprenditore è costretto a stare con le mani legate e quindi a chiudere. Gli operai della “Mariscos Centilli” sono rimasti tutti senza lavoro, ognuno di loro ha una famiglia e dei figli, ma a nessuno importa che siano rimasti disoccupati, tanto meno al jefe che invece non fa altro che parlare di socialismo. Enrique guida e parla mentre le ruote del fuoristrada finiscono continuamente nelle numerose buche del manto stradale, sono quasi voragini, all’interno dell’abitacolo i sussulti sono talmente forti che, per non sbattere la testa da qualche parte, si è costretti a viaggiare tenendosi da qualsiasi appiglio disponibile. Sono contento, finalmente respiro di nuovo l’aria del mio paese e sento di nuovo i profumi dei fiori e delle spezie che arrivano alle narici mentre passiamo dai piccoli centri abitati, dove le donne, nell’impossibilità di acquistare carni pregiate e formaggi costosi, friggono i platanos e scaldano i fagioli neri speziati al cumino. Quasi leggendomi nel pensiero Enrique interrompe le mie riflessioni e mi dice: ‘questa gente non soffre per la mancanza di cibo, sono anni che vivono in questa situazione, la cosa peggiore, per loro, è la mancanza di libertà che cominciano ad avvertire, inizialmente avevano creduto alla rivoluzione sociale ma ora si rendono conto che la qualità è peggiorata moltissimo e che non esiste più sicurezza nemmeno di vivere”. Ricordo Enrique da adolescente, sempre allegro e ricco di iniziative, amante della musica e del ballo, sentire ora le sue parole mi intristiscono. In serata arriviamo a casa sua e incontro tutta la famiglia, i ricordi di quando eravamo ragazzi a Caracas, prima del trasferimento a Punto Fijo, ritornano tutti per regalarci qualche ora di serenità. Quando il padre di Enrico parla di Chavez abbassa la voce, come se temesse che anche in casa sua qualcuno lo possa spiare. Sorrido meravigliato per questo e lui, vecchio saggio, mi guarda dritto negli occhi e con la determinazione tipica del meridione italiano, con un linguaggio misto tra spagnolo e napoletano mi dice: “non sorridere, io questi comunisti li ucciderei tutti”. Vengo a conoscenza di fatti che da soli potrebbero riempire le pagine di un libro di suspence e dei thriller più scioccanti, storie di spionaggio e cose che in Venezuela non mi sarei mai aspettato che potessero accadere. Di fronte alla mia riluttanza e incredulità mi mettono sotto al naso la nuova costituzione bolivariana, fresca fresca, progettata dall’attuale governo che, mascherato da socialismo, in realtà nasconde un’anima comunista della peggiore specie. Le prime due leggi che mi vengono agli occhi si occupano del tradimento di pensiero, sono previsti, cioè, fino a sei anni di carcere per chi fa della propaganda contro il governo. Alla faccia della democrazia! Alla faccia di chi ha osato definire la trasformazione del Venezuela un risultato della democrazia più grande dell’America latina. Bugie! Solo bugie. Cosa significa la costituzione bolivariana? Bolivar è morto da tantissimi anni e non sapeva nemmeno cosa fosse la rivoluzione industriale. Improvvisamente pare che Simon e Chavez siano un connubio indissolubile, tanto che le parole di uno vengono confuse con quelle dell’altro e parlare di uno o dell’altro sia la stessa identica cosa. Simon Bolivar diventa incredibilmente un sostenitore di Carlo Marx, mentre Chavez è in realtà il ritorno in carne del libertador. Simon chiedeva, però, la vita e la libertà per la gente, viveva in povertà, mentre il presidente venezuelano vieta il libero pensiero e vive negli sfarzi come un nababboe che spenda milioni e milioni di dollari per pubblicizzare la sua corrente comunista. Un paese libero e sincero come il Venezuela diventa bersaglio di meschini sotterfugi per cancellare la memoria, la storia e la libertà d’espressione. Vengono censurati i libri di storia, le parole in tv, i giornali e non esiste alcuna possibilità di opposizione. I venezuelani all’estero, grazie anche a Internet, denunciano questo stato di cose e non possono rimanere impassibili di fronte alle false affermazioni per cui in Venezuela tutto starebbe andando per il meglio. Sia benedetto l’arrivo di Internet che diventa in questo momento l’unica possibilità d’espressione. Questa rivoluzione non è la nostra, questo è soltanto l’anticamera del comunismo cubano. In Italia si è liberi, non si viene perseguiti legalmente perché non approvi quello che fa il governo, non si va in galera perché dici quel che pensi o sei contrario al governo. Cosmo de La Fuente(articolo prelevabile citando fonte e autore)
04:20 P.M APROX: recibo mensajes por BB de mis amigos de PERLA , de quienes estare eternamente agradecida, notificandonos que internamente pasaron una comunicacion al personal, en donde se les ordenaba presentarse en las empresas a TOMARLAS a partir de las 6:00 am del dia viernes.Inmediatamente le comunico a los dueños, quienes habia recibido una comunicacion igual y le comunico a mis compañeros de trabajo que empiecen a hacer respaldo de todos los documentos y que recojam sus efectos personales. Despues la idea era sacar las computadoras y mandar a salir los barcos, pero la toma no fue a las 6:00 am....a las 5:00 p.m ya teniamos el estacionamiento lleno de empleados de PERLA y PDVSA que tenian la orden de quedarse en vigilia, supongo que para intimidar y para verificar que no nos llevaramos los activos de la empresa. 05:30 pm: la mayoria del personal se retiro,incluyendo a los dueños, a quienes les aconsejaron no quedarse. Nos quedamos los gerentes de Mtto,Operaciones y yo por C-SSA, ademas de todo el personal de flota y algunos otros empleados que quisieon quedarse como apoyo 06:00 pm: Llega el juez con dos asistentes, tres "expertos" de PDVSA y tres de "PERLA", dos abogados de PDVSA y un fotografo y nos indican que van a accesar a las instalaciones a hacer una inspeccion de los activos. Una vez adentro nos dividimos en grupos porque querian las caracteristicas de las embarcaciones, inventario de los activos (en papel y en fisico) y tomarle fotos a todo lo que se encontraban a su paso, incuyendo hasta los trofeos que nuestros juegos internos, muebles con libros, carteleras,papeleras y escritorios.Debo indicar que en ningun momento fueron groseros y para mi sorpresa los mas agradables y que incluso me explicaron y respondieron a todas mis preguntas fueron los abogados y el juez.Lo que si no puedo pasar por alto fue que los "expertos" eran unos payasos que se ponian a hablar entre ellos y decian puras estupideces como YO FUI EL PRIMER EMPLEADO DE PETROREGIONAL(PERLA), o yo les dije a los de PDVSA yo no voy a entrar con un contratico a mi me pagas bien o si no no entro etc etc etc.....y resulta que me miraban como una desconocida y hasta el 30 de marzo fuimos base logistica de PERLA y les veia la cara a veces hasta dos o tres veces a la semana......y el payaso mayor fue el de PDVSA quien despues de estudiar toda a carrera juntos se hizo el que no me conocia y me bajaba la cara...y cuando le dije que lo conocia me dijo AAHHH SII TU CARA ME ES CONOCIDA!!!. 11:30 p.m: culmina la inspeccion , se firma el acta con los jueces y ellos indican que se van a retirar pero a cambiarse de ropa porque la orden es permancer en vigilia en el estacionamiento y que a las 12:00 llegaria el nuevo " JEFE DE OPERACIONES" a tomar posesion del muelle.En seguida el Gte. de Mtto y yo nos fuimos a casa de los dueños a reunirnos con ellos y notificarles como habia sido la inspeccion y las intrucciones que nos habian dado. El Gerente de Mtto, personal de descanso que se apersono, personal de guardia y el gte tecnico esperaron a los nuevo "jefes"La reunion con los dueños fue tensa, porque se imaginaran como se sentian todos al ver que el esfuerzo de 52 años y de varias generaciones fue ROBADA por este gobierno de mierda, ademas que tdavia era muy temprano para decirnos a los empleados que se va a hacer cuando ellos mismos ni saben lo que les haran a ellos. la reunion termino como a las 2:00 am y de alli me retire a mi casa a intentar dormir, pero como comprenderan no fue nada facil. DIA VIERNES: 07:00 am el estacionamiento lleno de gente roja, toldos , conetas para escuchar la cadena, una bandera de venezuela en la reja y adentro aprox. diez personas que nos indicaban que ahora eramos PDVSA y que por los momentos las operaciones estaban suspendidas hasta que su comandante chavez les indicara que se iba a hacer. Nos indicaron que el personal iba a ser aborvido por PDVSA y que todos iban a estar amparados por el contrato coletivo petrolero. de donde carajo sacaran plata para eso no se. 8:00 am: nos reunen a los gerentes de los departamentos y nos solicitan la lista de todos los empleados incuyendo nombre, cedula y cargo de cada uno porque ellos deben verificar los "antecedentes de cada uno" para verificar si pueden sero no absorvidos por PDVSA TRANSCURSO DE LA MAÑANA: MIirandonos las caras sin hacer abosutamente nada porque ellos esperaban la cadena de su presidente. de vez en cuando nos preguntaban cosas de las oficinas ahh y al jefe de compras que le notificara a los proveedores que a partir de ese momento las facturas iban a nombre de PDVSA. MEDIO DIA: Inician un acto en donde invitaron a participar y obligaron a otros tantos a pararse en el frente a cambiar la bandera de la empresa y cantar el himno para izar una bandera de venezuela en uno de los barcos.Lo que mas me indigno, me asqueo, me dio impotencia etc fue ver a la cuerda de mamarrachos de los del sindicato y a varios empleados chavistas de la empresa dar un discurso en donde decian que al fin la empresa era de PDVSA, que al fin se habian librado del maltrato de los dueños y culminaron la mamarrachada con un PATRIA, SOCIALISMO O MUERTE.esos mismos en la mañana cuando entre al muelle me gritaban...se te acabo la burguesia!!! y eso que yo tambien soy empleada igual que ellos, asi que s eimaginaran porque a los dueños es aconsejaron que ni se acercaran.Hable con un amigo que era gerente de operaciones de Tricomar que es una empresa del mismo ramo y a el ya los dueños los sacaron con la guardia nacional porque ellos no tenian nada que hacer alli y si se resistian los llevarina al reten porque esa era la orden. 02:00 PM: seguiamos sin hcer nada y se podran imaginar cuantas veces me habia encerrado en el baño a llorar de la impotencia, ademas que tomaban fotos de toooooddoo pa cambiar los logos, tomaban fotos a los empleados y vi cuando a unas compañeras las obligaron a tomarse una foto con el puño arriba. y hacian entrevistas filmadas a la gente preguntandoles que sentian de sentirse " LIBERADOS" a mi me tomaron una foto en la computadora y en eso entraron a la oficina a entrevistar a un maquinista...yo sali correindo y dije que me estaba orinando...por si acaso se les ocurria entrevistarme. 04:00 PM: ya estabamos desesperados por irnos, para salir de ese ambiente tan hostil y para ir a hacer cosas mas productivas en vez de estarnos viendo la caras, asi que decidi ir a hablr con el NUEVO JEFE.cuando le digo que hasta que hora tenemos que quedarnos porque no estabamos haciendo nada, me empezo a interrogar acerca de las operaciones y cuando le di todas las respuestas me dijo AHHH SII SABBEIISS...y me dijo MIRA Y YA COMPRASTEIS EL REGALO DEL DIA DE LAS MADRES???..cuando le dije que si me dijo aha y que vais a hacer entonces??? pa qu te quereis ir? LE DIJE QUE QUERIA IR A DORMIR PORQUE NO LO HABIAMOS HECHO Y ME IJO QUE ELLOS TAMBIEN ESTAVAN AMANECIDOS......LUEGO DE TENERME ALLI COMO CINCO MINUTOS ME DIJO...HOY ES DIA DE JUBILO!!! DILE A TODOS QUE SE VAYAN A CELEBRAR QUE SON LIBRES!!!! QUE HARE? en el futuro inmediato ire el lunes a ver si me dejan entrar porque supongo que sere declarada golpista mesma o quizas esperaran que les de un entrenamiento primero..que se yo. tampoco se que diran los dueños al respecto..que pasa con aquellos que no sean o seamos aborvidos por los estupidos ladrones y nuevos "dueños" mientras tanto hacer las gestiones para buscar nuevos horizontes, ya que lamentablemente aqui la cosa esta cada vez peor.como todos saben en alguna oprtnidad pense irme a canada y hay varias cosas que tengo adelantadas en cuanto a registro de docuemntos. como les dije cuando inicie el correo muchas gracias por su apoyo, el ver tanto odio y la gente llenandose la getota diciendo que estan recuperando los activos " QUE NUNCA FUERON DE ELLOS" es muy arrecho, y las llamads de aliento de los amigos nos dan fuerza pa seguir adelante. un beso inmenso y un abrazo apretado para todos. LOS QUIERO MUUCHHOOO

lunedì, maggio 11, 2009

Tini Cansino: eccola, finalmente



Grande ritorno della mia cara amica Tini Cansino. Questa sera è a "RICOMINCIARE" su Raidue.
Per ricordarla ancora ecco i post a lei dedicati.

Venezuela: continua il cammino verso la dittatura



Chaveza a caccia di streghe e stregoni. In questi giorni è iniziata la proibizione dei libri che ritiene contro il governo (la libertà socialista); oggi su La Stampa quest'articolo
L'ira del presidente sulla stampa: incitano alla violenza e cospirano
TORINO«Una sorpresina può arrivare in qualsiasi momento». Così Hugo Chavez ha minacciato di chiudere le emittenti televisive private che «incitano all’odio» e «cospirano contro il governo». Nel suo programma settimanale, «Alò», il presidente venezuelano ha promesso battaglia contro i media che «diffondono messaggi di odio, calpestano la verità e incitano alla guerra». Chavez ha puntato il dito in particolare contro il direttore della tv di opposizione «Globovision», Alberto federico Ravell, che ha definito «un pazzo senza pistola». «I media - ha tuonato Chavez - cambino abitudine o si preparino a subire le sanzioni previste dalla legge».Due giorni fa la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo (organo con funzioni giurisdizionali creato dall’Organizzazione degli Stati americani) ha denunciato il «deterioramento della democrazia» nel Paese latinoamericano e ieri il presidente ha ordinato l’esproprio di circa 10 mila ettari di terreni da vari proprietari dello stato di Barinas, nel sud-ovest del paese. «Non c’è terra privata» in Venezuela, ha spiegato Chavez aggiungendo che «ci può essere gente che occupa la terra, ci possono essere produttori a patto che producano, ma se l’occupano senza produrre, perdono il diritto di occuparla e allora la legge dev’essere implacabile». Chavez, che finora espropriato circa 2,5 milioni di ettari di terre ai privati, ha concluso ricordando che «quando i latifondisti si lamentano e ci accusano di rubare le terre, mi suona come se un ladro si lamentasse che gli rubano la refurtiva».
questo è il socialismo di Chavez e noi che il cuore l'abbiamo 'popolare' veramente, ci fa soffrire che un despota impazzito parla di libertà e democrazia.

TINI' CANSINO oggi - Ricominciare Rai Uno


In bocca al lupo cara Tinì!!! Stasera a Ricominciare con la D'Eusanio.
Ti sono sempre vicino.
Un abbraccio.
Cosmo

domenica, maggio 10, 2009

Complotto contro Chavez



L’intervento riguardante l’incidente di Los Roques, quello in cui anche otto italiani (forse) hanno perso la vita il 4 gennaio 2008, è andato in onda in maniera censurata la notte scorsa intorno alle 3.50. Pare che anche in Italia non si possa dire che il governo Chavez si comporti con metodi dittatoriali e che noi venezuelani non si viva affatto bene nel nostro paese.
Come mai si censurano le semplici parole? So che anche il film ‘La minaccia’ è stato censurato e mai trasmesso, ma, addirittura cancellare le parole di protesta mi pare troppo.
Mi pare di essere nel 1937/38 quando iniziavano le leggi razziali in Italia.
Grazie a Dio c’è internet.
Un ringraziamento, comunque, a Giovanni Lucifora, che ha tentato di dare spazio al gravissimo episodio dell’aereo della Transaven. La trasmissione, per il resto, è stata interessante e ben fatta.
CdF

Da wallstreetitalia.com
Venezuela/ "Complotto anti-Chavez", arrestato un francese -2

Caracas, 10 mag. (Apcom) - Il ministro dell'Interno Tareck El Aissami ha precisato che gli arrestati sono accusati di aver dato vita a una cellula terroristica nella capitale venezuelana. La polizia, in un appartamento vicino al centro, avrebbe trovato armi ed esplosivi. L'accusato francese si chiama Laurent Frederic Bocquet e, secondo l'accusa, sarebbe un militare "di un Paese europeo". -->

L’arresto è scattato in seguito alla trasmissione da parte di un emittente televisiva di una intercettazione telefonica nella quale si faceva riferimento all’organizzazione di un piano per assassinare Chávez.

Due militari venezuelani, padre e figlio, sono stati arrestati ieri per sospetti vincoli con un presunto complotto nei confronti del presidente Hugo Chávez. Si tratta del generale Ramón Guillén Dávila, ex capo del comando anti-droga della Guardia Nazionale (polizia militarizzata), e di suo figlio, il capitano Tomás Guillén Korinski. Entrambi sono stati rinchiusi in carcere per ordine del giudice del controllo militare Mariano Mosquera.L’avvocato del generale, Guillermo Heredia, ha spiegato che sino ad ora è stato informato solo del fatto che il delitto imputato al suo assistito è riconducibile al legame con il piano cospirativo contro il presidente Chávez. Non si conoscono per ora ulteriori dettagli visto che tutti gli atti del procedimento per ora sono stati dichiarati di carattere riservato.Comunque gli arresti sono scattati martedì notte, subito dopo che un programma di un canale di Stato venezuelano, Venezolana de Televisión (VTV), ha diffuso la registrazione di un intercettazione telefonica tra lo stesso Tomás Guillén e una donna, tale Sindry Patricia, nella quale si faceva esplicito riferimento all’organizzazione di un piano per assassinare Hugo Chávez.Questa versione dei fatti, divulgata anche dalla ABN (Agenzia Notizie Bolivariana), segnala tra l’altro che in questo presunto piano in fase di organizzazione ci sarebbe anche la partecipazione di altri generali venezuelani, uno di questi sarebbe presumibilmente Serrati, e di un gruppo ufficiale delle Forze Armate locali.In queste ore sono in atto le indagini per fare luce sulla vicenda.Si ricorda però che solo domenica, il presidente Chávez aveva denunciato un complotto per assassinarlo. Un complotto nel quale ci sarebbe la partecipazione della CIA, del sottosegretario di stato statunitense, John Negroponte, e del DAS (Dipartimento di Intelligence Colombiano).

Ma tu che leggi…cosa ne pensi? Se il tuo commento non è offensivo ma, anche se contrario, costruttivo, lo pubblico qui!
Per Antonio: - dire quel che si pensa è sempre segno di libertà, la maleducazione, però, non è sincerità. Se non sei d'accordo con qualcosa dillo, ma non limitarti a due parole incomprensibili. Ciao.

sabato, maggio 09, 2009

MAPPA INFLUENZA SUINA NEL MONDO




MAPPA DELL'INFLUENZA SUINA NEL MONDO - CLICCA

Monica Guerritore nuda


Ha 51 anni (non 50) eppure sembra ben tenuta. Peccato che sia tutto lavoro del computer, in realtà è una maschera di rughe come l'abbiamo vista ad Annozero.

Veronica Lario candidata a Torino per il PD


Si candida per il PD, a Torino, peccato che sia solo una faccia perchè non è nemmeno in grado di parlare. Questa donna si è comportata come quelle che alla fine di un matrimonio cercano solo il modo di vendicarsi dell'ex marito. Dopo aver presenziato a molte riunioni delle associazioni di padri separati le donne, alla fine di un rapporto, cercano solo il modo di vendicarsi, magari dicendo che il marito molestava sessualmente i bambini. Veronica, ex attricetta, non si è distinta da questa strana forma di vendetta ed eccola qui, candidata per il PD. Una certa classe politica che pur di colpire l'elettorato candiderebbe di tutto: trans, galeotti, ecc.
Che studi ha fatto Veronica Lario? Chi è oltre ad essere una ex moglie mantenuta che è sempre vissuta su montagne di soldi guadagnati da altri? Vi sembra una rappresentante valida di un partito serio di sinistra?
hanno imparato bene l'arte di arrampicarsi sugli specchi. Ma la conclusione di tutto questo è che mogli del genere andrebbero bandite. Nessuno vorrebbe una figlia così, nemmeno una nuora di questo tipo.
Grazie a Dio è solo un loro sogno! Perchè do burla torinese si tratta. Veronica Lario non sarebbe in grado di rappresentare un bel niente. Al massimo potrebbe rappresentare quella piccola schiera di donne vendicatrici, che sono anche capaci di non far più vedere il padre al proprio figlio.
CdF

Città Amara: Rai Uno, questa notte

Superstite dopo le censure effettuate, ciò che è rimasto dell'intervento in trasmissione, va in onda questa notte su Rai uno.

venerdì, maggio 08, 2009

Le vallette si confessano. Casting sempre molto aperti!




L'articolo che scrissi per 'La Voce di Fiore' libero e bellissimo sito!
Fabrizia Carminati è la bella ochetta dai capelli rossi che, negli anni ottanta, vedevamo sempre al fianco di Mike Bongiorno, dice di essere stata l’amante di Silvio Berlusconi. E gli dà pure un dieci e lode a letto! Ecco come aveva fatto carriera. Oggi non lavora più perché, come dice lei : ‘non gliela chiede più nessuno’. Questo appare come l’ultimo tentativo di rientrare in scena, si sa, Berlusconi attizza , quindi ci dà sotto anche lei come ha fatto Flavia Vento raccontando la sua storia con Totti. Grande eco ha avuto il pezzo pubblicato da ‘La Voce di Fiore’ sulle raccomandazioni Rai e su Sanremopoli, pare proprio che le bustarelle e le false promesse si diffondano anche in altri campi legati allo spettacolo: tecnici, parrucchieri, truccatori, scenografi, direttori di palcoscenico, e chi più ne ha più ne metta. Pippo Baudo ha annunciato i big che parteciperanno alla kermesse, tra questi anche Daniele Silvestri, figlio del Silvestri che per anni è stato socio di Maurizio per il Costanzo show. Lo credo che nomi come Zucchero non accettino di partecipare al festival, sono già dotti sul sistema e conoscono bene quali siano i passaggi. Ma chi glielo fa fare di rischiare per un qualsiasi pinco pallino raccomandato di ferro? Ci sarà persino ‘Milva’, la nota cantante italiana che, come ama raccontare un giornalista in pensione, agli inizi di carriera girava con un impermeabile sporco di erba sul di dietro (indovinate perché). Ovviamente non accade soltanto in Rai, sicuramente Mediaset non è immune da tutto questo ma il fatto che lo stipendio dei dipendenti della televisione di Stato sia pagato dai contribuenti è motivo di maggior attenzione. Quanti raccomandati e figli di persone importanti paghiamo con i nostri soldi? Ringrazio apertamente tutti coloro che mi hanno scritto e mi hanno raccontato la loro esperienza fatta di amarezze e delusioni. E’ vero bisogna far la gavetta ragazzi, come mai, allora, i raccomandati che non sanno nemmeno parlare, nel caso di artisti da video, arrivano alla conduzione di programmi televisivi? Ve la ricordate Marta Flavi, una delle ex mogli di Maurizio Costanzo? Finchè è stata sua moglie ha lavorato moltissimo raggiungendo un buon livello di notorietà, dal momento che ha divorziato da lui è scomparsa. Così ha voluto Costanzo che, nel frattempo stava imponendo la nuova moglie, Maria De Filippi. Oggi potente e incontrastata regina di Mediaset. Qualche tempo fa un battibecco tra Costanzo e Paola Perego che presentava ‘Verissimo’ aveva esternato un malessere dell’uomo dai baffetti che vedeva in lei una minaccia, dal momento che aveva ricevuto proposte per ‘Buona Domenica’. Battute al vetriolo da una trasmissione all’altra per poi concludersi in un ‘vogliamoci bene’, lavorando tutti insieme. Ma non parliamo troppo di “Dio” invano perché potrebbe anche tuonare manifestandosiin tutta la sua collera e sappiamo che è pericoloso. Ne ha esiliati parecchi il dottor Costanzo. Quando la mia casa discografica e il mio manager mi ha fatto partecipare in alcune trasmissioni televisive mi ha raccomandato sempre di non parlare troppo e di far attenzione a quel che si dice perché sosteneva che l’ambiente è una sorta di ‘Cosa Nostra’ che non perdona. Si propagano le voci e finisce che non lavori più. Lo sapeva bene la grande Mimì, che non solo aveva subito le angherie da parte di chi comanda lo spettacolo italiano era addirittura vittima delle stupide superstizioni che aleggiano in questo mondo. Ogni volta che si presentava a uno spettacolo o a una manifestazione c’era un fuggi fuggi generale, la gente si toccava i testicoli o il ferro. Girava sul suo conto la voce che portasse sfortuna a tutti gli artisti e allo spettacolo. Roba da medioevo che pareva superare tutto, persino le raccomandazioni. Patrons di festivals e organizzatori vari tennero Mia Martini lontano dalle scene spingendola in un baratro dal quale non è più uscita. Oggi molti di questi organizzatori si riempiono la bocca dicendo che Mia era una grande cantante e alcuni propongono serate in suo onore. Dovrebbero solo tacere oggi e vergognarsi molto per quello che hanno fatto in passato. Questa gente lavora ancora alla grande. Qualcosa ha tentato anche di dire Dalila Di Lazzaro nel suo libro, ma non ha mai avuto il coraggio di fare nomi. D’altra parte lei ha potuto utilizzare armi forti per stringere amicizie che poi le hanno permesso di arrivare al successo. Come potremo uscire da questo sistema scivoloso e corrotto? Sarà molto difficile che lo Stato decida di occuparsi di questo dal momento che il mondo politico probabilmente è simile a quello dello spettacolo. Politica, sesso, denaro e Vaticano possono muovere il mondo. I nomi italiani che hanno cantato di fronte al Papa sono pochi, ma uno di questi in particolare ne ha fatte di tutti i colori per arrivarci, ricevendo in cambio un buon aiuto da un Cardinale con le mani in pasta. Per il menestrello siciliano è’ stata una promozione enorme. Poi la Santa Sede parla di amore e onestà. Mi piacerebbe ricevere i vostri pareri e il racconto delle vostre esperienze, raccoglierle per poter in coro rendere visibile a tutti questo sistema.
Ecco il link
Cosmo de La Fuente

giovedì, maggio 07, 2009

A Silvio piace il cibo afrodisiaco: ecco le prove


Chissà se anch’io ho una parte del merito che Silvio riesca, nonostante la sua veneranda età, a soddisfare tutte queste ragazze che gli vengono attribuite da Veronica. Sarà mai possibile? Intanto, a questo punto, sono convinto che il mio risotto al cocco progettato in anticipo e poi realizzato ad Arcore con la compiacenza di tutti è veramente un portento. Il piatto era piaciuto assai e non avevo dubbi dal momento che anche al Sabor Tropical viene testato ogni sera. I clienti tornano e raccontano di performance sessuali da mille e una notte. Una cosa mi ha lasciato però alquanto deluso, il fatto che il buon Silvio non mi abbia telefonato in questi ultimi dodici mesi per dirmi dei vantaggi ottenuti da questo piatto. Ho parlato con il capo chef della cucina di casa Berlusconi che mi ha confermato che il cavaliere ha voluto inserire nel proprio menù, il risotto al cocco a cadenza bisettimanale. L’ha ribattezzato il risotto ‘de La Fuente’, e di questo gliene sono grato, ma, ripeto, poteva almeno dirmelo. Pare che gli effetti siano molto più potenti di quelli procurati dal Viagra. Almeno non si parla di farmaci ma di prodotti tutti naturali. Il colpo di scena arriverà tra circa quindici giorni, quando la scorta di ‘compuesto equis’, contenente l’ingrediente segreto sarà finito, il cuoco di Silvio non sarà in grado di riproporlo e, a questo punto, dovranno obbligatoriamente contattarmi ancora e questa volta anch’io farò la voce grossa e dirò: - vuoi mangiare ancora il risotto ‘de la fuente’? Devi assumermi nella tua cucina, almeno per un paio di giorni alla settimana e in quell’occasione sarò io a preparartelo, perché la ricetta originale morirà con me! Potrò anche dosartelo secondo le tue necessità e non all’impazzata dal momento che così facendo non sarebbe più sufficiente una valvola di sfogo comune. Dovrò anch’io assicurarmi un minimo di futuro in questo periodo di magra no? Fossi Belen mi offrirei diversamente, fossi Raul otterrei parti importanti nelle produzioni tv, ma sono soltanto io e non posso far altro che vendere di me un po’ di esperienze, un po’ di capacità acquisita negli anni, un po’ di allegria e autoironia. Tu Veronica, visto che il Coronel Milza continua a tartassarci attraverso il “Veronica Lario rap” pensa bene a quel che fai perché, nel caso decidessi di far marcia indietro, gli effetti del suddetto risotto potrebbero essere a tuo vantaggio, saresti tu, padrona di casa, a dirmi quanto e quando prepararlo per tuo marito. Se invece non vedevi l’ora di trovare una scusa per liberarti di lui, dovresti ringraziarmi e magari assumermi tu come portavoce ufficiale, grazie a me, infatti, hai potuto trovare il motivo di divorzio, el fuego di Silvio, l’ha portato a partecipare a festini di diciottenni in carriera. Mettetevi d’accordo a chi resterà un castello, a chi una casa, a chi il cane e a chi il gatto e magari pensate pure a chi devo restare io così potrò cominciare a prepararmi. Tutto questo trambusto l’aveva previsto anche il ‘divino Sancho’ , io Comunque tutto quello che ho detto è provato dai vari link evidenziati in questo testo.
Cosmo de La Fuente

Papà Chavez decide chi sarà suo genero



Da buon dittatore decide chi sarà suo genero

CdF

da IL GIORNALE

«Signori, vi presento il compagno di mia figlia e nipote di Salvador Allende». La telecamera si gira e inquadra Pedro: «El compañero». Faccia pulita e baffetti, atteggiamento dimesso guarda il suocero con occhio temerario. I riflettori sono tutti per lui mentre lo chiama «Presidente Martire». Pablo è perfetto. L’esame è andato benissimo. Pablo sarà il futuro. Promettente medico di origine cilena, catalogato come il «più rosso» della famiglia Allende, nipote del presidente Salvador Allende. Pablo Sepulveda Allende ha tutti i requisiti per un esemplare genero rivoluzionario.
Nato in Messico, si è laureato in medicina a Cuba. Curriculum esemplare. Per la ricetta rivoluzionaria mancava solo la benedizione a Caracas di un suocero come Chavez. Il pubblico certo non se lo aspettava. Ad Alò Presidente Chavez si è sempre presentato per parlare di questioni politiche, progetti e rivolte secondo spirito bolivariano. Invece domenica scorsa negli occhi del leader c’era una luce nuova. La sua fierezza era tutta per Pablito. Baci e abbracci: orgoglio e consenso.
Così, anche questa volta la figlia preferita non lo ha deluso. Lei, Maria Gabriela, la secondogenita di 29 anni, lo ha sempre seguito in veste di «primera dama» alle cerimonie. Maria, anche in questo caso ha dimostrato la fedeltà al leader. Tra i due fidanzati è stato amore a prima vista. Si sono conosciuti a Caracas l’11 novembre scorso per un’occasione ufficiale. Lei era a fianco del padre a distribuire borse di studio «Salvador Allende» ai più meritevoli, lui a officiare la cerimonia. È stato un attimo. Anzi, i giornali giurano che c’è lo zampino di Chavez dietro al fidanzamento. L’invito al giovane Sepulveda per Caracas, durante le elezioni dello scorso 23 novembre, lo avrebbe firmato lui in persona. Alla festa della campagna politica c’era anche Maria. Da quel giorno i due, anzi i tre, non hanno perso tempo. Pablo abiterebbe già a La Casona, residenza del presidente.
E non solo, il giovane medico lavora al centro diagnostico di Chuai, inaugurato, neanche farlo apposta, da Chavez. Il dittatore venezuelano ha così acquistato, con un matrimonio, un simbolo da spendere in tutto il Sud America. Allende il martire, il leader socialista che ha perso la vita davanti alle truppe di Pinochet, l’uomo della democrazia contra la dittatura. È l’ultima grande operazione di marketing di un regime che si ispira a Castro e alla revolucion. E tutto questo, come accadeva tra i regnanti dell’Ottocento, viene mascherato con il romanticismo dell’amore. Chavez mette a frutto anche i baci della figlia.

mercoledì, maggio 06, 2009

Berlusconi: mandrillo superdotato



Il comportamento di Veronica è simile a quello di alcune donne (per fortuna non tutte) che, giunte al momento di divorziare, inventano qualcosa pur di stare dalla parte di ragione. Ho frequentato molto le associazioni di genitori separati e spesso è accaduto che le ex mogli si inventassero molestie sessuali nei confronti dei figli, cose che poi si sono dimostrate infondate e non vere. Certe donne sono capaci anche di questo e la ex signora Berlusconi mi pare proprio che stia adottando questo tipo di comportamento. C’è mancato poco che gli desse del pedofilo. Che squallore signora Lario, che poca eleganza. Poi, con quella bocca siliconata è anche così volgare.
Ma quanta gente sarebbe passata nelle grinfie di Berlusconi? Ma i nemici politici si rendono conto che la gente è conscia del fatto che questa è soltanto un gancio a cui attaccarsi per essere trascinati e riemergere dal fango del indifferenza in cui sono finiti certi personaggi?
E’ possibile che il risotto al cocco (afrodisiaco) che avevo cucinato in casa Berlusconi aveva sortito effetti così duraturi da farlo diventare una sorta di supereroe erotico?
Ecco l’articolo
C L I C C A
CdF

martedì, maggio 05, 2009

La smania di Veronica


Laura Clelia Hoesh sarà l’avvocato di Veronica Lario, anche lei nella rete del ‘truccosocialismo’ imperante di cui anche Chavez è un sostenitore. Lo stesso avvocato della Hunziker. Veronica non voleva farsi mancare, nonostante sia al massimo della sicurezza, un avvocato famoso e di grido. Intanto continua a spopolare il rap che il Coronel Milza ha dedicato a Veronica e nel testo dice:
…scendi dalla torre Veronica mia bella esta serenata es para ti…. Veronica mi piaci, Veronica sei bella, sei meglio tu di Aida lo pensa tutt’Italia… Se a lui dispiace portiamolo con noi, muniti di bandana visitiamo la savana…. Scendi per la strada balliamo una bachata e sulla mia spiaggia amoreggiar… Diventa socialista, ti porto in Venezuela, vedrai che una regina tu sarai….
Un anticipo, il Veronica Lario rap diventa suoneria, quindi, se vuoi, scaricalo ora completamente gratis....

lunedì, maggio 04, 2009

Veronica Lario: quello che nessuno sa!



Soltanto il Coronel Milza può dire sfacciatamente la verità! Visita il sito del Coronel

IL SITO DEL CORONEL MILZA

Terremoto estado Miranda, Venezuela : sentito anche a Caracas

Caracas, 4 mag. (Adnkronos) - Un terremoto di magnitudo 5,5 della scala Richter viene riportato dal servizio di sismologia Usa in Venezuela, con epicentro nello stato di Miranda. I media locali riferiscono di una scossa registrata a Caracas, nei quartieri centrali di Los Simbolos e Caricuao e nelle zone di La Tahona e Guatire, precisando di essere in attesa della conferma del sistema locale Funvisis riguardo alla magnitudine e all'epicentro.

domenica, maggio 03, 2009

Veronica Lario Berlusconi nuda


Un bel po' di anni fa, quando non era nessuno e a nessuno importava un fico secco di questa donna, nemmeno tanto bella perchè ancora non sottposta alle numerose chirurgie estetiche, si mostrava nuda anche lei. Tette, chiappe e moine da oca, una vera velina d'altri tempi. Oggi che, grazie a suo marito, qualcuno è disposto ad ascoltarla, ha la puzza sotto al naso. Veronica non devi essere gelosa delle ragazzine solo perchè ormai sei stagionata, ognuno ha il suo tempo. Ha ragione a questo punto il Coronel Milza che sei gelosa. Vai da lui adesso, ti aiuterà a far parte del suo gruppo 'truccosocialista'.

Veronica Lario: vecchia e vecchiotta velina


E' gelosa, ma non di Silvio, è gelosa del fatto che al mondo ci siano delle belle e giovani ragazze. Succede a molti, penso anche agli uomini quando si incomincia a invecchiare e a ingrassare, vedere gli altri giovani e in forma ti fa un certo effetto. Ma il Coronel Milza vuole lo stesso avere una relazione con lei.Veronica Lario "chiude il sipario" sulla sua vita coniugale. Dopo quasi trent'anni, le strade del presidente del Consiglio e di sua moglie si dividono, anche giuridicamente. Le prime pagine di Repubblica e della Stampa di oggi sparano la notizia: dopo lo sfogo dei giorni scorsi alle candidature delle 'veline', Veronica Lario conferma di aver avviato le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio Berlusconi.

La signora dice di avere trovato un'avvocato, una donna, "finalmente una persona di cui mi posso fidare fino in fondo". "Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo scontro", scrive Repubblica, citando una conversazione tra la Lario e il suo legale. L'avvocato le ha chiesto se fosse consapevole delle difficoltà: "So tutto, voglio andare avanti", chiude Veronica.

Ieri, racconta Repubblica, Veronica e l'avvocato si sono incontrate a Macherio per studiare la strategia, e si incontreranno di nuovo all'inizio della settimana. L'idea è di "evitare il contropiede di un uomo sempre molto abile a ribaltare le situazioni", scrive il quotidiano, quindi i tempi dovranno essere brevi.

La signora Lario ne ha discusso con i figli e un paio di amiche, le più intime. "Ora sono più tranquilla - ha confidato, secondo il quotidiano - sono convinta che a questo punto non sia dignitoso che io mi fermi. La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".

I figli - Barbara, Eleonora e Luigi - hanno vissuto ore di amarezza e dolore, riferisce ancora Repubblica, ma hanno assicurato alla madre che rispetteranno ogni sua decisione. "Non muoveremo un dito contro nostro padre, ma tu mamma fai ciò che ti fa stare bene", le hanno detto.

A convincere Veronica a procedere verso separazione e divorzio sarebbe stata la puntata del premier lo scorso 28 aprile al compleanno di Noemi Letizia, la diciottenne di Casoria che chiama Berlusconi "papi" e che ha vantato alla stampa una costante frequentazione, anche a Milano e Roma, "perchè lui poverino non può sempre venire a Napoli". Per Veronica sono scene da "ciarpame politico" e non solo, continua Repubblica. Il giorno dopo ascolta la replica del marito dalla Polonia, che ordina la scomparsa delle 'veline' dalle liste europee e sostiene che la moglie si è fatta influenzare dalla sinistra e dalla stampa. Lei gli fa sapere tramite la segretaria Marinella che non ha più niente da dire e che il premier meglio si tenga alla larga.

Guarda il sito del Coronel Milza
www.coronelmilza.blogspot.com

venerdì, maggio 01, 2009

Chavez e FARC


Roma, 30 apr (Velino/Velino Latam) - Con una mossa a sorpresa, arrivata poche ore dopo l’atterraggio a Roma, il presidente colombiano Alvaro Uribe ha “incastrato” il suo collega venezuelano Hugo Chavez nella lotta contro i guerriglieri delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). Il leader colombiano ha chiesto l’aiuto di Caracas nella ricerca di un gruppo di guerriglieri delle Farc responsabili della morte di otto militari nella zona frontiera e Chávez non potrà negarsi. Il leader venezuelano aveva infatti manifestato nelle ultime settimane un cambio di rotta evidente nei confronti dei guerriglieri, per i quali precedentemente aveva chiesto l’eliminazione dalla lista nera internazionale delle organizzazioni terroristiche, pur mantenendo le distanze dalla “linea dura” di Bogotà. Inoltre incontrando Uribe aveva manifestato l’intenzione di sostenere il paese vicino nel “cammino verso la pace”.

Lo scontro tra forze armate colombiane e guerriglieri è avvenuto nella zona di Serrania del Perijia, a un chilometro dal confine e, secondo quanto riferito ieri da Uribe, “ci sono seri elementi probatori secondo i quali i terroristi sarebbero fuggiti in territorio venezuelano. In un momento in cui l’asse “bolivariano” guidato da Chávez ha perso il nemico “numero uno”, George W. Bush, e rischia quindi di perdere anche il ruolo di prima fila contro “l’imperialismo” nordamericano che si era conquistato, Chávez non può permettersi il rischio di fare un passo falso rifiutando il proprio appoggio a Bogotà; un atteggiamento sbagliato provocherebbe infatti una forte perdita di credibilità della sua già molto discussa leadership.

giovedì, aprile 30, 2009

VERONICA LARIO SEXY RAP

mercoledì, aprile 29, 2009

La Palestina ringrazia il dittatore Chavez per aver espulso l'ambasciatore israeliano


Che vergogna! Cosa pensereste se in Italia lo facesse Berlusconi?

Veronica Lario rimprovera Silvio


Questa volta non per colpa della Yespica ma per le scelte sulle ministre...
Intanto il Coronel Milza, sosia di Chavez, le ricanta il rap a lei dedicato
http://coronelmilza.blogspot.com/2009/04/veronica-lario-e-incazzata-con-silvio.html

Caracas ultim'ora dittatura

Amigos, los concejales metropolitanos, Freddy Guevara y Alejandro Vivas, fueron ayer a la AN a pedir un derecho de palabra ya que se esta esta discutiendo la Ley de Transferencia de Recursos y Bienes de la Alcaldia Metropolitana. Pues bien, no solo no pudieron entrar sino que que fueron agredidos, al igual que los periodistas que cubren la fuente, por hordas rojas. Pues ahora pudimos ver en VTV a un palestino hablar mas de media hora en el podio de la ANSent via BlackBerry from T-Mobile
Non solo non si permette di parlare a chi dovrebbe stare all'opposizione ma, addirittura, si pestano. Ecco la democrazia di quel folle di Chavez.

Marco Carta nudo come un verme



Il sito di Gay.tv ha pubblicato le foto di Marco Carta nudo, che, ovviamente si era fatto fare prima della sua partecipazione ad Amici quando ambiva a diventare, forse, un'icoga gay (o un macho?). Oggi è arrabbiatissimo che qualcuno abbia pubblicato le sue foto e chiede che vengano rimosse. A Marco perchè cazzo ti sei fatto e pubblicato le foto se non volevi che la gente le vedesse? T'è piaciuto? Ora pedala.
Paolo Caruso
caruso_news@yahoo.it

martedì, aprile 28, 2009

Chavez: topo di fogna a due zampe

Addestramento in Venezuela


Caracas, 28 apr. (Apcom) - Caracas ha stabilito relazioni diplomatiche ufficiali con l'Autorità nazionale palestinese, che dispone adesso di una rappresentanza diplomatica nel paese latinoamericano. Il ministro degli Esteri palestinese, Riad Al Maliki ha ringraziato il governo del presidente Chavez per il sostegno ricevuto durante l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, che ha spinto il Venezuela a rompere le relazioni con lo stato ebraico. Il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro ha affermato che la causa palestinese è "come la nostra", mentre Maliki ha definito Hugo Chavez il "leader più popolare nel mondo arabo". L'Autorità palestinese ha 97 rappresentanze diplomatiche nel mondo. Quella di Caracas dovrebbe fungere da "hub" per tutto il Sudamerica.
Nessuno osi contraddire Chavez il pazzo!
Il governo venezuelano ha richiamato il proprio ambasciatore in Peru' e avviato una "revisione integrale" delle sue relazioni con Lima perche' il principale oppositore del presidente venezuelano Hugo Chavez ha chiesto formalmente e ottenuto asilo politico nel Paese. Il ministero degli Esteri di Caracas ha detto che la decisione del governo peruviano "costituisce una presa in giro del diritto internazionale, un duro colpo alla lotta contro la corruzione e una sfida al popolo venezuelano". Manuel Rosales, oggi sindaco della citta' di Maracaibo, aveva partecipato alle elezioni presidenziali nel 2006 candidandosi contro Chavez; ma nei giorni scorsi aveva chiesto asilo in Peru' sostenendo di essere "politicamente perseguitato" nel suo Paese dove e' stato accusato di appropriazione indebita. Secondo il governo di Chavez, "nonostante la montagna di prove" inerenti le attivita' di corruzione di cui e' accusato l'ex governatore dello Stato di Zulia, "il governo del Peru' ha deciso di concedere l'asilo politico". Il cancelliere venezuelano, Nicolas Maduro aveva fatto sapere lunedi' di aver consegnato all'Interpol peruviana tutta la documentazione per sostenere la richiesta di cattura di Rosales, accusato di "arricchimento illecito" tra il 2002 e il 2004 quando era governatore di Zulia.
ANTONIO PASQUALI : Donde gobiernos facciosos manipulan la información, como lo haría un estado mayor en guerra, con opacidad, diversivos y acceso vedado a fuentes públicas, es deber deontológico de columnistas, investigadores y científicos sociales arriesgar, mientras puedan, un retroceso de la tesis a la hipótesis, incluso a la sospecha verosímil, como recursos falibles pero no ilegítimos para seguir descifrando falsificaciones oficiales. La hipótesis es que tras su zarabanda de violaciones a la Constitución, criminalización de todas las libertades, 2.810 horas de prédica radiotelevisiva, 475 días en el extranjero y otros variopintos impromptu, la única variable independiente en Chávez es su delirio militarista: crear un Vietnam latino con él de Giap y disponer de una force de frappe propia, a la francesa, que reproduzca exitosamente el espeluznante episodio de los misiles rusos en Cuba de 1962. Rosales y Ledezma de entretenimiento para restar visibilidad a los explosivos acuerdos secretos con Irán, el armamentismo y el cáncer guerrillero-militarista saturando el organigrama del Estado. Un delirio anunciado por Chávez el 10-11-2005 al vicepremier ruso Zhukov: "Un día todo esto explotará(...) y América Latina será lo que Rusia no pudo ser", confirmado por Alí Rodríguez el 19-042008: "Aquí resurge el sueño de la Unión Soviética" y de doble componente: una improbable guerra de guerrilla y algo tan clásico y alucinante como un deterrent. Una tesis de fachada, el guevarista "Uno, mil Vietnam", y otra iraní en la manga, el despliegue de una fuerza disuasiva balística convencional o tal vez nuclear. Hay tractores y bicicletas iraníes de señuelo, pero los 62 millardos cancelados en un quinquenio a Rusia, Irán y Bielorrusia son básicamente gasto militar. Lo del uranio es cada día menos top secret, toda la minería acaba de pasar a manos de la Guardia Nacional, el sur está militarizado, pulula de rusos e iraníes y hay bunkers en construcción (un helicóptero ruso cayó hace poco en San Ignacio de Yuruani). A iraníes concedió la Pdvsa del hermano de Illich un área de petróleos extrapesados (tecnología que no manejan) a cargo, se dice, del jefe de espionaje iraní en el país. La sorpresiva estatización de acero y cementos garantizará discreción total a la hora de desviar grandes cantidades de tales productos, por ejemplo a la construcción de silos balísticos, y la militarización de aeropuertos, puertos, autopistas y vialidad agrícola hará indetectable la entrada, salida y tránsito de material sensible. El único avión de larga distancia de Conviasa mantiene un sigiloso puente aéreo con Teherán; hace poco fue sorprendido en Damasco con material bélico no convencional. El misil iraní Saphir 2, estrenado en febrero pasado, sobrevolaba exitosamente la costa oriental de Estados Unidos a la hora 10 minutos de su lanzamiento, y ya se habla de una fábrica de cohetes en Guayana, supervisada por una CVG de guerrillera fidelidad al régimen. En 2006, Chávez compró entre 5 y 9 submarinos rusos Varshavianka y Amur, indetectables y dotados de 10 lanzamisiles; antes había intentado adquirir capacidad compartida en un satélite espía, hasta que la empresa israelí Imagesat supo quién era el comprador. El satélite Venesat 1 dual (o sea cívico-militar, en declaración del ministro Navarro de 18.03.2008), inerte a los 6 meses de lanzado, está en blackout informativo, y asimismo el tendido (¿por otra empresa china?) del sobredimensionado cable submarino de 640 Gb/seg. La Guaira/La Orchila/Siboney; pero se informa ¡vaya coincidencia! que los rusos reabren y repotencian la gigantesca base de espionaje electrónico de Lourdes (Cuba), con lo que el nexo Venesat1-Cable-Lourdes se vuelve hipótesis fuerte. El ex agente cubano Huberto M. Hernández declaró hace meses que Ángel Gámez, del G2, oficialmente "empresario de buceo", estaba a cargo del terminal La Orchila (cuya pista pudiera alargarse), convertida en centro de espionaje de Internet y de operaciones submarinas.

lunedì, aprile 27, 2009

Il fattore 'M' come 'Maiala' di Cristina Parodi



Il fattore M di Cristina Parodi, sarebbe il fattore ‘MAIALA’ o come si suol dire ‘PORCA’. Sarebbe questa la prerogativa per vivere bene.
Cristina:
-Cristina Parodi per aver detto, nella puntata di 'Matrix' dedicata ad Alfonso Signorini, che "Nel dna di ogni donna che voglia essere al top ci dev'essere anche quel pizzico di 'fattore M'" (dove la M sta per 'maiala').
(…)Vorrei aggiungere che in ogni uomo, da un punto di vista sentimentalsessuale, c'è uno str... Questo non vuol dire che tutti gli uomini lo sono. Si tratta di 'cose' dentro che talvolta emergono talaltra no -
Ma, allora, anche le donne possono non essere tutte maiale.
Ma se non per maialeria, bisognerebbe fare sesso a tutto spiano perché pare che allunghi la vita e che riesca, addirittura, a ingannare il corpo mantenendolo giovane. Da La Stampa:
«Vuole vivere bene e a lungo? Mangi bene, faccia attività sportiva, non rinunci mai a quella sessuale». Sono sempre di più i medici che non dimenticano di aggiungere il sesso tra i consigli di salute antinvecchiamento. Il corpo si «carica» energeticamente attraverso la respirazione e l’alimentazione. Si «scarica» attraverso il movimento e la sessualità.Ci sono un sacco di sostanze chimiche e ormoni coinvolti nell’atto d’amore, ma la teoria espressa su Le Point dalla ricercatrice francese Lucy Vincent, neurobiologa e ricercatrice del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), vale la pena riportarla per la novità e la forza dell’immagine: per lei «Finché si continua a fare l’amore, è come se si “ingannasse” l’organismo facendogli credere che è ancora in grado di avere una gravidanza e di conseguenza non ha alcun diritto di invecchiare». Bingo. Intorno ai 50 anni - si ricorda nell’articolo - il tasso degli ormoni sessuali diminuisce, coinvolgendo la libido, in modo progressivo nell’uomo e più immediato (menopausa) nella donna. Lucy Vincent ricorda poi che durante l’atto sessuale l’organismo produce tutti i messaggeri responsabili di un buon equilibrio del sistema sessuale. Fare sesso aumenta la produzione dell’ormone della crescita e del testosterone, che rinforzano le ossa e i muscoli. Stimola la liberazione di endorfine, con un effetto simil analgesico che attenua tutti i dolori, come per magia. E, ciliegina sulla torta, libera un altro ormone, l’ossitocina, riparatrice del corpo per eccellenza. Il sesso, conclude, è anche uno sport come un altro: a volte, per lo sforzo usato, equivale a salire più piani di scale a piedi. Allora perché molti si privano del sesso? «Dopo i 50 anni l’amore non va avanti da solo, e a volte è necessario un aiutino chimico...».
A questo punto verrebbe da chiedersi se l’idea di Marlon Brando, di farlo in maniera totale, con maschio o femmina non importa, unica prerogativa è che ti deve piacere una ‘cifra’ sia veramente la scelta giusta.
Mi hanno anche inviato una foto del buon Marlon in cui si esibisce in una fellatio ma, sinceramente, non ho potuto pubblicare qui. Se qualcuno la vuole può richiedermela via mail confermando la sua data di nascita. Ovviamente solo maggiorenni. La prova che Marlon era bisessuale. Ma c’era bisogno di una prova? Dicono che tutti lo siamo. Mah!
Richiedi la foto a:
CdF

domenica, aprile 26, 2009

Last Minute venezuela - offerte venezuela, viaggi venezuela



In Venezuela, cari amici, si muore facilmente. Non è solo il Salto Angel, Canaima e Los Roques, ma è anche un inferno. E’ un paese bellissimo, dove sono nato, sono andato a scuola e ho trascorso tutta la mia adolescenza e prima giovinezza. I profumi dei ‘platanos’ e delle ‘arepas’ sono inebrianti, il mare è stupendo. La storia del Venezuela è ricca di personaggi importanti come Simon Bolivar, di rivolte sociali contro la colonizzazione spagnola. Il folklore venezuelano è qualcosa che non puoi dimenticare. Questo paese, però, è ormai stato manomesso da Chavez, la sua dittatura travestita da socialismo, il suo truccosocialismo ha inquinato tutto. Cambia i libri di storia, ammette e pubblicizza la cocaina di cui è un grande consumatore, cambia la costituzione a suo piacimento e persegue, in tutti i modi, chi vorrebbe stare all’opposizione. L’opposizione è indebolita e terrorizzata. Trova sempre qualche escamotage per eliminare gli avversari. Vedi cosa ha fatto a Rosales. La cosa peggiore è che in Venezuela accadono cose senza spiegazione, cose che non dovrebbero accadere mai ai turisti. Come l’aereo della Transaven, scomparso il 4 gennaio del 2008, dove, oltre ad altri passeggeri, c’erano anche otto italiani di cui non si sa nulla. Caracas sa e tace, ecco perché ho realizzato un filmato ‘a tu per tu’, colloquiale, senza pretese. Amo il mio paese e mi manca moltissimo e mi costa andarci sempre tutelandomi onde evitare di essere ‘preso’. E’ importantissimo che gli italiani sappiano che è pericolosissimo andarci.
Non andateci, rischiate la vita e se qualcosa vi accade nessuno vi tutelerà.
Guardare e diffondete il video
http://www.youtube.com/watch?v=ePtxjcj1BB4
Cosmo de La Fuente
cosmo@cosmodelafuente.com

sabato, aprile 25, 2009

La moglie è lesbica e lui finisce nelle grane



Aveva scoperto che la moglie era lesbica e per questo aveva chiesto al Tribunale della Rota Romana di dichiarare nullo il matrimonio. La donna per tutta risposta lo ha denunciato per violazione della privacy e lo ha portato davanti al giudice, che ieri mattina però lo ha assolto con formula piena.
Protagonista della vicenda una coppia comasca che nel 2003, dopo due anni di matrimonio e la nascita di una figlia, aveva presentato un’istanza di separazione in Tribunale a Como. All’origine della decisione ci sarebbe stata la scoperta del marito, un 40enne residente in città, che la moglie aveva una relazione con un’altra donna e che, almeno secondo quando riferito dall’uomo, era sempre stata omosessuale.
A riprova di questa sua scoperta, l’uomo aveva letto di nascosto alcune lettere e mail della moglie che, a suo dire, attestavano senza dubbio l’omosessualità della donna.
Materiale che lui stesso aveva consegnato a un noto psichiatra milanese, chiedendogli di effettuare una relazione da inviare poi al Tribunale della Rota Romana per chiedere la dichiarazione di nullità del matrimonio.
A questo punto, però, la donna era passata al contrattacco, denunciando il marito per violazione della privacy e sottrazione di corrispondenza. Reati contestati anche allo psichiatra al quale l’uomo si era rivolto, accusato inoltre anche di ricettazione delle mail della donna.
Il 40enne comasco, difeso dal noto avvocato lariano Enzo Pacia, ha sempre respinto l’accusa. Ieri mattina, una sentenza della terza sezione monocratica penale di Milano ha dato ragione al marito tradito, assolto con formula piena. Stesso risultato per lo psichiatra milanese al quale erano stati contestati gli stessi reati. Per entrambi, almeno secondo il giudice del capoluogo, non c’è stata alcuna violazione della privacy.
Una sentenza senza precedenti, destinata probabilmente a fare giurisprudenza nell’ambito della controversa disciplina sulla privacy.
Naturalmente, è bene precisarlo, la sentenza di ieri è solo il primo dei tre possibili gradi di giudizio. È probabile infatti che la donna non si arrenda e presenti ricorso contro la sentenza, proseguendo così nell’iter giudiziario.
Nulla di fatto nel frattempo sul fronte del Tribunale della Rota Romana. La denuncia della moglie nei confronti del marito ha infatti bloccato temporaneamente il procedimento per la richiesta di ottenere la dichiarazione di nullità dai giudici del tribunale ecclesiastico.
L’assoluzione dell’uomo potrebbe riaprire però anche questo capitolo che tocca direttamente gli aspetti sacramentali e spirituali dell’unione della coppia, che si era giurata amore eterno scegliendo il rito religioso.

giovedì, aprile 23, 2009

Venezuela vacanze di morte: guarda il video!

mercoledì, aprile 22, 2009

Truccosocialismo - Truccopolitica

E' la politica di Chavez.
Truccosocialimo e Truccopolitica
Con atteggiamento e pensiero social democratico nasconde un animo dittatoriale
Ce ne sono anche in Italia!

Cialis - Sildenafil : in regalo!

Sembra incredibile, ma è vero

Viagra e sesso gratis. Per tutti un assaggio!



Ognuno fa come può, ma pare proprio che il Viagra, tiri moltissimo e non soltanto il membro del maschio, ma che sia tra le parole più cercate in rete. Il Viagra può essere utilizzato per il cuore e per sopportare le altezze boliviane (vedi notizia). Chavez, invece, si accontenta della sua cocaina che consuma regolarmente, ha detto lui. Vorrebbe, addirittura, distribuirne gratis, ma non il Viagra, la cocaina. Perchè non dare assaggio gratis di Viagra, invece?

Bolivia: Viagra ai giocatori contro l´altitudine
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L´ex preparatore fisico del Blooming di
Santa Cruz (club della Prima Divisione boliviana) ha dichiarato di aver effettivamente somministrato il Viagra ad alcuni giocatori in concomitanza con gli incontri disputati a La Paz, città posta a 3.570 metri d´altitudine e da cui l´Argentina di Messi è uscita recentemente sconfitta con un umiliante 6-1. "Usavamo il sildenafil, meglio noto come Viagra. L´avevo prescritto soprattutto ai giocatori che soffrivano di più per l´altitudine, lo mischiavo con succhi di frutta in modo che gli otto o nove che lo prendevano, non si accorgessero di cosa ingoiavano". "Dopo qualche mese - ha aggiunto l´ex preparatore - ci siamo resi conto che i benefici erano inferiori alle attese e che sedute tattiche ben fatte influivano in misura molto maggiore, il prodotto comunque non è considerato dopante dalla Fifa e dalla Wada". (Mediagol.it)
Cosmo de La Fuente
cosmo@cosmodelafuente.com

Chavez, Dios onnipotente, regala un'isola a Obama


Crede di essere la reincarnazione di Simon Bolivar, pensa di essere il portavoce di Dio, ma questa volta, addirittura, incarna Dios todo poderoso e vuol regalare un'isola a Obama. E' completamente impazzito e dimostra di essersi fumato il cervello. Forse confuso dalla cocaina questo incivile dovrebbe essere messo in condizioni di non nuocere più.
Che schifo essere rappresentati da un simile squilibrato.
Quello che posso consigliare a tutti gli italiani è di non andare in Venezuela. Rischiate la vita! Se dovesse mai capitarvi qualcosa, dalla più semplice alla più importante, sappiate che non sarete tutelati per niente, nemmeno dallo stato italiano. Guardata cosa succede con gli otto italiani scomparsi a Los Roques. Il Venezuela tace e si giustifica con 'cazzate' e l'Italia se ne frega. Sotto c'è qualcosa e poi nessuno può usare l'eventuale chiarimento di questa scomparsa a fini elettorali. Meglio il terremoto in Abruzzo fa più fighi. Che schifo!
CARACAS - Prima gli ha regalato il libro-denuncia «Le vene aperte dell'America Latina» dell'uruguayano Edoardo Galeano. Poi il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato di voler donare al presidente Obama anche qualcosa di più sostanzioso: nientemeno che un'isola. Una chiara "strategia di avvicinamento" che ha avuto come scenario il quinto vertice delle Americhe, concluso domenica a Trinidad.
PROPRIETÀ PRIVATA - Chavez ha ceduto allo Stato del New Jersey Isla Petty, un'area di 214 ettari che si trova davanti a Philadelphia, nell'estuario del fiume Delaware a largo delle coste della città di Camden (la più povera degli Stati Uniti). Dal 1982 è di proprietà di Citgo, filiale del colosso petrolifero Petroleo de Venezuela, che nel 2001 aveva cessato di utilizzarla e già nel 2004 aveva tentato di donarla. Sull'isola ci sono impianti petroliferi per un valore di 19,7 milioni di dollari: la donazione («in linea con la politica di normalizzazione delle relazioni bilaterali», secondo il quotidiano El Nacional) è fatta con la richiesta di sviluppare progetti ecologici, tra cui una riserva naturale, come chiedono da decenni le associazioni ambientaliste. L'isola è infatti un vero e proprio gioiello ambientale, rifugio di specie quali l'aquila calva, che è in via di estinzione. Piccolo problema: come detto l’isola è una proprietà privata e non un bene pubblico del Venezuela. Secondo l’esperto di diritto internazionale Carlos Romero, «Chavez non ha diritti sull’isoletta perché appartiene a un’azienda privata e non può disporre di questa proprietà. La decisione politica è chiara, ma da un punto di vista formale non ha giurisdizione, non è un bene del Paese, ma di Citgo». Il regalo, tuttavia, ha un doppio significato: far tacere la protesta politica scatenata dai settori ambientalisti del New Jersey contro Citgo e normalizzare le relazioni con Washington.

Marianne: la venezuelana de 'La Fattoria'




E' bellissima, non c'è che dire. Marianne Puglia, altra corsa, altro giro, ancora una venezuelana nel dorato mondo tv italiano. Peccato che sia talmente piena di sé da non rendersi conto che non c'è bellezza che tenga quando vuoi lavorare in un ambiente che, comunque, offre moltissimo ai produttori, registi, ecc. nel senso che c'è molta concorrenza e tante belle ragazz pronte a tutto.
Da Aida Yespica in poi e venezuelane non arrestano la corsa ma peccato che si tratti sempre di un fuoco di paglia. L'ultima puntata de 'La Fattoria' si è fatta una figura veramente de mierda negando il rapporto sessuale che ha avuto con Ciro durante il suo soggiorno in Brasile, cosa che è stata anche ripresa dalle telecamere. Aspettiamo la prossima venezuelana che ci faccia fare bella figura anche in area 'intelligenza'. Scendi da cavallo Marianne! Hai detto che quelle gambe le ha toccate soltanto uno...he he he, peccato che si tratti di un gay dichiarato il signore di cui hai mostrato la foto. No te gusta più Ciro?
¿Por qué no te callas?¿Por qué te la echas tanto?

martedì, aprile 21, 2009

Chavez è una minaccia per il mondo


Il mio paese è nelle mani di un dittatore. In Italia c'è ancora chi pensa che Chavez sia un paladino del popolo. E' una fortuna che, invece, alcuni come Silvia Luzi e Luca Bellino possano testimoniare cosa sia veramente il Venezuela.
Intanto la Farnesina e il Ministero degli Esteri stanno a guardare le stelle. Il giallo di Los Roques non accenna a essere chiarito. A questo punto potrei sospettare che anche agli italiani al comando interessi tacere...
Cosmo de La Fuente
“Hugo Chavez e la Rivoluzione Bolivariana sono la più grande minaccia dai tempi dell’unione sovietica e del Comunismo”. Doctrine for Asymmetric War Against Venezuela, U.S. Army, 2006
E’ il punto di partenza di un intero viaggio nel Paese che ha dato il via all’”ondata rossa” in America Latina. Il Venezuela è il sogno di una nascente società socialista o soltanto un’altra mistificazione di populismo e dittatura?Un viaggio con il Presidente Chavez verso la riserva di petrolio più grande del mondo, alle falde del fiume Orinoco, è il pretesto per entrare nelle vite dei venezuelani a 9 anni dall’inizio della rivoluzione bolivariana. Le missioni governative per combattere fame e analfabetismo, la creazione di un sistema di sanità pubblica e lo sviluppo di un’economia basata sul lavoro cooperativo sono alcune delle operazioni che caratterizzano l’era Chavez.
Dall’altro lato il Venezuela e le sue 60 morti violente a settimana e i suoi ospedali collassati, la chiusura del canale televisivo più seguito, i vecchi immigrati europei in fuga, la lista nera degli oppositori e l’onnipresente propaganda governativa.Venezuela in rotta verso il socialismo: è ancora possibile nei nostri tempi post-ideologici?
Associated Press - Reportage de Mario Szichman
Cineastas italianos se desencantan con "revolución" venezolana
Por MARIO SZICHMAN - NUEVA YORK - Diciembre 26, 2008
Comenzó como un viaje para conocer y divulgar los logros del gobierno del
presidente de Venezuela Hugo Chávez. Pero tras dos meses de filmaciones,
dos cineastas italianos quedaron desencantados con "la Revolución Bonita".
Su documental, "La Minaccia" (La amenaza) es la crónica de una desilusión,
narrada con brío y buen ritmo cinematográfico, y que usa como "manchas
temáticas" y principal contraste, la enorme riqueza de uno de los principales
productores de crudo del mundo, y la pobreza en que vive la gran mayoría de
sus habitantes.
Silvia Luzi, quien trabaja en los periódicos Il Messagero y Corriere della Sera y
Luca Bellino, documentalista y profesor de cine en la Universidad Roma Tre,
viajaron a Venezuela para recopilar en su cámara de vídeo lo que consideraban
logros del proceso político acaudillado por Chávez. Estaban plenamente
identificados con la causa bolivariana, que consideraban "una revolución tan
esperada como contradictoria".
Pero la realidad que encontraron fue muy distinta a la que esperaban.
"La desilusión más grande fue generada por las expectativas", dijo Bellino a la
AP. "Habíamos viajado desde Europa, donde la publicidad pasa por política,
como los casos de (Silvio) Berlusconi, (Nicolas) Sarkozy y (Vladimir) Putin, y
donde la izquierda es una palabra y nada más. Pensábamos que Chávez podría
ser una respuesta al fin de la ideología. Teníamos la ilusión de ver cambios".
"(Pero) Vimos un gobierno que no enfrenta los problemas reales del país",
agregó el cineasta. "Aunque su discurso es nacionalista, toda su política
económica se basa en las importaciones. El problema de la falta de agua es
terrible. Pero las fuentes de agua no han sido nacionalizadas porque no tiene el
mismo poder de propaganda que el petróleo". "Además, la violencia es muy
grande. A veces nos parecía caminar en un país donde regía el estado de
sitio", expresó Bellino.
Al principio, el gobierno venezolano les abrió las puertas e incluso tuvieron
ocasión de seguir a Chávez en una de sus giras y de filmar secuencias del
programa "Aló, Presidente".
Cuando sobrevolaban la cuenca del Orinoco en un helicóptero, Chávez explicó
a Luzi y a Bellino que "La faja petrolífera del Orinoco es la reserva de petróleo
más grande del mundo... (Esa) es la razón de las presiones de Estados
Unidos ... porque esto lo habían tomado ellos. Venezuela era una colonia, un
país conquistado por el imperio. Lo hemos liberado. Y este petróleo es para el
mundo, para los pueblos del mundo".
Luego, durante una visita a una base aérea, Chávez exhibe el primer
escuadrón de aviones rusos Sukhoi, "los aviones de combate más modernos
del mundo ... No hay otros como ellos", y explica que "cuando se haya
terminado el petróleo en todo el mundo, a Venezuela todavía le quedará
mucho. Por eso debemos defendernos". "¿Cómo terminó Saddam Hussein? No
tenía bombas ni misiles para defenderse; nosotros, en cambio, nos estamos
armando", señaló.
Y el título del documental alude a dos clases de amenaza, según los
documentalistas. "Chávez se siente amenazado por Estados Unidos, y, al
mismo tiempo, el ejército de Estados Unidos, en su informe 'Doctrine for
Asymmetric War Against Venezuela', del 2005, señaló que 'Hugo Chávez y la
revolución bolivariana son la más grande amenaza desde los tiempos de la
Unión Soviética y del comunismo'. Ese era uno de los contrastes que quisimos
destacar en nuestro trabajo".
Uno de los contrastes que muestra el documental, es entre la riqueza petrolera
del país y la pobreza en extensas regiones. Por ejemplo, la región de Las
Cumaraguas, en el estado Falcón, donde, según explica un residente de la
zona, existe "la segunda reserva petrolera más grande de Venezuela, (pero)
todo aquel que viene aquí, se lleva nuestros recursos y no deja nada para el
pueblo o para la comunidad".
Luzi y Bellino se adentraron luego en los ambulatorios de la misión "Barrio
Adentro", creados para dar atención médica a personas de bajos recursos,
pero el documental también registra una realidad distinta: En el Hospital
Domingo Luciani de Caracas, un vecino dice que "El hospital estaba colapsado"
por la cantidad de pacientes ingresados, varios de ellos con heridas de bala. Y
el lunes "la morgue se colapsa, porque de aquí nada más sacan a 30, hasta 40
muertos".
El contraste entre la revolución que soñaban filmar y la revolución de carne y
hueso es lo que trata de reflejar "La amenaza". Inclusive la dicotomía la
vivieron en persona. Una vez que se desprendieron de comitivas oficiales y
empezaron a analizar la realidad por su cuenta, Luzi y Bellino comenzaron a
tener problemas. Sus correos electrónicos aparecían leídos sin que ellos los
abrieran, y sus llamadas telefónicas eran interceptadas, dijeron.
Y casi al final del viaje, se les informó que el material en video no podía salir
del país sin autorización porque ellos "habían ingresado al país como turistas".
Lograron sacarlo gracias a la ayuda de un sindicalista italiano crítico del
gobierno de Chávez, que se hallaba en Caracas y movilizó a la embajada
italiana.
Pero ahí no terminaron los problemas. La Rai, la emisora estatal italiana,
compró el documental para transmitirlo en un especial sobre Venezuela el
primero de diciembre del 2007. Gianni Riotta, director del informativo Tg1 de
la Rai, cuentan los cineastas, estaba tan entusiasmado con el documental que
propuso recortarlo a 70 minutos y lo compró.
Por razones que aún no han sido explicadas, se suspendió la transmisión
"hasta nuevo aviso". El trabajo de investigación, grabación y post-producción,
fue engavetado.
La periodista Rossana Miranda, responsable de la sección Internacional de la
revista mensual Formiche, y quien hizo un seguimiento de los problemas que
tuvo la "La Minaccia" tanto en Venezuela como en Italia, dijo a la AP que "el
documental no fue transmitido en diciembre del 2007, y ocurre que a
comienzos del 2008 se firmaron acuerdos entre Petróleos de Venezuela y el
Ente Nazionale di Idrocarburi de Italia. De ahí que se piensa que esa es la
razón de que no se divulgó el documental, por los intereses que había en
juego".
Pero "La Minaccia" se estrenó finalmente a mediados del 2008 y ha sido
transmitido en la televisión de Francia, Finlandia, Inglaterra y Japón. El
documental quedó como finalista y obtuvo la mención especial "International
Reportage Award" en la edición 2008 del premio "David di Donatello", el Oscar
italiano.
Luzi y Bellino resumen así "La Minaccia": "Este es nuestro viaje, dividido en
dos momentos: la inicial fascinación por una revolución tan esperada como
contradictoria, y luego la toma de conciencia de que probablemente no queda
espacio para ideologías al servicio de la política".
Commenti
caro Cosmo il problema non è solo Chavez ma i suoi elettori, anche se in Venezuela le elezioni sembrano un 'tantino' fasulle.Tieni duro e vedrai che prima o poi la gente aprirà gli occhi, almeno spero... +++NON DIMENTICHIAMO I DISPERSI DI LOS ROQUES!+++
Giovanni Lucifora

lunedì, aprile 20, 2009

Porta a Porta Rai Uno

Cosmo de La Fuente

Il Venezuela tace riguardo l'incidente a Los Roques. Chavez ha messo il bavaglio a tutti.





Come ben possiamo vedere dalla stampa del 20 aprile, il Venezuela non risponde. Ma che bella scoperta! Ormai sono quasi due anni che continuo a dirlo: - Il Venezuela non risponderà mai - Anzi, Caracas addirittura storce il muso per le pressioni italiane.
Ma quali pressioni? Siamo pazzi? L'Italia avrebbe dovuto fare molti di più, per me questo è un vero uncidente diplomatico. Perchè Battisti, un assassino, è più importante di otto italiani? Intanto Rosales, l'unica reale speranza di opposizione a quel dittatore, sta tramitando per l'asilo in un paese amico. Anche lui se ne va, come noi articolisti che ci hanno pubblicato qualche pezzo contrario a Chavez sui giornali siamo costretti a stare lontano e se proprio vogliamo rientrare in Venezuela dobbiamo fare il giro della Colombia, onde evitare di venir presi e fare chissà quale fine...anzi sappiamo bene la fine quale sarebbe.

Il governo del Venezuela è un governo delinquente, che piaccia o no all'ambasciatore venezuelano superpagato da Chavez, sono tutti delinquenti. Non si spiegherebbero sennò le minacce di morte che riceve Rosales e tutta la sua famiglia, non si spiegherebbe l'eliminazione di una Tv e i brogli elettorali tipici del mio paese. Politicamente corrottissimo. Chavez può soltanto essere amico di Castro e del presidente iraniano Ahmadinejad, che lancia accuse ridicole e intollerabili a Israele. Iran e Venezuela inaugurano la prima banca mista, inaugurano anche la prima auto insieme, ecc. ecc. A quando l'inaugurazione della bomba atomica? Pare che anche il Venezuela si stia organizzando bene e intanto il mondo continua a occuparsi del terrorismo leggero, senza tener conto di cosa stia architettando Chavez. Che tristezza pensare di non poter rientrare nel paese dove hai trascorso la tua infanzia e la tua adolescenza e non poter più sentire i profumi e i sapori di Caracas. Ora la mia città è in mano a un pazzo.

Intanto l'Italia crede alle inutili parole circa l'incidente di Los Roques. Tutte balle...tutte balle. Caracas sa bene cos'è successo. Ma non parlerà. Azione! ACCION!!!
Chavez sa che prima o poi processeranno anche lui per crimini contro l'umanità, la gente che sparisce non viene presa dagli extraterrestri, ovviamente. Quello di cui veniamo a conoscenza è orribile, e non può restare impunito. .
I nostri incontri dobbiamo farli fuori dalla nostra amada tierra spesso a Miami.
CdF

domenica, aprile 19, 2009

Un rozzo che governa



Com’è possibile che un rozzo, cafone e ignorante possa decidere il bello e il cattivo tempo dei paesi sudamericani? Ricordare com’è entrato Chavez al governo nei primi anni 90? Con un golpe, Chavez è un golpista, speriamo che presto un altro Chavez, più intelligente e meno ignorante prenda il suo posto, anche all’improvviso. Intanto in Venezuela si continua a morire con record di morti assassinati per le strade da delinquenti comuni, da 100 a 150 alla settimana solo nella città di Caracas, se sommati a tutti quelli che vengono ‘scannati’ in Venezuela intera, le cifre raggiungono livelli incredibili. Se poi aggiungiamo quelli che non vengono nemmeno citati, ad esempio quelli fatti sparire da squadre governative che vanno a caccia di chi non sta con il capo, allora vien da dire: - perché non ci organizziamo e facciamo qualcosa per allontanare questo individuo e tenerlo dove non possa arrecare danno a nessuno? –
CdF

Da Il Giornale

Madrid
E il secondo giorno arrivò il no. Dopo le strette di mano e le dichiarazioni di distensione del primo giorno - tutto centrato su Cuba -, ieri il presidente del Venezuela Hugo Chávez ha lasciato molti di stucco annunciando che i paesi appartenenti all'Alternativa bolivariana per le Americhe (Alba), non firmeranno il testo finale del 5º Vertice delle Americhe che si tiene questo fine settimana a Trinidad e Tobago. Al summit partecipano 34 paesi delle due Americhe, tra i quali anche il neoeletto presidente statunitense Barack Obama.Al termine di una riunione dei paesi appartenenti a Unasur, Chávez ha infatti annunciato in un fugace incontro con i giornalisti che Venezuela, Nicaragua, Bolivia, Dominica e Honduras non proveranno a modificare la dichiarazione finale del 5º Vertice delle Americhe, ma che neppure la firmeranno. La dichiarazione ha sorpreso parecchi perché, proprio il giorno prima, Chávez e Obama si erano stretti calorosamente la mano in quella che era divenuta subito la foto del giorno. Con i suoi abituali modi informali, Chávez aveva infatti detto a Obama «voglio essere tuo amico» e aveva poi definito l'incontro come quello «tra due gentlemen». Proprio il presidente statunitense si era avvicinato a Chávez per salutarlo, dopo che la Casa Bianca si era fatta in quattro per negare che ci sarebbe stato un incontro privato tra i due.Ieri però Chávez ha voluto riprendere il centro del palcoscenico che il primo giorno era stato tutto per il neoletto Obama, atteso perché potrebbe dirigere una nuova politica con più presenza statunitense nella regione, dopo «l'abbandono» dell'era Bush figlio. Per prima cosa Chávez ha regalato - in un fuori programma - un libro al presidente Usa. Il venezuelano si è alzato dopo un intervento di Obama, gli si è avvicinato e gli ha porto un esemplare de «Le vene aperte dell'America Latina», dell'uruguaiano Eduardo Galeano, che è considerata la bibbia della sinistra del continente. Di fronte ai fotografi, Obama l'ha accolto con un sorriso, ma poi ha confessato ai cronisti - che gli chiedevano se quello di Chávez non fosse un regalo avvelenato - di non aver ben capito che libro fosse e di aver creduto che si trattasse di un’opera dello stesso Chávez. Poi, finito l'incontro, Chávez ha lanciato la notizia che non firmerà la dichiarazione. Secondo il bolivariano infatti «i vertici delle Americhe sono nati per imporre l'Alca (un'area di libero commercio in tutto il continente esclusa Cuba), ma hanno fallito». Ovviamente Chávez propone il suo modello alternativo, l'Alba, che però è limitato a pochi paesi vicini alla sua linea politica antiamericana.Chávez permettendo, l'inizio giornata è comunque scorso in un clima di cordialità. Obama si è detto pronto ad ascoltare i leader latinoamericani perché, ha detto, «ho molto da imparare». La presidente del Cile Michelle Bachelet, gli ha fatto eco parlando del vertice come della «prima fase per la costruzione della fiducia verso un cambiamento nei rapporti» con Washington. Più critica invece è stata la presidente dell'Argentina Cristina Fernández de Kirchner, che ha ricordato il problema «dell'ingerenza di alcuni funzionari Usa nella politica dei paesi latinoamericani». Mentre dal canto suo Evo Morales si è lamentato del fatto che «sono già passati cento giorni» da quando Obama è diventato presidente e ancora «non si vede alcun cambiamento» da parte di Washington.
Nel primo giorno di lavori, venerdì, l'attenzione era stata concentrata su Cuba, la grande assente dal vertice. Obama aveva ribadito («voglio un nuovo inizio») l'apertura Usa verso l'isola. Precedentemente Raul Castro aveva rilasciato un'insolita dichiarazione dicendosi disposto a «discutere tutto», dai «diritti umani, alla libertà di stampa ai prigionieri politici». Per ora sono belle parole. E Chávez ha detto no. Proprio per l’assenza di Cuba.

venerdì, aprile 17, 2009

Chavez: fascista con la camicia rossa





Venezuela: Chávez all’attacco della democrazia!
intervista a Rubén Ortiz Córdova Procurador Metropolitano, l’equivalente del nostro Presidente del Consiglio Comunale, stretto collaboratore dell’alcalde Mayor, Antonio Ledesma,
venerdì 17 aprile 2009 di
Umberto Calabrese


“Una mattina mi son svegliato oh! Bella ciao oh! Bella ciao, oh! Bella ciao, ciao,ciao, ed ho trovato l’invassor oh! Bella ciao oh! oh! Bella ciao, Bella ciao ciao, ciao”. Questa strofa della più famosa canzone della nostra resistenza ai nazi-fascisti, mi viene in mente mentre sento il racconto di Rubén Ortiz Córdova Procurador Metropolitano, l’equivalente del nostro Presidente del Consiglio Comunale, stretto collaboratore dell’alcalde Mayor, Antonio Ledesma, nostro connazionale il padre era campano.


Perché mi viene in mente la nostra resistenza, perché è di resistenza ai soprusi, di difesa della democrazia, di difesa della legalità, che è la base del racconto di Rubén Ortiz Córdova, ma è stato il motivo conduttore dei miei incontri con i cittadini di Caracas: come Osvaldo, ex guerrigliero italiano compagno del “Che”, comunista non pentito, che riandrebbe alla sua veneranda eta, “ancora una volta nella giungla a combattere il nuovo fascismo, in camicia rossa, ma di fascismo stiamo parlando, lo scriva, lo faccia capire ai compagni in Italia, in Europa, qui si va verso un regime totalitario, che nulla ha da vedere con il socialismo”.


Certo i segnali di questi ultimi giorni, non sono per nulla tranquillizzanti, ne da convinto democratico, vedo o sento discorsi democratici. Creazione della Milizia Bolivariana, armata a discapito dell’esercito, privato di un ministro di alto grado e sostituito da un Tenente Colonnello. La condanna a trent’anni di prigione di tre commissari di polizia per fatti da loro non commessi, tant’è vero che la sentenza recita: “Che non potendo appurare chi dei tre ha sparato (nessuno dei tre era sui luoghi dello scontro) si condannano tutti”.
La centralizzazione degli aeroporti, delle strade, degli ospedali ovvero praticamente lo svuotamento delle funzioni dei Governatori delle regioni, i mal dicenti sostengono che siccome su 20 Regioni 5 le più importanti per densità abitativa ed attività economica sono andate all’opposizione, e questa è la risposta del Presidente Chávez. Cosi come non pensare che sia la risposta repressiva alla limpida vittoria dell’alcalde Mayor, Antonio Ledesma, il nostro connazionale che ha vinto le elezioni di novembre 08, la creazione del Distrito Capital o Metropolitano a nomina diretta del Presidente Chávez, l’occupazione del Palazzo dell’Alcadia Metropolitana, il blocco dei fondi e dal 15 aprile, ben 18 mila dipendenti dell’alcadia Mayol sono senza stipendio.


Come state reagendo ha questo “cammino verso la dittatura” come l’ha definita la Conferenza Episcopale del Venezuela?
“Antonio Ledesma come alcade Mayor di Caracas, crede nella legalità, che insieme al voto popolare è la base della democrazia, e quindi ad ogni atto non conforme alla nostra Carta Costituzionale, che ricordo ai lettori italiani, è stata fatta da Chávez, rispondiamo con una denuncia alla Magistratura, poi portiamo la denuncia all’Assemblea Nazionale”.
In Italia ed in Europa, di fronte ha queste eclatanti violazioni della Carta Costituzionale, i partiti, scenderebbero in piazza a protestare, qui mi sembra, che l’opposizione è svolta solo attraverso la Globovision e i giornali indipendenti come El Universal e Tal Cual, come mai?
“È una precisa scelta di Antonio Ledesma, di alta responsabilità democratica, andare in piazza sarebbe, accettare la provocazione e un popolo in piazza diventa facile bersaglio, di qualche provocatore, sarebbe imperdonabile ulteriori morti innocenti e giustificherebbe un